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L'ARTRITE
REUMATOIDE
CHE COS’È
L’ARTRITE REUMATOIDE?
artrite reumatoide è una
malattia cronica che colpisce quasi tutte le articolazioni, anche se più spesso sono interessate quelle delle mani e dei piedi, causando dolore, gonfiore, calore e difficoltà al movimento.
È un’affezione abbastanza frequente; si calcola infatti che ci sia circa 1 paziente su 100 abitanti. Considerata la popolazione italiana, il numero di sofferenti per questa malattia è di circa 400.000 persone. L’artrite reumatoide può presentarsi ad ogni età, ma più frequentemente fra i 35 ed i 50 anni, ed è più colpito il sesso femminile.
Può comparire anche nell’età pediatrica (artrite reumatoide giovanile).
Essa è caratterizzata da periodi di benessere alternati a fasi di riacutizzazione e, se lasciata senza trattamento, causa un danno più o meno severo delle articolazioni colpite e non infrequentemente è causa di invalidità.
Per questa, come per molte altre malattie reumatiche, la diagnosi precoce è molto importante.
Benché le articolazioni siano il bersaglio preferito da questa malattia, in alcuni casi possono essere interessati
altri organi come la pelle, l’occhio, il polmone, il rene o l’ apparato cardiocircolatorio, soprattutto
nelle fasi più avanzate della malattia.
QUALI SONO LE CAUSE?
La causa dell’artrite reumatoide è ancora ignota. Può esistere una predisposizione genetica, ma si ritiene
che la malattia possa essere scatenata da un fattore ambientale, forse un’infezione. Va precisato che le malattie reumatiche non sono ereditarie.
QUALI SONO I SINTOMI?
Essi variano molto, ma in genere la persona colpita lamenta dolore e gonfiore delle articolazioni, soprattutto
quelle delle mani e dei piedi, e rigidità mattutina che può durare da un’ora fino all’intera giornata.
Spesso si hanno anche disturbi generali, come riduzione dell’appetito, febbricola e stanchezza.
Nelle fasi più avanzate di malattia possono invece comparire una progressiva perdita della funzione articolare, dovuta alla progressiva deformazione delle articolazioni colpite, e disturbi causati dall’interessamento
di altri organi: noduli sulla pelle chiamati “reumatoidi”, secchezza della bocca e degli occhi, infiammazione dell’occhio, cataratta, anemia e disturbi nervosi come il formicolio alle mani (sindrome del tunnel carpale).
Altre manifestazioni, come lesioni ai polmoni, ai reni e al cuore sono meno frequenti.
In questa, come in altre malattie reumatiche, non vanno dimenticati i possibili danni provocati dai farmaci,
come l’osteoporosi (causata dalla somministrazione di cortisone per periodi prolungati o nel caso in cui questo venga assunto alla sera) e le lesioni allo stomaco (gastrite ed ulcera) dovute agli anti-infiammatori non steroidei.
Il reumatologo somministrerà la terapia farmacologica con cautela e al dosaggio più basso, ma sufficiente
a controllare i disturbi, e richiederà frequenti controlli clinici e del sangue per capire se la terapia non è tollerata.
In questa malattia la somministrazione dei farmaci è molto importante in quanto un precoce e corretto
atteggiamento terapeutico offre oggi la possibilità di dominare i segni e sintomi fin dall’inizio e di prevenire, o quantomeno rallentare, l’evoluzione, evitando i danni a lungo termine.
QUALI SONO LE DIFFERENZE FRA ARTRITE REUMATOIDE E OSTEOARTROSI?
Spesso si confonde l’artrosi con l’artrite reumatoide. Si tratta di due malattie molto diverse e qui di seguito vedremo le differenze.
• Inizio della malattia: l’artrosi inizia solitamente dopo i 40 anni, mentre l’artrite reumatoide colpisce tutte le età, con massima
prevalenza fra i 35 e i 50 anni.
• Decorso: l’artrosi si sviluppa lentamente nell’arco di molti anni. L’artrite reumatoide può manifestarsi improvvisamente, oppure i sintomi possono comparire nell’arco di settimane o mesi. L’artrosi è in generale progressiva, l’artrite è caratterizzata
da periodi di benessere alternati a fasi di riacutizzazione della malattia.
• Aspetto delle articolazioni: nell’artrite reumatoide l’articolazione si presenta arrossata, calda e gonfia; nell’artrosi prevalgono
il dolore e la rigidità, specie dopo il risveglio.
Quando l’artrite reumatoide colpisce un’articolazione si può avere molto liquido (liquido sinoviale); questo può essere aspirato e si può eseguire una infiltrazione di cortisone, con benessere che dura anche molto tempo. Una volta prelevato il liquido sinoviale dovrà essere esaminato in quanto fonte di preziose informazioni.
• Articolazioni colpite: l’artrosi colpisce maggiormente articolazioni “portanti” (cioè sottoposte a carico), come il ginocchio e l’anca, oppure le mani (osteoartrosi delle mani). Nell’artrite reumatoide possono essere colpite
tutte le articolazioni, anche se più frequentemente sono interessate quelle delle mani, dei piedi e dei polsi.
• Sintomatologia generale: l’artrite reumatoide, a differenza dell’artrosi, si accompagna a uno stato di malessere generale ed affaticamento, a volte con perdita di peso e febbricola.
