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LA CEFALEA IN ETA' PEDIATRICA

La cefalea è un’esperienza dolorosa comune nella vita di molte persone tanto che
viene stimato esserne interessato circa il 12% della popolazione generale con una prevalenza del sesso femminile.
Anche nell’età infantile, la cefalea costituisce un disturbo frequente con una incidenza che dal 3% dell’età prescolare arriva al 10% dopo la pubertà. Il rapporto
tra femmine e maschi è uguale nei bambini fino a 10 anni ma diventa due volte più frequente nelle femmine
dopo questa età. Spesso, nei primi anni di vita, i bambini che in seguito
soffriranno di cefalea presentano dei disturbi, a volte con componente dolorosa,
che comprendono i dolori addominali ricorrenti, i dolori osteo-muscolari detti “di crescita”, episodi di vertigini, vomiti
ciclici, mal d’auto. Queste manifestazioni
cliniche, insieme alla familiarità per cefalea, configurano i cosiddetti fattori di rischio
cefalalgico del bambino. Nel tempo questi sintomi verranno convertiti nel mal di testa vero e proprio.
In età pediatrica il tipo di mal di testa più frequente è la cefalea muscolo-tensiva. Questa è scatenata
da stress o affaticamento psico-fisico che causano una anomala
e protratta contrattura dei muscoli della faccia, della nuca e delle spalle provocando poi dolore di tipo cefalalgico. L’emicrania è invece
più rara e prevede spesso una componente familiare (soprattutto in linea femminile) e, a volte, è preceduta e
accompagnata da altre manifestazioni.
I pazienti che soffrono di cefalea presentano una predisposizione
individuale a questo disturbo associato ad una alterata soglia del dolore e ad aspetti caratteriali
peculiari (personalità emicranica).
Il dolore da cefalea viene spesso riferito in sede frontale (da uno o entrambi i lati), orbitaria o alle tempie; a volte il mal di testa è anche descritto come diffuso a tutta la testa a “casco”. Il dolore è sordo e spesso pulsante. Durante la crisi il bambino può lamentare nausea o vomito, pallore, sonnolenza,
fastidio per la luce intensa, per i suoni o determinati odori. La tendenza è quella di isolarsi in un ambiente buio e silenzioso, spesso
il piccolo chiede di dormire e al risveglio la cefalea può essere scomparsa. La cefalea nel bambino
rende discontinuo il rendimento
scolastico poiché modifica le sue capacità di attenzione; inoltre spesso interferisce anche con le attività ricreative o sportive e in tal senso va intesa come un handicap.
Per questo è importante una diagnosi precoce e l’inizio di un percorso terapeutico che può prevedere, a seconda
dei casi, solo il trattamento dell’attacco
di cefalea nel momento in cui si presenta, oppure una terapia di profilassi cioè una cura a medio-lungo termine che riduce o impedisce la comparsa di altri episodi.
È da ricordare che, sia per la terapia dell’attacco che per la profilassi, nell’età infantile vengono
usati dei farmaci diversi da quelli che si utilizzano per le cefalee
dell’adulto. Il trattamento profilattico, nei casi indicati, è anche utile per ridurre la cronicizzazione del disturbo poiché bisogna ricordare
che la metà delle cefalee infantili diventano persistenti per tutta l’età adulta.
Monica Pernechele
Unità Operativa di Pediatria
ULSS 17
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