1° QUADRIMESTRE 2006 redazione@bussolasalute.com

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L'ictus cerebrale è un problema sanitario di estrema importanza,
questo è testimoniato dal fatto che nel febbraio del 2005 è stato raggiunto un accordo tra il Ministero della Salute e i Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome sulle “Linee di indirizzo per la definizione del percorso assistenziale ai pazienti con ictus cerebrale”.
Ma cos’è l’ictus o, come dicono gli inglesi, lo “stroke”? L’ictus è un evento vascolare acuto che determina la comparsa ictale, cioè improvvisa, di un deficit neurologico
focale. Cosa vuol dire deficit neurologico focale? Solitamente si tratta della perdita di forza o paralisi di un braccio, di una gamba o della bocca (che appare storta). Si può manifestare anche come perdita della sensibilità o comparsa di un formicolio (sensazione di spilli sulla pelle). La perdita della funzione motoria o sensitiva in genere interessa o il lato sinistro o il lato destro del corpo. Quando è interessato il lato destro i sintomi possono associarsi a un disturbo del linguaggio mentre quando è interessato il lato sinistro può esserci una scarsa consapevolezza dei sintomi, cioè la persona non si rende conto del suo disturbo.
A volte il disturbo del linguaggio può essere isolato e associato ad un disturbo della comprensione, ovvero la persona non capisce quello che gli viene detto e può apparire come confusa. Per finire, un altro sintomo di un ictus, può essere la perdita della vista nella metà destra o sinistra del campo visivo.
Esistono due tipi di ictus: l’emorragia cerebrale e l’ischemia cerebrale.
L’emorragia si ha quando si rompe un’arteria ed il sangue distrugge il tessuto cerebrale, mentre l’ischemia si ha quando si chiude un’arteria ed il sangue non arriva a portare lo zucchero e l’ossigeno di cui il cervello si nutre.
Se l’arteria non si riapre in tempi brevi l’ischemia diventa infarto, cioè il tessuto cerebrale colpito dall’ischemia muore.
Le cause dell’emorragia sono la rottura di aneurismi o altre malformazioni
vascolari oppure semplicemente l’elevata pressione del sangue. Le cause di ischemie sono la formazione di trombi su placche di arteriosclerosi o emboli che partono dal cuore o dalle placche arteriosclerotiche.
L’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, ma è la prima causa di invalidità.
L’ictus ischemico ha una prevalenza (numero di pazienti affetti nella popolazione) del 6,5% nella popolazione con età compresa tra i 65 e gli 84 anni. L’incidenza (numero di nuovi casi in un anno) annua è di 2 ogni 1.000 persone per l’ischemico e 0,5 su 1.000 per l’emorragico.
Nel territorio della nostra ULSS dovremmo quindi aspettarci circa 450 ictus l’anno. Se invece consideriamo i dati ricavati dall’ultimo censimento del 2001 l’incidenza potrebbe essere di 1 caso su 291 abitanti e quindi il numero degli ictus nel nostro territorio salirebbe a circa 600 l’anno.
La lotta a questa devastante malattia
si articola su tre piani principali:
1) la prevenzione primaria e secondaria;
2) l’attuazione dei provvedimenti terapeutici ed assistenziali della fase acuta;
3) il percorso riabilitativo dentro e fuori l’ospedale ed il percorso assistenziale domiciliare.

LA PREVENZIONE
La prevenzione, in questo momento, è sicuramente l’arma più efficace a nostra disposizione. Prevenire significa combattere i fattori di rischio. Fondamentale è abolire il fumo ed esercitare una certa attività fisica. Importantissimo è il controllo della pressione arteriosa. I livelli ottimali di pressione sono 120/80 mmHg. Il controllo della pressione arteriosa riduce del 38% il rischio di ictus.
Un altro importante fattore di rischio è l’elevato tasso di colesterolo
nel sangue. Il colesterolo si può abbassare con una dieta adeguata o con l’utilizzo di alcune specifiche sostanze atte ad abbassarne il livello. Si devono riconoscere e trattare al meglio altre malattie che costituiscono fattori di rischio quali il diabete e le malattie emboliche cardiache, come la fibrillazione atriale. Prevenzione è anche fare la profilassi farmacologica: si definisce profilassi primaria quella effettuata su persone che non hanno ancora avuto eventi vascolari, secondaria è quella che si fa su pazienti già colpiti da un evento vascolare.
Due esempi di profilassi primaria sono:
• la terapia anticoagulante nella fibrillazione atriale cronica (la causa più frequente di ictus ischemico cardioembolico) che riduce il rischio di emboli di circa il 60%.
• la terapia antiaggregante piastrinica con aspirina o ipolipemizzante
con statine nei pazienti diabetici.

IL TRATTAMENTO
Per quanto riguarda il trattamento dell’ictus nella fase acuta, invece, l’aspetto fondamentale è arrivare il prima possibile in Ospedale per poter effettuare una TC cerebrale che è in grado di distinguere se si tratta di una emorragia o di un ictus
ischemico.
Questa distinzione è fondamentale per poter iniziare un trattamento precoce. L’importanza del trattamento precoce è di evitare la trasformazione dell’ischemia in infarto. Pertanto, se insorgono dei sintomi sospetti di ictus, la prima cosa da fare è chiamare il 118 o farsi portare al Presidio Ospedaliero più vicino. In questo caso, come per gli infarti di cuore, il fattore tempo diventa fondamentale;
si usa dire infatti: “il tempo è cervello” che è la traduzione dell’espressione
anglosassone “time is brain”. L’assistenza della fase acuta è complessa e necessita prima di tutto di personale specializzato e addestrato a prendersi cura di questi malati, e in secondo luogo di una struttura dedicata di tipo sub-intensivo.

LA RIABILITAZIONE E L’ASSISTENZA
La riabilitazione è caratterizzata da due fasi principali: la mobilizzazione
precoce e il trattamento riabilitativo intensivo. Quest’ultimo però è possibile solo in quei pazienti che sono in grado di collaborare in modo sufficiente ad affrontare gli esercizi di rieducazione motoria o logopedica. Infine c’è la parte assistenziale
domiciliare che è la più difficile e delicata: le persone che rientrano a domicilio con una grave disabilità rappresentano un difficile impegno in termini di energie e risorse da parte dei familiari e da parte del sistema sanitario.
In termini economici l’ictus rappresenta un costo enorme per la sanità
pubblica e per i cittadini.
È stato stimato che in Italia i costi diretti sanitari per un primo ictus ammontano a 6.111 euro (di cui 3.252 relativi al ricovero per la fase acuta) ed i costi diretti non sanitari ammontano a 4.506 euro. Questi semplici dati, che non tengono conto dei costi indiretti (relativi per esempio alla perdita del lavoro dei soggetti colpiti) danno l’idea dell’enorme peso economico di questa malattia; pertanto, tutti quegli investimenti atti a prevenire, ridurre o abolire la disabilità conseguente
all’ictus si riflettono in un guadagno in termini di spesa.

Francesco Perini
Direttore
Unità Operativa di Neurologia
ULSS 17

PER SAPERNE DI PIÙ
ALICE (Associazione Lotta Ictus Cerebrale)
www.aliceitalia.org
Per ulteriori informazioni:
rivolgersi alla Segreteria dell’Unità Operativa di Neurologia
Ospedale di Monselice
Telefono 0429.788.355

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