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ATTIVITA'
RIABILITATIVA
LUDICO MOTORIA:
LA PALLAVOLO
Le acquisizioni scientifiche, neurobiologiche e psicoambientali unite alla presa di coscienza dei diritti umani da parte degli utenti e dei loro familiari, negli ultimi decenni, hanno posto la riabilitazione al centro di tutta la pratica psichiatrica. Ogni intervento o azione messa
in campo deve portare in sé l’obiettivo di facilitare la massima partecipazione e integrazione del soggetto sofferente e della sua famiglia nella comunità e nella società più in generale.
Nel territorio di Este-Montagnana già da vent’anni si pratica, come tecnica riabilitativa, la ginnastica, che ha raccolto nel tempo parecchi pazienti che vedevano così piano piano rafforzarsi l’articolazione
sociale con il mondo esterno.
Con l’aiuto dei comuni, prima di Montagnana e successivamente di Este, abbiamo avuto a disposizione palestre dove poter svolgere queste attività con la professionalità del professore Paolo Veronese e la buona
volontà degli operatori.
Dalla fine del 2002, quasi per caso, all’interno di questa attività, nasce un gruppo che si appassiona e successivamente
si allena per la pallavolo.
Nasce la squadra “Intrepido” all’interno dell’associazione ANPIS con valenza nazionale.
Per spiegare cosa significa e cosa ha prodotto nei pazienti questa disciplina
allego una lettera scritta con il cuore da uno di loro.
“Vorrei scrivere alcune righe su di un “sogno sportivo” o meglio un “giocattolo” quasi perfetto nato qualche anno fa e sorto dalla collaborazione
fra un esperto professore in pensione di educazione fisica e il Centro Salute Mentale (CSM) di Este nelle persone degli operatori, infermieri e psicoterapeuti: la squadra
di pallavolo “Intrepido”.
Sotto questo nome un gruppo di giocatori ha esportato in tutto il Veneto e anche in Italia il marchio della pallavolo estense dell’ULSS 17, che li ha portati a classificarsi settimi su un totale di diciotto formazioni nella finale
regionale di Feltre (BL) del 2004.

Perché creare una squadra di pallavolo? Per varie ragioni, estrinseche ed intrinseche.
La ragione estrinseca è la forte presenza di gruppi sportivi dediti alla pallavolo e diffusi capillarmente nel tessuto sociale veneto.
La ragione più intrinseca è il valore di sport di squadra, un valore di amalgama che consolida e cementa le relazioni fra i gruppi sociali.
Che cosa c’è di meglio di uno sport come la pallavolo che prende per mano, educa e recupera alla vita della società persone con le più svariate
carenze e handicap, bisognose di sentirsi parte determinante del tessuto sociale con la loro voglia di fare, di lavorare insieme agli altri?
Il nostro caro professore Paolo Veronese e gli operatori del CSM hanno
capito questo e hanno creato una formazione sempre più forte, sempre più motivata ma soprattutto
pronta a comunicare con le varie realtà locali del Veneto a livello di Centro Salute Mentali, comunità
di recupero, ULSS. Ogni incontro di pallavolo termina non solo con la stretta di mano ma con la conoscenza
più ampia degli avversari che ci invitano e che noi invitiamo a incontri del dopo partita, non il semplice “rinfresco”, per sentire da loro come si lavora e come si vive in realtà diverse dalla nostra. Il torneo regionale e nazionale, quest’ultimo
tenutosi a Pesaro (Marche) nel 2004 e a Marina di Orosei (Nuoro, Sardegna) nel 2005 è promosso e coordinato dall’ANPIS che è l’Associazione
Nazionale delle Polisportive per l’Integrazione Sociale. Pallavolo dunque come mezzo per l’integrazione.
Giocare in un rettangolo e mantenere la palla all’interno del rettangolo
significa per noi CONCENTRARSI come non mai e applicarsi AL LIMITE perché il gioco, che è il gioco della vita, non conosca soste entro gli schemi che noi ci imponiamo
o che ci vengono imposti dalle circostanze.
Per ognuno di noi lavorare “in ricezione” e farlo nel modo migliore significa non semplicemente attuare o applicare una mera gestualità atletica volta alla prosecuzione del gioco e quindi a non subire punti all’avvio, ma vieppiù raccogliere la sfida di un altro gruppo umano che potrebbe rappresentare, esemplificando
un paragone sul terreno della vita, un concorrente economico o politico o quant’altro che cerca di imporre il suo prodotto cioè fa il suo gioco fin dall’inizio.
Perché di questo si tratta: presentarsi sempre al meglio o meglio di altri. Vince sempre chi si sa esprimere
meglio all’interno di quel rettangolo e oltre quella rete che rappresenta le difficoltà della vita e la necessità di scavalcarla, con la palla nel gioco, ricorrendo a tutte le nostre energie perché il gioco continui
e non ci lasci amarezze.
Per far questo occorre una squadra affiatata, ben coesa e pronta sempre
a superare i propri limiti e le carenze di gioco o psicologiche.
La pallavolo, per pazienti del CSM, è una vera palestra di vita…
Abbiamo vissuto e viviamo momenti emozionanti... affinché le vittorie sul campo possano trasformarsi un giorno in vittorie, successi e risultati concreti sul vasto campo della vita”.
(Firmato A.T.)
Maria Chieco
Responsabile
Centro Salute Mentale di Este
Azienda ULSS 17
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