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UNA NUOVA EPIDEMIA:
LA SINDROME METABOLICA



L’ASSOCIAZIONE DI DIABETE, SOVRAPPESO, IPERTENSIONE 
E DISLIPIDEMIA PRENDE IL NOME DI SINDROME METABOLICA.
IL 30% DELLA POPOLAZIONE ADULTA NE È AFFETTA


L’associazione di diabete, sovrappeso, ipertensione e dislipidemia prende il nome di Sindrome Metabolica. Il 30% della popolazione adulta ne è affetta. Accanto ai farmaci, alimentazione sana ed esercizio fisico regolare, sono le armi per combatterla.
Di rado l’adulto ha “solo” il diabete.
Una indagine effettuata presso la nostra ULSS 17, territorio con 180.000 abitanti, ha mostrato che dei circa 6.000 diabetici da noi seguiti, nemmeno il 7% ha solamente la glicemia alta. Il 30% ha almeno un altro fattore di rischio isolato (ipertensione arteriosa, sovrappeso, troppo colesterolo LDL o troppi trigliceridi), il 43% altri due e il 20% altri tre. Per la precisione abbiamo rilevato che su dieci persone con il diabete otto sono in sovrappeso e sette sono ipertese.
Il problema è serio perché ciascuno di questi fattori risulta costituire da solo un importante rischio cardiovascolare e i rischi in questo caso non si sommano, ma si moltiplicano.

È IMPORTANTE MANTENERE UN BUON COMPENSO GLICEMICO?
Certamente sì, sia perché portare la glicemia nella norma significa togliere di mezzo un elemento di rischio, sia perché gli sforzi che il paziente fa con le medicine o cambiando il suo stile di vita per ridurre la glicemia hanno effetti positivi anche sugli altri fattori di rischio.
Attenzione comunque, anche una semplice alterata glicemia a digiuno, cioè una glicemia compresa tra 110 e 125 mg/dl, rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare.
Chi pensa di avere solo “un po’ di diabete” o solo di “essere predisposto” al diabete deve stare attento a non sottovalutare la sua condizione.

DIABETE E SINDROME METABOLICA
Ogni anno nel nostro territorio mille persone circa scoprono di avere il diabete. Tre quarti di loro, se non si cureranno adeguatamente, potrebbero morire a seguito di un infarto o di un ictus. L’insieme di diabete, sovrappeso, ipertensione,
ipercolesterolemia e/o ipertrigliceridemia è quella che oggi si chiama sindrome metabolica.

SONO NECESSARI I FARMACI PREVENTIVI?
Abbiamo un’ampia gamma di farmaci che sono in grado di gestire ciascun fattore di rischio, spesso più di uno, quasi sempre con ottimi risultati. Studi recenti evidenziano che farmaci da noi utilizzati dopo che la “patologia” è stata rilevata: ace-inibitori, sartanici, metformina, statine solo per fare dei nomi, stanno dando ottimi risultati se assunti in una logica di prevenzione. Un po’ come l’acido acetilsalicilico (l’aspirina) a basse dosi. Il modello classico secondo il quale prima si sviluppa un sintomo e poi si inizia una terapia, con la sindrome metabolica, funziona poco. Quando la glicemia, il colesterolo o la pressione sono così alti da richiedere, secondo le vecchie linee guida, un trattamento farmacologico, talvolta buona parte del danno alle arterie è stato fatto.
Comunque non sto affermando di somministrare “a tutti” farmaci preventivi. Oggi ci si sta orientando a trattare precocemente una popolazione ad alto rischio come quel 75% di pazienti che hanno la glicemia alta associata ad altri fattori di rischio cardiovascolare.
Del resto, se ci pensate, tutte le persone che hanno avuto un infarto sono sottoposte a programmi di prevenzione secondaria. Ma chi ha il diabete, pesa troppo e ha la pressione, i trigliceridi o il colesterolo alti, rischia come o più di un infartuato.

AVETE LA PANCIA?
MISURATELA!

La Sindrome Metabolica spesso si associa a “obesità viscerale” che quando è presente costituisce un fattore di rischio cardiovascolare aggiunto. Per scoprire se siete a rischio potete semplicemente misurarvi
la circonferenza addominale,
a livello dell’ombelico, con un metro da sarta, a prescindere da altezza ed età, il valore massimo è:
• 102 cm per gli uomini;
• 88 cm per le donne.
Se siete “fuori misura” vi conviene darvi da fare rivolgendovi al vostro medico.

MODIFICARE LO “STILE DI VITA”: ALIMENTAZIONE SANA ED ESERCIZIO FISICO
Della enorme importanza di una sana alimentazione abbiamo già scritto nel numero 4 di Bussola Salute. Ora mi preme sottolineare l’importanza di un regolare esercizio fisico. Quello che possiamo e dobbiamo realisticamente fare in pratica è iniziare a camminare fuori casa e/o fuori dal lavoro a passo veloce ogni volta che è possibile. Studi scientifici preventivi hanno anche quantizzato la strada da fare: 10.000 passi al giorno che tradotto significa percorrere in media sei chilometri a passo veloce (come se si avesse fretta!) almeno 3-4 volte alla settimana. Sembra improponibile ma
vi assicuro che, per chi non ha problemi ortopedici o cardiovascolari
particolari, è un obiettivo raggiungibile in poco tempo e con un po’ di allenamento... e di convinzione. Sapete nella nostra zona qual è il maggior ostacolo per iniziare una regolare attività fisica? Dalle dichiarazioni di molte
persone sembra che non sia la mancanza di tempo, la pigrizia o i vari problemi fisici ma l’imbarazzo di farsi vedere, mentre si cammina apparentemente a vuoto, dai propri compaesani!
Siamo nati con la capacità di camminare:
sfruttiamola!
• Camminare rende più forti, più magri, più calmi, più giovani e più sani.
• Camminando diminuiscono la glicemia, la pressione arteriosa ed il colesterolo.
• Camminare rende i muscoli più tonici.
• Camminare migliora la forma fisica e dà più energia.
• Camminare vivacemente e se possibile in compagnia.
• Camminare sollevando bene il tallone.
• Camminare significa migliorare la respirazione.
• Camminare è un modo positivo per affrontare depressione, rabbia ecc.
• Camminare aiuta a dormire meglio.
Una valida alternativa può essere la bicicletta: ma allora ricordatevi di “pedalare” perché i chilometri da fare in poco più di un’ora sono il triplo!

UN RUOLO NUOVO DEL DIABETOLOGO
Per noi diabetologi dunque, la sfida è cambiata: non più “guardiani della glicemia” ma “gestori”, insieme al paziente, delle varie componenti di rischio che fanno della sindrome metabolica il pericolo pubblico numero uno per la salute. Direi che oggi la classe medica, specialisti e medici di base, è complessivamente in grado di “governare” dal punto di vista clinico, in maniera coerente ed adeguata, i vari aspetti della sindrome metabolica in una logica di prevenzione e riduzione del rischio.
È bene che tutti ci impegnamo a favorire un regolare esercizio fisico e una sana alimentazione fin dall’età scolare.

Responsabile
U.O. di Diabetologia
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