3° QUADRIMESTRE 2005 redazione@bussolasalute.com

EDITORIALE
INSERTO SPECIALE
La depressione
PIANETA RAGAZZI

Ecco come i ragazzi sanno "dire no" al fumo!

La scoliosi in età evolutiva

Una famiglia tira l'altra

PIANETA ADULTI

Il canile sanitario: prevenzione e controllo del randagismo canino

La colecisti

Familiari e volontari per la salute mentale

Distribuzione dei farmaci alla dimissione ospedaliera

L'ipertensione arteriosa

La cataratta

PIANETA ANZIANI

Strutture per anziani

BREVI

Notizie in breve

 

ORGANIZZAZIONE

Tessera sanitaria

NUMERI UTILI

 

                      

 

LA DEPRESSIONE

 

CHE COS’È LA DEPRESSIONE?
uando una persona si sente triste o infelice si dice, in genere, che è depressa. In realtà
bisogna distinguere la semplice condizione di tristezza - che può colpire tutti in determinati momenti
della vita in seguito ad avvenimenti spiacevoli - dal disturbo depressivo, che è una patologia con precise caratteristiche cliniche
e che può presentarsi sotto forma di vari quadri clinici.
La tristezza si manifesta quando avviene una perdita. Essa può essere la morte di una persona amata (nel caso di lutto), il venir meno di un rapporto interpersonale, la chiusura di una relazione affettiva, il pensionamento inteso come perdita di un ruolo sociale, la menopausa come fine della capacità riproduttiva, o ancora il fallimento della possibilità di realizzare un progetto importante o di raggiungere una condizione personale a cui si aspirava.
La depressione è una condizione di tristezza che si differenzia da quest’ultima non solo per l’entità e per la persistenza dei sintomi, ma talvolta - nelle forme più gravi - anche per alcuni aspetti qualitativi, cioè per la presenza sia di manifestazioni somatiche come perdita delle forze e dimagrimento, sia di disturbi ideativi come sentimenti di autosvalutazione e colpa (non valgo niente, tutto va male per colpa mia) che possono giungere anche a veri e propri deliri di rovina.
È importante distinguere una tristezza “fisiologica”, che assolve una funzione riparativa della perdita subita che si attenua nel tempo e che non necessita di cure farmacologiche ma solo di affettuosa attenzione e sostegno, dal disturbo depressivo (patologico) che necessita di un intervento terapeutico.

LE CAUSE DELLA DEPRESSIONE
La depressione è dunque una risposta patologica dell’individuo a determinati eventi stressanti che hanno un significato di perdita. Come si è detto, la perdita può essere di qualcuno o di qualcosa di concreto, oppure di un simbolo o di una aspirazione.
La risposta depressiva dipende in primo luogo da alcuni fattori predisponenti, come la vulnerabilità genetico-costituzionale alla depressione, il tipo di esperienze infantili vissute e le caratteristiche socio-ambientali (familiari, sociali) del passato e del presente. Esistono nel disturbo depressivo alterazioni della sensibilità dei recettori delle cellule a livello del sistema nervoso centrale.
La possibilità di intevenire farmacologicamente modificando una alterazione biologica non appare, d’altra parte, in contrapposizione con il dato che tale alterazione possa essere originata o precipitata da fattori diversi (genetici, ambientali, psicologici, ecc.).
In conclusione, si può dire che tutti i fattori fin qui elencati hanno dato un contributo importante alla comprensione della etiopatogenesi della depressione, anche se nessuno di essi si è dimostrato in grado, da solo, di dare una soluzione esauriente del problema.

L’EPISODIO DEPRESSIVO
L’episodio depressivo può presentarsi con diversi livelli di gravità sintomatologica. Le manifestazioni cliniche
tipiche dell’episodio depressivo si realizzano sia sul piano cognitivo e affettivo che su quello somatico vegetativo. Il sintomo centrale è costituito dal tono dell’umore depresso, che si mantiene tale per la maggior
parte della giornata e per diversi giorni (almeno 2 settimane). Altri sintomi tipici di questo quadro clinico sono rappresentati da:
• perdita di interessi o piacere (apatia) verso le persone e le comuni attività che il soggetto di solito svolgeva
(ad esempio: lavoro, routine quotidiana, hobby);
• affaticabilità eccessiva o perdita di energia (astenia),
che si manifesta anche come vera e propria fatica fisica a svolgere le abituali mansioni;
• difficoltà di concentrazione;
• ideazione pessimistica, che conduce spesso il paziente
a perdere ogni speranza anche sulle proprie possibilità di guarigione;
• disturbi del ritmo sonno-veglia, che si manifestano più frequentemente con insonnia (difficoltà nell’addormentamento,
risvegli notturni, risveglio precoce al mattino) e più raramente con ipersonnia (dormire
troppo)
• calo dell’appetito, che viene anche avvertito dal paziente come perdita del gusto o del piacere per il cibo e che nei casi particolarmente gravi di anoressia può condurre dopo alcune settimane ad una notevole perdita di peso;
• sentimenti di autosvalutazione o colpa che possono giungere a veri e propri deliri di colpa o di rovina,
cioè convinzioni radicate e non modificabili con il ragionamento di essere colpevole o responsabile di eventi catastrofici per sè o per la propria famiglia;
• pensieri di morte ricorrenti associati ad idee di suicidio,
che talora conducono il paziente a mettere in atto comportamenti autolesivi (tentativi di suicidio) che per la loro gravità spesso risultano fatali;
• in alcuni casi possono essere presenti stati deliranti non congrui con l’umore (ossia indipendenti dall’umore
depresso), come deliri di persecuzione, di avvelenamento, di riferimento.

