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IL GLAUCOMA
Il glaucoma è una malattia cronica e bilaterale del nervo ottico caratterizzata da un danno progressivo
delle fibre nervose che lo compongono; la causa è una pressione
interna maggiore di quanto l’occhio non possa tollerare.
In pratica all’interno dell’occhio è contenuto un liquido trasparente (umore acqueo) che serve a nutrire la cornea ed il cristallino, portandosi via i loro prodotti di scarto; esso viene prodotto dietro l’iride, fluisce in avanti e viene scaricato in corrispondenza dell’angolo dell’occhio.
Se non c’è equilibrio tra la quantità di liquido prodotto e quella di liquido scaricato, la pressione
interna dell’occhio aumenta. Il flusso dell’umore acqueo può essere paragonato a quello dell’acqua
in un lavandino: se il rubinetto è troppo aperto (eccesso di produzione) o se l’angolo dell’occhio si intasa (difetto di smaltimento), la pressione aumenta.
Se questa ipertensione intraoculare dura a lungo, vengono danneggiate le fibre nervose del nervo ottico che servono a trasportare al cervello gli stimoli visivi raccolti dall’occhio.
Pertanto, se la malattia non viene curata, il rischio di perdere la vista è elevato.
I TIPI DI GLAUCOMA
Il più comune (glaucoma cronico ad angolo aperto) è dato da uno squilibrio della quantità di umore acqueo presente, per cui lentamente nel tempo si instaura un progressivo aumento di pressione dell’occhio. Esso si manifesta prevalentemente
nell’età adulta ed è più frequente nelle persone anziane.
Il glaucoma è una malattia a progressione estremamente lenta: i primi danni sono rilevabili mediamente
dopo 10 anni. Il problema è che essendo la malattia così lenta e indolore (asintomatica), non ci si rende conto di averla fino a quando il nervo ottico non è gravemente
danneggiato. Meno comune è il glaucoma ad angolo stretto in cui, per una malformazione dell’angolo
dell’occhio, l’iride può improvvisamente addossarsi alla cornea, bloccando il deflusso dell’umore acqueo. I soggetti con questa predisposizione possono così avere, senza sintomi premonitori, un “attacco
acuto di glaucoma”, in cui i disturbi visivi (visione sfuocata ed aloni colorati intorno alle luci) possono
essere accompagnati da dolore forte, nausea e vomito.
In questi casi è necessario l’intervento immediato dell’oculista.
COME SI IDENTIFICA IL GLAUCOMA?
La presenza di un glaucoma si evidenzia attraverso i seguenti parametri:
1. La misurazione della pressione intraoculare (tonometria). Si tratta di un indice prezioso per scoprire una situazione pericolosa.
La pressione media degli individui di razza bianca è inferiore
a 20 mm Hg di mercurio. Per definizione si considera alta se è maggiore di 21 mm Hg. Pertanto avere una pressione pari a 23 mm comporta un rischio 10 volte maggiore di avere un glaucoma, a 32 mm il rischio è 40 volte. Il 40% circa dei soggetti con glaucoma non ha mai una pressione dell’occhio elevata (> di 22 mm Hg). Ciò forse per una debolezza strutturale del nervo ottico o della sua vascolarizzazione, che lo rendono più suscettibile alla pressione. Questo tipo di glaucoma viene denominato “normotensivo”; purtroppo la diagnosi avviene solitamente in stadi più tardivi rispetto al glaucoma
cronico classico.
Proprio per il fatto che la pressione intraoculare risulta maggiore di 22 mm Hg solo nel 60% dei glaucomatosi, l’esclusiva
misurazione della pressione non è sufficiente come screening per il glaucoma.
2. Valutazione della papilla ottica (punto in cui le fibre del nervo ottico lasciano il bulbo oculare).
3. Valutazione del campo visivo mediante l’esame del CAMPO VISIVO. È questa la prova tangibile
di un’effettiva alterazione della sensibilità retinica e quindi di un danno al nervo ottico.