QUALI SONO LE TERAPIE DELL’ARTRITE REUMATOIDE?
Considerato che l’artrite reumatoide è una malattia cronica che può compromettere anche seriamente
la funzione articolare, ne deriva che i provvedimenti da prendere dovranno essere di vario tipo.
• Stili di vita: alimentazione completa e varia, controllo del peso corporeo, periodi di riposo
alternati a fasi di moderata attività fisica (anche in piscina termale) finalizzati al mantenimento
di un buon trofismo della muscolatura e alla capacità di svolgere le abituali attività quotidiane; controllo dei livelli di colesterolo, evitare il fumo e l’uso di alcolici.
• Fisiochinesiterapia: intesa come terapie fisiche e chinesiche mirate al recupero funzionale dei segmenti muscolo-scheletrici
interessati. Utile la terapia occupazionale e, nei casi con severa limitazione funzionale, l’uso di ausili.
• Terapia medica: le terapie attuali, se ben integrate, offrono attualmente a molti pazienti una buona riduzione dei sintomi,
o la loro scomparsa, con conseguente miglioramento della qualità di vita.
Lo scopo della terapia è il controllo della attività di malattia e sarà tanto più efficace quanto più precocemente instaurata in quanto impedisce il danno articolare e l’invalidità. Sono oggi disponibili diverse categorie di farmaci:
• Farmaci Anti-Infiammatori Non Steroidei (FANS) e Corticosteroidi (Cortisone): sia i FANS che i cortisonici attenuano
o sopprimono lo stato infiammatorio articolare, ma non sono in grado di modificare
l’evoluzione della malattia. Hanno un ampio uso ma devono essere somministrati con cautela per i non infrequenti effetti collaterali.
• Farmaci in grado di modificare il decorso dell’artrite reumatoide, definiti per questo “farmaci di fondo”: sono in genere usati insieme ai FANS e ai cortisonici (a basso dosaggio). Questa classe di farmaci ha grandemente migliorato
i sintomi e la qualità di vita della maggioranza dei pazienti. I farmaci appartenenti a questa categoria sono il methotrexate, l’idrossiclorochina (Plaquenil), la sulfasalazina (Salazopyrin EN), la ciclosporina A (Sandimmun) e la leflunomide (Arava).
Essi possono essere impiegati da soli o in associazione tra loro, e spesso sono in grado di controllare l’evoluzione della malattia. Devono essere periodicamente eseguiti controlli clinici e del sangue per svelare eventuali effetti collaterali.
• Farmaci “biologici”: costituiscono una nuova serie di farmaci, in grado di bloccare
l’azione di alcune sostanze che favoriscono l’infiammazione delle articolazioni: si tratta di “citochine”, come il TNF-α e l’IL-1. Questa classe comprende oggi l’infliximab, l’etanercept, l’adalimumab e l’anakinra. Altre molecole sono attualmente in studio. Tali farmaci (“biologici”) hanno dimostrato la capacità di ridurre o abolire i sintomi della malattia in molti pazienti che non rispondono ad altri farmaci.
Va precisato che il termine ”biologico” non si riferisce all’assenza di effetti collaterali, ma al meccanismo di azione. Si tratta dunque di farmaci a pieno titolo per i quali sarà necessaria la stessa attenzione riservata a tutti gli altri farmaci in quanto anche questi possono avere effetti collaterali. Il loro uso viene deciso e proposto dal reumatologo e la sorveglianza deve essere, anche per questi farmaci, molto attenta.
• Terapia chirurgica: nei casi in cui il trattamento farmacologico e riabilitativo non impediscano
l’instaurarsi del danno articolare e qualora esso determini una cattiva qualità di vita si dovrà
consultare l’ortopedico che programmerà, insieme al reumatologo, il momento migliore per l’intervento chirurgico.
CONCLUSIONI
Il medico di medicina generale dovrebbe essere in grado di sospettare un’artrite reumatoide e quindi richiedere tempestivamente la visita reumatologica. Il reumatologo, espletate le comuni indagini (esami del sangue, delle urine, radiografie, TAC, risonanza magnetica o scintigrafia ossea), giungerà ad una diagnosi di conferma o di esclusione della malattia e, nel primo caso, somministrerà subito i farmaci anti-infiammatori (FANS e cortisone) insieme a quelli in grado di rallentare o bloccare la malattia (farmaci di fondo).
Solo nei pazienti che non rispondano ai comuni farmaci lo specialista reumatologo valuterà se il paziente potrà beneficiare dei farmaci cosiddetti “biologici”.
Il paziente colpito da artrite reumatoide dovrà sempre sottoporsi a periodici esami del sangue, per escludere effetti collaterali della terapia in atto.
Va ricordato che, attualmente, a differenza di non molti anni fa, ci sono molti farmaci a disposizione del reumatologo per vincere questa malattia, ma che l’intervento terapeutico dovrà essere polivalente (comprendendo vari trattamenti, non solo farmacologici) e multidisciplinare, coinvolgendo vari professionisti (come il medico di medicina generale, il fisiatra, il fisiochinesiterapista o l’ortopedico).
Paolo Lazzarin
Ambulatorio Reumatologia
Montagnana - ULSS 17
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