LA SINDROME DEPRESSIVA RICORRENTE
L’episodio depressivo, che si caratterizza tipicamente per una durata di 3-4 mesi, può rappresentare un evento anche isolato nella vita di un paziente (episodio singolo). Tuttavia, in più della metà dei pazienti si può assistere ad un andamento ricorrente degli episodi depressivi. Si parla in questi casi di sindrome depressiva
ricorrente. Alcuni pazienti possono avere episodi separati da molti anni di normalità affettiva, altri hanno gruppi di episodi
ravvicinati, altri ancora hanno episodi sempre più frequenti con il passare degli anni. Il recupero tra questi
episodi può essere completo o solo parziale.

LA SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE
Si configura una sindrome bipolare quando l’episodio depressivo si alterna nella vita di un paziente a uno o più episodi di eccitamento ipomaniacale o maniacale, cioè a episodi caratterizzati da tono dell’umore eccessivamente elevato, euforia, marcata irritabilità o aggressività, iperattività, idee di grandezza, logorrea (il parlare troppo). In genere gli episodi di depressione sono più frequenti rispetto a quelli maniacali.
Gli episodi possono essere separati tra loro da periodi di benessere più o meno lunghi, oppure possono alternarsi
senza interruzioni (“a cicli rapidi”).

EPIDEMIOLOGIA DELLA DEPRESSIONE
Si calcola che le persone che soffrono di sintomi di depressione anche di grado clinicamente non rilevante siano circa il 13-20% della popolazione. Le persone, invece, con disturbi depressivi che rientrano in una delle categorie diagnostiche
precedentemente descritte sono circa il 2-9% della popolazione. Il rischio di sviluppare
una sindrome affettiva bipolare è, invece, inferiore all’1%. Tra i fattori epidemiologici
di rischio per la depressione vi è in primo luogo il sesso: le donne hanno un rischio
di depressione più elevato rispetto agli uomini. Il matrimonio rappresenta
per le donne un fattore aggiuntivo di rischio per la depressione, mentre per gli uomini rappresenta un fattore di protezione. L’interruzione di una vita coniugale (per separazione o vedovanza) rappresenta un fattore di rischio soprattutto per gli uomini, i quali diventano depressi più frequentemente delle donne.
Un ulteriore fattore di rischio è dato dall’avanzare dell’età, in particolar modo per gli uomini.

COME GESTIRE IL PAZIENTE DEPRESSO
Le strategie di trattamento per un paziente depresso possono essere diverse. La scelta dell’uno o dell’altro intervento, così come di interventi associati, dipende (come nel caso dei disturbi d’ansia) da una serie di variabili,
che includono il tipo di depressione, la gravità del quadro clinico, la personalità del paziente, la disponibilità
e accessibilità dei servizi psichiatrici territoriali e naturalmente la capacità di autogestione del caso
da parte del medico.
Bisogna in primo luogo evitare atteggiamenti di svalutazione (del tipo: “non è niente, vedrà che passa presto”) o di banalizzazione (del tipo “ci deve mettere più volontà”). Un’opera di sostegno psicologico è senz’altro utile in tutti i casi. Tale intervento deve essere volto a valorizzare gli aspetti positivi del paziente, fornendo un quadro alternativo a quello sbilanciato in senso pessimistico, fornito dal paziente. Ciò deve essere
fatto senza contrapporre le proprie idee a quelle del paziente, ma invece sostenendo quegli aspetti che sembrano più liberi da connotazioni pessimistiche.
Il medico e i familiari devono ricordarsi di valutare sempre, nelle depressioni di media e di elevata gravità, il rischio di suicidio. È opportuno a questo riguardo affrontare il problema chiedendo esplicitamente al paziente se, negli
ultimi tempi, è stato tanto male da desiderare la morte. Se la risposta è positiva, chiedere se abbia mai pensato di procurarsi la morte e, se sì, con quale mezzo. Le risposte del paziente, l’inadeguatezza/adeguatezza
dei mezzi autosoppressivi da lui immaginati, le sue reazioni a queste domande, danno informazioni sufficienti per valutare il rischio suddetto. Si tenga inoltre conto del fatto che il paziente depresso, che ha avuto idee di suicidio, si sente capito dal medico che gli fa domande in proposito.
Orientativamente, gli interventi di psicoterapia individuale - che devono comunque essere affidati a psicoterapeuti professionalmente qualificati - vanno ad agire sugli aspetti più profondi (inconsci) della personalità del paziente, cercando di modificare quei meccanismi psicologici che determinano nel paziente la risposta depressiva. In caso di depressioni impegnative occorre sempre instaurare un trattamento farmacologico.
La terapia farmacologica si basa sul fatto che la carenza di alcune sostanze presenti nel cervello (serotonina, noradrenalina, dopamina) induce uno stato depressivo. I farmaci aumentano la concentrazione di queste sostanze e migliorano i sintomi.
La frequenza degli effetti collaterali dei primi antidepressivi
usati (i triciclici), che adesso si somministrano solo nei casi resistenti, hanno portato allo sviluppo degli antidepressivi di seconda generazione, che hanno maggiore tollerabilità, problemi secondari trascurabili e più elevata sicurezza in caso di sovradosaggio.
Vengono attualmente impiegati anche i cosidetti “stabilizzatori dell’umore” che servono ad evitare le ricadute e a mantenere il tono affettivo in asse.

