2° QUADRIMESTRE 2004 redazione@bussolasalute.com

EDITORIALE
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La malattia celiaca, ovvero l'intolleranza al glutine

Rompiamo gli schemi contro il fumo
Una sana merenda

Varicocele: come riconoscerlo e quando operarlo

Tossicodipendenza e alcoldipendenza nel territorio dell'ulss17

Integrazione lavorativa delle persone con disabilita’

PIANETA ADULTI

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Tonsille e adenoidi

Occhio all'orecchio: alcuni consigli

Sport e disabilita'

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Avis nel nostro territorio

Effetti indesiderati dei farmaci: cosa fare?
PIANETA ANZIANI

Influenza...vacciniamoci

L'infarto: conoscerlo, prevenirlo, non temerlo

Osteoporosi:cos'e' e come si combatte

Attenzione all'occhio: come difendersi dalla degenerazione maculare senile

 

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OSTEOPOROSI:
COS'E' 
e COME SI COMBATTE



L'osteoporosi è una malattia sistemica dell’apparato scheletrico
caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da un deterioramento
della microarchitettura del tessuto osseo. Con l’avanzare
dell’età il normale processo fisiologico di invecchiamento dello
scheletro porta una progressiva perdita di calcio da parte dell’osso
che può diventare poroso, rarefatto e fragile sino a perdere le caratteristiche
sue proprie di elasticità e resistenza. Le ossa diventano quindi più fragili e sono esposte ad un maggior rischio di frattura per traumi anche minimi. Le fratture
costituiscono l’evento clinico più rilevante dell'osteoporosi e interessano con maggiore frequenza il polso, le vertebre e il femore.
Il rischio di fratture per osteoporosi aumenta con l’età: negli ultimi decenni l’incremento della vita media della popolazione ha fatto
salire il numero degli individui a rischio di osteoporosi e quindi di fratture. Contrariamente a quanto si può ritenere, l’osso non è una
struttura inerte, ma un tessuto molto attivo dal punto di vista metabolico, che si rinnova costantemente e rapidamente nel corso
della vita, attraverso un processo metabolico generale che prende il nome di "rimodellamento" e si esplica attraverso due attività contrapposte: la formazione di nuovo osso e il riassorbimento dell’osso invecchiato. Durante l'infanzia e
l'adolescenza prevale la formazione di nuovo osso; ciò consente, oltre all’allungamento delle ossa e quindi la crescita, anche la deposizione di una adeguata quantità di minerale, che viene così accumulato come "deposito". La massima
quantità individuale di minerale nell’osso viene raggiunta al momento del cosiddetto "picco di massa ossea", picco che varia da soggetto a soggetto ed è influenzato positivamente da fattori quali attività fisica, alimentazione ricca
di calcio e vitamina D3 e in senso negativo da consumo di alcool,
fumo, uso di cortisonici per lunghi periodi (oltre 3 mesi). Il “picco di
massa ossea” viene raggiunto intorno ai 20-25 anni nella donna
ed i 25-30 anni nell’uomo. Dopo questa data, se i meccanismi di
controllo funzionano bene, l’osso rimane in equilibrio, nella donna sino alla menopausa, nell’uomo sino a 65-70 anni. Alla menopausa,
di norma tra i 45 anni e i 55 anni, la rapida cessazione della secrezione di estrogeni condiziona una perdita progressiva di minerale dallo scheletro nella donna. Tanto più alto è il picco di massa ossea raggiunto in giovane età, tanto più si è
protetti dal rischio di essere affetti da osteoporosi in età  avanzata.
Ecco perché la prevenzione è di fondamentale importanza e deve essere iniziata già in giovane età. Le persone maggiormente a rischio di sviluppare osteoporosi sono quindi gli anziani e le donne dopo la menopausa. I fattori che
favoriscono l’osteoporosi sono: il basso peso corporeo, una alimentazione
inadeguata per scarso apporto di calcio, il fumo di sigaretta,
l’abuso di alcolici, la scarsa attività fisica, la menopausa precoce, l’uso cronico di alcuni farmaci quali cortisonici o altri.
Nell’età adulta si può agire cercando solo di ridurre il più possibile l’entità della perdita ossea. Anche in questo caso le indicazioni per prevenire l’osteoporosi si
possono riassumere in tre punti:
• non fumare e ridurre il più possibile il consumo di alcool;
• evitare una vita sedentaria e anzi non perdere occasione di fare attività fisica;
• assumere con la dieta adeguate quantità di calcio e vitamina
D (in casi particolari e sotto controllo medico possono essere
utili integratori di questi elementi).

