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ASSISTENZA PSICOLOGICA
IN SALA OPERATORIA |

L’intervento chirurgico rappresenta un evento fortemente ansiogeno per qualunque persona
sia che siano bambini, anziani o disabili; questo momento può dimostrarsi fortemente destabilizzante
per il loro equilibrio psichico e di riflesso interferire anche con il decorso postoperatorio.
È fondamentale, quindi, assistere in maniera scrupolosa i pazienti nelle fasi che precedono un intervento
chirurgico anche nella loro sfera psicologica oltre che sul piano fisico.
L’ansia e la paura sono fenomeni che si scatenano in ognuno quando
manca la conoscenza di ciò a cui si andrà incontro, ma, mentre nell’adulto il rapporto relazionale è impostato sullo stesso piano e ciò permette un colloquio alla pari con i sanitari, nei pazienti in età pediatrica,
nei disabili (deficit psichici) e negli anziani, questo rapporto è collocato su piani cognitivi diversi. Pertanto si stabiliscono delle modalità di approccio e lavoro diversificate.
Il primo contatto con la realtà chirurgica avviene durante la visita medica preoperatoria con il chirurgo e successivamente con il medico-anestesista che già in questa fase instaura un rapporto di conoscenza e di fiducia con il paziente e soprattutto con chi lo accompagna (genitore, tutore). Questo momento è quindi molto importante e delicato perché i bambini, i disabili e gli anziani, dipendono in parte o totalmente da queste figure di riferimento, che quotidianamente li accudiscono, rassicurano e/o si prendono cura di loro nell’ambiente familiare.
La presenza e il coinvolgimento dei genitori e dei tutori saprà trasmettere tranquillità e sicurezza assicurando serenità e fiducia.
Gli interessati dovranno sentirsi informati circa le procedure a cui verranno sottoposti, in particolare
per ciò che verrà realizzato nel giorno dell’intervento, come per la somministrazione di un tranquillante
(pre-anestesia) prima di entrare in sala operatoria, per ridurre lo stato d’ansia o di esagerato eccitamento che si verifica spesso nei bambini o disabili. Il paziente, accompagnato all’entrata della sala operatoria dall’infermiere di reparto e dal tutore/genitore, viene accolto da un operatore sanitario per essere poi accompagnato nella specifica sala operatoria.
In questa fase di distacco dalle proprie certezze, è importante sentirsi affidati a persone sicure. Per questo viene sempre usato un tono familiare e la disponibilità al dialogo cercando di instaurare un rapporto di fiducia. Ai bambini viene data la possibilità di portare con sé un oggetto caro, come ad esempio un gioco o, se sprovvisti, ne sarà offerto uno tra quelli in dotazione al gruppo operatorio.
PERSONA IN ETÀ PEDIATRICA
II distacco dai genitori deve avvenire nel modo meno traumatico possibile, quasi come se il bambino
partecipasse ad un gioco con lo staff infermieristico; anche le successive manovre preoperatorie sono eseguite assecondando le esigenze del bambino stesso.
Vengono applicati tre elettrodi (cerottini) sul torace per il monitoraggio cardiaco, si procede poi all’inserimento di un catetere venoso (ago inserito nella piega del gomito) nella zona precedentemente trattata con una pomata anestetica;
in questo modo il bambino, non percependo dolore, collabora nei successivi passaggi.
Viene poi adagiato sul lettino operatorio e gli vengono applicati gli strumenti necessari per controllare le funzioni vitali (respiro e circolazione sanguigna). Il medico-anestesista procede con la somministrazione
dei farmaci anestetici; al bambino viene chiesto di respirare dall’erogatore di ossigeno come se fosse un aerosol, un pilota di un’astronave o stesse gonfiando un palloncino. Con il bambino, si cerca la posizione più comoda garantendo
comunque la sicurezza.
Terminato l’intervento il bimbo viene svegliato e messo in posizione laterale di sicurezza controllando costantemente le funzioni vitali e lo stato di coscienza.
