2° QUADRIMESTRE 2005 redazione@bussolasalute.com

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ANSIE
PAURE
E FOBIE


Alzi la mano chi, prima o dopo, non ha dovuto affrontare momenti di ansia, se non di paura o addirittura di autentico terrore. In questi momenti si sperimentano forti tensioni fisiche: il cuore balza in gola, si suda, manca l’aria e altro ancora. Di fatto, la nostra vita è spesso condizionata dall’ansia e dalle paure. Si ha paura di fare una brutta figura di fronte agli amici e si ha paura di prendere l’aereo.
Si ha paura di una malattia ma anche di trovarsi i ladri in casa. L’ansia o la paura sono qualcosa che fanno parte di noi stessi: siamo geneticamente
predisposti per sperimentare uno stato di tensione e per provarle.
Ma di “cosa” aver paura è frutto delle nostre esperienze e di ciò che c’è stato insegnato. Chi non conosce il vecchio detto: «Chi si è scottato con l’acqua calda, ha paura anche dell’acqua fredda».
In pratica, tutto può suscitare paura.
C’è l’aurofobia, cioè la paura dell’oro (incontra bassissima diffusione tra fidanzate e mogli); c’è l’ergofobia, la paura di lavorare (ha un andamento fluttuante che raggiunge dei picchi nel periodo ferragostano);
c’è l’ablutofobia, la paura di lavarsi (ha un’elevata incidenza tra i bambini). Scherzi a parte, come si vede si può provare paura per qualsiasi cosa e il catalogarle diventa un puro esercizio accademico.
La prima domanda che sorge, tuttavia, è: «Che cos’è l’ansia? Che cos’è la paura?». L’ansia è un insieme di fenomeni che coinvolgono contemporaneamente il corpo e la mente. Ci coglie davanti a un evento che interpretiamo sgradevole, se non addirittura pericoloso, mentre il cuore comincia a battere e i muscoli si tendono; e se scappiamo di corsa, allora si parla di “paura”.
È sufficiente cambiare uno di questi aspetti perché non vi sia più paura: l’aspetto fisiologico, quello cognitivo o anche l’azione di scappare.
Ad esempio, se di fronte a un cane ho una tensione fisica e corro ma non penso che sia pericoloso, molto probabilmente sto solo giocando.
L’ansia, così come la paura, non è una malattia, ma è uno dei tanti strumenti di cui siamo forniti per proteggerci dalle insidie e dai pericoli che possiamo incontrare.
È una delle emozioni che possediamo per adattarci rapidamente alle diverse situazioni. Alle volte la paura può divenire un disturbo, quando è irrazionale o sproporzionata in rapporto alla realtà. E questo, indubbiamente, può peggiorare in modo significativo la qualità della vita. L’ansia e la paura possono
essere riconosciute piuttosto facilmente perché suscitano, inevitabilmente,
un comportamento di fuga o di evitamento. Se di fronte anche alla semplice immagine di un insetto si sente l’impulso a voltarsi da un’altra parte, vuol dire che proviamo ansia. Quando si rifiuta di andare a vedere un film, che piace, perché il cinema è troppo affollato, questa è ancora ansia. Di solito, quando l’ansia è bassa non la avvertiamo come tale e ancora meno come paura, ma la percepiamo come
un “fastidio” o un “disagio”.
L’aumento dello stato di tensione può essere distinto in diversi gradi: ansia, paura e fobia. La diagnosi è determinata dalla capacità di controllare
il proprio comportamento evitante: meno si riesce a dominare il desiderio di allontanarsi e più si passa dall’ansia alla fobia, dove l’autocontrollo è pressoché inesistente.
A svelare, invece, il meccanismo fisiologico della paura sono state le ricerche condotte su animali dal neurobiologo Joseph LeDoux sin dagli anni settanta. Le reazioni emotive non sono provocate da un unico meccanismo, ma esistono due percorsi cerebrali che le attivano.
Ambedue queste vie nervose partono dal “talamo” e confluiscono
nell’”amigdala” (così chiamata per la sua forma che ricorda una mandorla), due strutture sottocorticali di cui la seconda controlla diverse risposte emotive: ormoni dello stress, pressione sanguigna, alcuni comportamenti e altro.
LeDoux ha chiamato “strada alta” la via in cui lo stimolo nervoso di allerta, partendo dal talamo sensoriale, attraversa la corteccia prima di giungere all’amigdala. Invece, ha indicato come “strada bassa” il percorso che dal talamo va direttamente