Il glaucoma è una malattia a progressione estremamente lenta: la perdita stimata di fibre è del 3% all’anno, di conseguenza
il campo visivo si altera dopo che l’aumento di pressione dell’occhio dura da anni.

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO?
• Valori di pressione intraoculare:
l’incidenza del glaucoma aumenta esponenzialmente con la pressione intraoculare.
• Familiarità: se i genitori sono affetti il rischio è 2 volte, se lo sono i fratelli 3 volte.
• Età: l’incidenza del glaucoma aumenta linearmente con l’età. A 60 anni il rischio di glaucoma è doppio, a 70 è 2.5 volte, oltre 75 anni è 5 volte; una familiarità positiva associata ad età maggiore di 40 anni comporta un rischio 5 volte.
• Fattori oculari che indicano un nervo ottico più suscettibile:
miopia, emorragie o atrofia della retina intorno alla papilla.
• Vasospasmo: il 48% dei soggetti affetti da glaucomi normotensivi soffrono di emicrania.
• Ipotensione arteriosa o altri fattori vascolari (malattie cardiovascolari, diabete, maggiore viscosità del sangue); coloro che hanno una bassa pressione sanguigna hanno un deterioramento del CV maggiore dei nornormotesi,
pertanto soprattutto nel glaucoma normotensivo, è utile informare l’internista del rischio di somministrare un farmaco
che abbassa la pressione arteriosa.
COME SI CURA?
Negli ultimi anni si sono resi disponibili sul mercato un’enorme varietà di farmaci capaci di ridurre la pressione intraoculare (ipotonizzanti).
A seconda del tipo, i colliri devono essere somministrati una o più volte al giorno, con regolarità e continuità. Lo scopo è quello di mantenere la pressione costante nell’arco delle 24 ore.
TRATTAMENTO LASER E CHIRURGIA TRADIZIONALE
Nel caso la terapia medica non sia molto efficace nel ridurre la pressione dell’occhio si ricorre al trattamento laser, utile in diversi tipi di glaucoma, o a quella tradizionale.
Nel glaucoma classico, cronico e ad angolo aperto, si utilizza il laser per allargare i canali da cui defluisce
l’umore acqueo (trabeculoplastica o ALT).
La sua efficacia è dell’80%, ma tende a ridursi nel tempo.
Nel glaucoma ad angolo chiuso, il laser crea un foro nell’iride (iridotomia)
per permettere al liquido di raggiungere la zona di drenaggio.
Invece la chirurgia tradizionale mira a regolare la circolazione dell’umore acqueo creando una specie di “valvola” che controlla la pressione oculare.
Il trattamento del glaucoma richiede uno sforzo congiunto del paziente e del medico. Il paziente deve impegnarsi a somministrarsi le gocce con diligenza e regolarità, mentre l’oculista deve monitorare ed aggiustare al meglio la terapia. È importante non interrompere mai il trattamento né cambiare medicinali senza prima consultare lo specialista. I periodici controlli oculistici e la terapia proseguiranno per tutta la vita. Non bisogna dimenticare che si tratta della propria
vista, quindi bisogna fare di tutto per conservarla!
COME SI MISURA LA PRESSIONE OCULARE?
Ci sono vari apparecchi detti tonometri che consentono la misurazione
della pressione.
I più diffusi richiedono l’uso di un collirio anestetico poiché devono sfiorare l’occhio per pochi attimi. Ci sono poi strumenti “a soffio” che non necessitano dell’uso del collirio anestetico in quanto non vengono a contatto con l’occhio. Poiché il glaucoma risente anche di aspetti ereditari è consigliabile fare un controllo più precoce e più frequente nei familiari di persone affette da glaucoma.
IL CAMPO VISIVO SI PUÒ ESAMINARE?
Certamente, è un esame semplice e non invasivo. Si utilizza uno strumento automatico computerizzato
a forma di “cupola” in cui vengono proiettati dei puntini luminosi di varia intensità, il paziente
quando li vede schiaccia un pulsante.
Giovanni Lo Presti
Direttore
Unità Operativa di Oculistica
ULSS 17
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