LA DURATA DEL TRATTAMENTO
a) Nella fase acuta dell’episodio depressivo il controllo dei sintomi viene ottenuto in una buona parte dei casi (60-70%) tra la quarta e la quinta settimana del trattamento;
b) nella fase di mantenimento, quando cioè si è raggiunto un controllo soddisfacente della condizione depressiva, il trattamento si deve protrarre per un periodo di tempo variabile da 2 a 6 mesi, allo scopo di evitare la comparsa di recidive. Più precisamente il trattamento più prolungato (6 mesi) è indicato nei casi in cui il quadro depressivo di base riveste particolare gravità, la remissione dei sintomi della fase acuta è stata parziale e nei casi in cui l’anamnesi rivela una facile tendenza alle recidive;
c) l’orientamento attuale è quello di riservare la strategia per la prevenzione delle ricadute, vale a dire il proseguimento della terapia con antidepressivi per alcuni anni, soltanto ai casi accertati di sindrome depressiva ricorrente in cui la ricaduta depressiva riveste particolare gravità (ad esempio: rischio di suicidio).
La sospensione di un trattamento con antidepressivi deve in ogni caso avvenire, come nel caso delle benzodiazepine, in modo graduale (riduzione di circa il 25-30% del dosaggio/die per settimana).
Il ricovero va riservato a casi con rischio di gesti autolesivi o di suicidio. Per questo è molto importante che i familiari e il medico di famiglia facciano domande sulla presenza di idee di suicidio e sulle intenzioni di mettere in atto tali idee.
Quando una persona si sente depressa o pensa che uno dei suoi familiari lo sia e avverte che ha bisogno di rivolgersi ad uno specialista, può percorrere due strade per rivolgersi al Dipartimento di Salute Mentale:
1. la via più corretta è quella di interpellare il proprio medico di medicina generale, metterlo al corrente del problema e farsi fare una impegnativa che può essere per una visita urgente o no;
2. se la persona ritiene di aver bisogno di un intervento medico urgente può anche rivolgersi ai Servizi Psichiatrici andando in Pronto Soccorso o recandosi direttamente al Centro di Salute Mentale più vicino al suo luogo di residenza o telefonare al CSM di competenza per prenotare una visita.


Per ulteriori informazioni:
• Dipartimento Salute Mentale
Telefono 0429.788.383 (segreteria)
• Centro di Salute Mentale - Conselve
Telefono 049.959.81.17
• Centro di Salute Mentale - Este
Telefono 0429.618.475
• Centro di Salute Mentale - Monselice
Telefono 0429.788.501
• Centro di Salute Mentale - Montagnana
Telefono 0429.808.636


IN SINTESI
• umore depresso per gran parte della giornata;
• perdita degli interessi e della capacità di provare piacere (apatia);
• riduzione o perdita di energia (astenia) con affaticabilità e diminuita attività;
• riduzione dell’attenzione e della concentrazione;
• riduzione dell’autostima e della fiducia in sé;
• idee di colpa e di inutilità (anche nel corso di un episodio lieve);
• visione pessimistica del futuro;
• idee o atti di aggressività o di suicidio;
• disturbi del sonno, con insonnia o (più raramente) ipersonnia;
• diminuzione dell’appetito, per la perdita della fame e/o del gusto per i cibi.

Sandro Rodighiero
Fabrizia Brighenti
Dipartimento di Salute Mentale
ULSS 17



 

  ricerca nel sito
Associazioni
Farmacie
Farmacie di turno

Numeri utili
Territorio dell' ULSS 17


INFO FARMACI

CONCORSI E AVVISI

GARE E APPALTI

regolamento di pubblica tutela
ALLEGATO 1

Archivio
News
Chi scrive
Link
L'angolo della posta
La redazione
INFORMAZIONI ULSS 17

AREA RISERVATA AI DIPENDENTI

PROGETTI DI RICERCA