Il pianto rappresenta una normale reazione ed è un segno a cui si fa riferimento; successivamente il piccolo
è riaccompagnato all’uscita della sala operatoria dove lo attendono l’infermiera di reparto e i genitori.
Anche nel momento del riabbraccio con i propri cari è importante considerare come lo stato d’animo di quest’ultimi risulti determinante nel favorire reazioni emotive equilibrate
e positive nel bambino.
Viene favorito da subito il ripristino del contatto fisico madre-figlio; ciò permette di rassicurare e tranquillizzare
entrambi.
Se il bimbo è piccolo e le misure di assistenza postoperatorie lo permettono,
la madre può tenere il proprio figlio tra le braccia e tranquillizzarlo.
Ciò avviene in presenza della figura infermieristica, per il controllo delle condizioni generali del bambino, fino alla consegna dello stesso all’infermiera di reparto per l’assistenza
postoperatoria.
PERSONA IN ETÀ GERIATRICA
II passaggio dal letto di degenza al letto operatorio avviene con l’aiuto del personale addetto al trasporto
pazienti. L’operatore sanitario presente nell’accettazione del Servizio di Sala Operatoria, si avvale dell’uso di ausili meccanici specificamente creati per facilitarne lo spostamento in sicurezza qualora la persona non fosse in grado di spostarsi autonomamente.
È favorito l’instaurarsi di un rapporto di fiducia con l’anziano per tranquillizzarlo. Per quanto possibile,
si cercherà di rendere più confortevole la posizione sul letto operatorio, rassicurando il paziente.
Nella pre-sala operatoria vengono spiegate le successive fasi, utilizzando
un linguaggio adeguato e comprensibile. Una spiegazione chiara ed esaustiva di ciò che accadrà
prima, durante e dopo l’intervento è di norma molto rassicurante per l’anziano; il contatto visivo con l’infermiere risulta essere un supporto psicologico di notevole importanza. L’obiettivo che deve essere comune al personale sanitario e ai familiari è far in modo che l’evento venga vissuto come necessario
al miglioramento e/o al mantenimento dello stato di salute, e non come una situazione drammatica
e quasi violenta.
Terminato l’atto chirurgico ed eseguiti i controlli delle funzioni vitali e dello stato di coscienza, la persona è riaccompagnata al proprio letto dal personale sanitario di reparto che provvede a garantire l’assistenza postoperatoria.
PERSONA CON DISABILITÀ PSICHICA
Le persone affette da deficit psichici (Sindrome di Down, autismo, ...) instaurano un rapporto particolare con l’ambiente e le persone con cui vivono. È proprio su questo rapporto che il personale sanitario cercherà di inserirsi, per quanto possibile, in modo che la persona possa acquisire un grado di fiducia verso gli operatori stessi, in camice bianco o divisa verde, con strani cappellini e mascherine di carta.
L’accoglimento in sala operatoria avviene rispettando i tempi di adattamento e conoscenza propri della persona, attraverso il rapporto
interpersonale con il tutore, favorendo la crescita della reciproca fiducia. La presenza, il contatto fisico (tenere la mano) e un colloquio
comprensivo, facilitano lo svolgimento di tutte le manovre preoperatorie.
Viene adottata una particolare attenzione alla manovra di assistenza
per evitare il più possibile reazioni eccessive e difficilmente controllabili. Al risveglio si attuano le stesse misure di supporto e, per quanto possibile, si evita la presenza
di esagerati stimoli uditivi, visivi e dolorosi che potrebbero risultare irritanti e mal tollerati dal paziente stesso scatenando reazioni di tipo nevrotico. Accertato il completo risveglio,
la persona viene accompagnata al proprio letto di degenza e presa in carico dal personale di reparto, che provvederà all’assistenza
postoperatoria.
Walter Meneghesso
Isabella Bido
Raffaela Gasparetto
Roberta Magon
Franco Muraro
Claudio Orosio
Gruppo Operatorio Monselice
Dipartimento Emergenza
e Specialità Chirurgiche
ULSS 17
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