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LE
MALATTIE CRONICHE INTESTINALI
Le malattie infiammatorie croniche intestinali comprendono due specifiche patologie non sempre ben distinguibili fra loro: la RETTOCOLITE ULCEROSA e la MALATTIA DI CROHN.
Sono malattie ad andamento cronico e ad elevata incidenza familiare, colpiscono prevalentemente i giovani in età lavorativa e durano per lo più tutta la vita richiedendo terapie mediche continuative, frequenti accertamenti diagnostici, talora ricoveri ospedalieri ed interventi chirurgici. Sono quindi malattie gravate da alti costi socio-sanitari e, talora, possono compromettere la qualità di vita.
Sono responsabili di invalidità permanente nel 5% degli individui affetti e comportano l’esonero dal ticket sanitario. Sono quindi diventate in Italia, come anche negli altri Paesi industrializzati, un problema sanitario rilevante. Ogni anno si verificano 9,6 casi per 100.000 abitanti. Attualmente i casi diagnosticati si aggirano in circa 288 persone ogni 100.000 abitanti.
Sulla base di questi dati è ipotizzato che in Italia vi siano circa 170.000 pazienti con tali malattie. La loro frequenza è in aumento.
Tali patologie possono colpire variamente il tratto gastroenterico; in particolare, la Rettocolite Ulcerosa colpisce il grosso intestino mentre la Malattia di Crohn può colpire tutti i tratti dell’apparato gastroenterico dalla bocca all’ano ma più frequentemente colpisce l’ultima ansa ileale, associata o meno all’interessamento del grosso intestino. Il quadro clinico differisce sulla base dei segmenti intestinali colpiti e sulla base dell’attività di malattia.
I sintomi più frequenti sono rappresentati dalla diarrea con o senza sangue, dai dolori addominali, talora calo ponderale e febbre.
La diagnosi si basa su dati clinici, laboratoristici, strumentali endoscopici e radiologici. Il decorso clinico è caratterizzato da fasi di riacutizzazione e fasi di remissione.
Il trattamento prevede l’utilizzo di varie categorie di farmaci al fine di indurre la remissione da un lato e ridurre le riacutizzazioni e prevenire le complicanze dall’altro.
Il trattamento di base è rappresentato dagli aminosalicilici (Mesalazina, Balsalazide, Olsalazide, ecc.) utilizzati sia per via orale che per via topica con supposte e clismi. A tale trattamento si associano gli steroidi e immunosoppressori a seconda delle fasi di attività di malattia. Nei casi di riacutizzazione severa, può essere necessario il ricovero e, in caso di complicanze, l’intervento chirurgico.
Negli ultimi tempi nuovi orizzonti terapeutici si sono aperti con l’utilizzo di una nuova categoria di farmaci: gli anticorpi monoclonali anti TNFa. Tale trattamento è risultato particolarmente promettente nel trattamento della Malattia di Crohn associata a fistole e nei casi non rispondenti alle terapie convenzionali. Le malattie infiammatorie croniche intestinali possono associarsi a manifestazioni cliniche che interessano altri distretti e apparati (fegato, scheletro, cute, occhi, ecc.). Tali patologie presentano quindi peculiari e complessi aspetti diagnostici e terapeutici che richiedono la stretta collaborazione e integrazione di diverse competenze (ad esempio gastroenterologiche, endoscopiche, istologiche, radiologiche, chirurgiche, ecc.).
Il Servizio di Gastroenterologia ed Epatologia della nostra ULSS è impegnato nella gestione di tali patologie fornendo al paziente il supporto assistenziale diagnostico e terapeutico necessario.
Segnaliamo inoltre l’esistenza delle associazioni di pazienti. In Italia: AMICI (Associazione per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) che è molto attiva nel tutelare i diritti di questi pazienti e nell’assisterli a superare le difficoltà che la malattia comporta, sito internet: www.amiciitalia.org. Negli Stati Uniti: Crohn’s and Colitis Foundation of America, sito internet: www.ccfa.org.
Lucia Leone
Unità Operativa
di Gastroenterologia
ed Epatologia
Dipartimento Medico
ULSS 17
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