all’amigdala. A questo punto viene spontaneo chiedersi perché la natura ha predisposto due sistemi per il medesimo scopo? Non è questo uno spreco? Ebbene,
la differenza sostanziale tra le due “strade” è data dal tempo e dalla precisione delle reazioni. Esperimenti condotti sui ratti hanno dimostrato che a un impulso nervoso
occorrono dodici millesimi di secondo per percorrere la via diretta “talamo - amigdala”, mentre lo stesso stimolo impiega il doppio del tempo se usa l’itinerario “talamo - corteccia - amigdala”. Dal punto di vista della sopravvivenza la velocità di reazione della “strada bassa” è un notevole vantaggio: le risposte che mette in atto sono generiche e imprecise, ma consentono di reagire prontamente a circostanze potenzialmente pericolose.
Per i non addetti ai lavori questa distinzione può risultare forse un po’ noiosa; ma significa che l’ansia si attiva prima che la capacità razionale la giustifichi.
In parole povere, la reazione neurofisiologica di allarme è quasi immediata e solo “dopo” la mente è in grado di spiegarla. Questo vuol dire che per quanto si sia in grado di comprendere come alcune paure risultino fuori posto, non si è comunque in grado di controllare le proprie reazioni. Quando raccontiamo qualcosa che ci ha scosso e, mentre parliamo, tendiamo a sudare e ad agitarci,
mettiamo in gioco ambedue i meccanismi: il racconto è prodotto dall’attività della corteccia, mentre il sudore è frutto del lavoro dell’amigdala.
La ricerca farmacologica è in costante evoluzione e vi sono numerose medicine in grado di aiutare le persone che soffrono di fobie. Certamente un posto di primo piano lo hanno gli “ansiolitici”, ma si è visto che anche
gli “antidepressivi” sono in grado di fornire un incisivo supporto nei disturbi d’ansia.
Bisogna riconoscere che molte persone sono state in grado
di mantenere un livello di vita accettabile grazie ai farmaci. Vertigini,
attacchi di panico, ansia d’esame e altro ancora non sono disturbi marginali:
non solo sono percentualmente molto diffusi, ma possono
portare anche a problemi più gravi. L’azione farmacologica può intervenire direttamente sulla fisiologia (operando a livello di muscoli, cuore, pressione sanguigna, ecc.) oppure indirettamente, come accade più spesso, agendo sull’attività cerebrale (controllando i neurotrasmettitori).
Tuttavia, i farmaci da soli non sono in grado di risolvere completamente il problema: il loro processo è rivolto a bloccare la paura, non a superarla. In alcuni casi si assiste a delle guarigioni spontanee ma, generalmente, la soluzione viene con interventi di psicoterapia.
Il trattamento psicoterapico principale per questi disturbi, riconosciuto
anche dal Ministero della Salute per le migliori evidenze cliniche, è quello “cognitivo-comportamentale”.
Anche in questo campo la ricerca è continua e i progressi sono notevoli. In alcuni casi la sola psicoterapia è in grado di risolvere i disturbi ma, generalmente, si è soliti affiancare alla psicoterapia il farmaco. Le tecniche psicoterapiche sono diverse e vi è ormai disponibilità di modalità terapeutiche efficaci e con tempi d’intervento sempre più ridotti. Il Dipartimento di Salute Mentale è presente sul territorio con gli ambulatori dei C.S.M. (Centri di Salute Mentale). L’Unità Operativa di Este e Montagnana è presente attivamente con ambulatori in ambedue i Centri. L’accesso a questi Servizi è diretto, e l’appuntamento con lo specialista può essere concordato anche attraverso il telefono: 0429.808.636 per Montagnana e 0429.618.475 per Este. Uguale procedura è valida anche per l’accesso ai C.S.M. dell’Unità Operativa di Monselice (tel. 0429.788.501) e Conselve (tel. 049.959.81.17).
Solo una minima parte dei disturbi richiede ancora tempi lunghi. Alcuni
decenni fa le aspettative nei confronti di un’azione psicoterapeutica si formulavano in anni; attualmente si programmano interventi di mesi.

Claudio Mantoan
Dipartimento di
Salute Mentale
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