ALIMENTAZIONE

La maniera più fisiologica e raccomandabile per ottenere un introito giornaliero ottimale di calcio è quella di assumerlo con gli alimenti.
Si dovrebbe introdurre con l’alimentazione almeno 1 grammo di calcio al giorno. Gli alimenti che contengono la maggior quantità
di questo elemento sono naturalmente latte e derivati. Un litro di
latte, sia intero che scremato, contiene circa 1,2 g di calcio.
Anche lo yogurt è indicato, per chi non può assumere il latte. Il pesce
è un alimento discretamente ricco di calcio (in media 30 mg/100 g) e
particolarmente il pesce azzurro (150 mg/100 g). Più poveri di calcio sono il pane e la pasta, che però, essendo consumati in quantità piuttosto elevate, danno un buon apporto. Va tenuto presente che una certa quantità di calcio si assume anche con l’acqua sia minerale che di rubinetto.
In caso di intolleranza alimentare al latte e derivati, si può integrare
l’apporto di calcio con la supplementazione orale, seguendo un
programma che deve essere suggerito caso per caso dal medico,
badando comunque a non superare la quantità totale di 2-2,5
grammi di calcio al giorno. Attenzione, inoltre, per le donne in gravidanza
o che stanno allattando: in questo periodo l’introduzione di
calcio con la dieta deve necessariamente essere aumentata per far fronte alla maggior richiesta di questo elemento. Per quanto riguarda la vitamina D, la quantità
raccomandata è di 400-800 Unità Internazionali al giorno.
Gli alimenti ricchi in vitamina D sono: uova, fegato, pesce. È bene
sottolineare che questa sostanza è già prodotta dal nostro organismo
quando è esposto alla luce del sole: 15 minuti di esposizione
giornaliera di viso e braccia sono sufficienti per assicurare una buona sintesi di vitamina D. Eventuali supplementazioni vanno fatte solo se consigliate dal medico e riguardano soprattutto i soggetti anziani.

ESERCIZIO FISICO
Al pari dei muscoli, anche le ossa rispondono all'esercizio fisico irrobustendosi.
Lo scheletro di un atleta è molto più ricco di calcio di
quello di una persona sedentaria. Non è tuttavia necessario praticare
sport a livello agonistico per raggiungere
e mantenere una buona mineralizzazione scheletrica.
Uno stile di vita attivo può essere sufficiente, se si considera che anche
azioni semplici come camminare, ballare, salire le scale, portare
i sacchetti della spesa, stimolano sia i muscoli sia il metabolismo osseo. La ginnastica e la danza, anche praticate a casa purché assiduamente,
sono utili perché aumentano la sicurezza e la disinvoltura
dei movimenti, riducendo il rischio di cadute. Inoltre, è bene ricordare
che l’esercizio fisico costante ha un effetto benefico anche
su ipertensione, diabete e colesterolo e quindi riduce il rischio di infarto, ictus, disturbi circolatori. A questo scopo è sufficiente camminare a passo svelto per poche ore alla settimana (ad esempio mezz’ora al giorno 5 giorni su 7).

FARMACI
Per prevenire l’osteoporosi spesso sono sufficienti un'adeguata attività
fisica e un’alimentazione equilibrata. Nel caso in cui il medico ritenga
che queste misure non siano sufficienti può decidere di somministrare anche dei farmaci.
I farmaci oggi disponibili sono:
• preparati a base di sali di calcio associati o meno a vitamina D:
questi, anche se in alcuni soggetti sono in grado di rallentare il processo osteoporotico, tuttavia non sono in grado di curarlo;
• di più recente utilizzazione nella terapia è una classe di farmaci chiamati “bifosfonati” che possono essere prescritti però a carico del Sistema Sanitario Nazionale (con pagamento quindi del solo ticket da parte dei pazienti e non dell’intero costo del farmaco) solo in presenza di determinate condizioni cliniche;
• i farmaci contenenti estrogeni da soli o in combinazione con progestinici, sottoforma di cerotti, compresse. Questa terapia
usata nella prevenzione dell’osteoporosi, nelle donne in menopausa, è la cosiddetta Terapia Ormonale Sostitutiva (abbreviata in TOS) che tuttavia è stata recentemente oggetto di rivalutazione da parte di organismi scientifici internazionali che affermano:
• si sconsiglia l’utilizzo della TOS per prevenire l’osteoporosi nelle donne sane senza sintomi;
• nelle donne ad alto rischio di osteoporosi, si raccomanda di prendere in considerazione la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) solamente se la donna è a basso rischio di malattie cardiovascolari, se non tollera altri interventi terapeutici e soltanto se viene dettagliatamente in-formata dei rischi della TOS.
Per tutti vale il consiglio di interpellare il proprio medico di famiglia nel caso di dubbi o richieste di maggiori informazioni.

Eva Draghi
Unità Operativa
Assistenza Farmaceutica Territoriale
ULSS 17

Giovanni Guastella
Medico di Medicina Generale
ULSS 17


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