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FARMACI
IN GRAVIDANZA
Durante la gravidanza la madre ed il feto rappresentano una unità non separabile.
Lo stato di salute della madre è un requisito indispensabile per un regolare sviluppo del feto; pertanto i trattamenti farmacologici, quando necessari ed adeguati, devono essere effettuati e rappresentano una protezione sia per la madre che per il nascituro. D’altra parte il problema di un possibile effetto sul nascituro di una terapia della madre è di notevole importanza.
Ogni anno vengono approvati e immessi nel mercato numerosi farmaci i cui possibili effetti fetali vengono
valutati solo dagli studi sugli animali, con molti limiti inerenti a tale metodologia.
In pratica solo i dati che provengono da studi sull’utilizzo dei farmaci dopo l’entrata in commercio o singole segnalazioni pubblicate in riviste scientifiche possono fornire sicure indicazioni.
Storicamente le prime osservazioni che hanno associato malformazioni congenite a fattori esterni sono state quelle relative all’infezione da rosolia e, successivamente, alla talidomide.
Negli anni ‘60 in Europa, per effetto di questo farmaco sedativo, somministrato a donne nei primi mesi di gravidanza, erano nati migliaia di bambini colpiti da mancato sviluppo degli arti (focomelia) o da altre gravissime malformazioni. Per decenni, si era creduto che la placenta fosse una barriera invalicabile, in grado di proteggere l’embrione
e il feto dai danni prodotti da agenti esterni e che i difetti congeniti fossero prevalentemente ereditari. Poi la talidomide dimostrò il contrario.
La scoperta degli effetti della talidomide sul feto confermò che i farmaci non solo attraversano la placenta ma possono anche esercitare un’azione tossica sul nascituro.

È UTILE SAPERE CHE...
• Esiste un breve periodo di latenza che va dal concepimento fino a due settimane e mezzo, nel quale vige quella che viene
chiamata la “legge del tutto o nulla”. L’eventuale danno in questo periodo comporta o la morte dell’embrione e l’interruzione
spontanea della gravidanza o la sopravvivenza senza anomalie in quanto le cellule ancora non differenziate sono in grado di riprodursi e rimpiazzare quelle eventualmente perse.
• L’embriogenesi (il processo di formazione degli organi) è completata verso la 11a-12ª settimana e quindi la somministrazione di farmaci dopo tale data non causerà malformazione fetale
Potrebbe però causare arresto della crescita, alterazioni ossee o ritardi nello sviluppo mentale.
• L’eventuale effetto teratogeno di una sostanza (cioè la capacità
di provocare malformazioni al nascituro) è per lo più dose-dipendente cioè dipende dalla quantità della sostanza assunta.
• Per l’assunzione di più farmaci contemporaneamente, i dati sull’effetto teratogeno, ottenuti
negli animali di laboratorio e dall’esperienza clinica, possono non essere sufficienti in quanto un farmaco può interagire con un altro in maniera non prevedibile.
È bene precisare che le gravidanze decorse senza fattori di rischio particolari per malformazioni congenite
presentano comunque un rischio medio pari al 3% di incorrere in un’anomalia congenita: è per questo che si parla di “aumento della probabilità”.
Particolarmente delicato risulta il periodo dell’embriogenesi che può andare fino a circa la 10a settimana
dopo il concepimento.
Questo periodo è caratterizzato da un rapido sviluppo della gran parte degli organi ed è il momento di maggiore rischio di malformazioni. Inoltre, se la gravidanza non è stata pianificata, la donna può non essere ancora consapevole del suo stato ed assumere sostanze potenzialmente embriotossiche.
I farmaci che sicuramente comportano un incremento nel rischio di malformazioni nel feto (il rischio è un aumento della probabilità, non la certezza di incorrere in una malformazione)
sono relativamente pochi, ad esempio fenitoina, warfarin, dietilstilbestrolo, ACE-inibitori, isotretinoina, aminoglicosidi, tetracicline, chemioterapici, ecc.
Le maggiori informazioni riguardo ad alcune classi di farmaci si sono acquisite negli ultimi anni in seguito
ai necessari trattamenti di madri affette da diverse patologie (diabete, depressione, epilessia).
Per molte di queste patologie sono attualmente disponibili informazioni sul trattamento con farmaci che si sono dimostrati sicuri (per la madre
e per il nascituro).
DA RICORDARE
• Dire che un farmaco è teratogeno non significa dire che certamente la madre che lo ha assunto avrà un bambino affetto da malformazioni, ma semplicemente che ha una maggiore probabilità che questo possa accadere.
• Quasi sempre i foglietti illustrativi dei farmaci riportano la controindicazione all’uso in gravidanza,
che nella maggior parte dei casi viene posta per cautela, in assenza di adeguata documentazione
dell’uso del farmaco in gravidanza. Solo in alcuni casi questa affermazione si basa
su reali prove di tossicità di quel farmaco. Se la terapia con quel farmaco fosse già in atto quando una donna si accorge di essere incinta, la lettura di questa controindicazione non deve significare una dichiarazione di rischio certa per il nascituro.
In questi casi è sempre bene affidarsi al consiglio di medici specialisti.
• Anche i farmaci da banco, che è possibile acquistare in farmacia senza prescrizione medica, non sono esenti da possibili rischi per il nascituro: la donna in gravidanza (o che non esclude una possibile gravidanza) è bene che consulti sempre un medico o un farmacista prima di assumere qualsiasi farmaco.
Si ricorda che l’assunzione di 0,4 mg di acido folico al giorno nel periodo periconcezionale (mese del concepimento e tutto il primo trimestre) ha dimostrato di ridurre il rischio di alcune gravi anomalie congenite che vanno sotto il nome di “difetti del tubo neurale” (spina bifida, mielomeningocele, ecc.; la spina bifida è stata trattata in Bussola Salute n.12 consultabile via internet all’indirizzo
www.bussolasalute.com/12numero/index.html).
Usare i farmaci solo quando ci sono reali motivi è il modo migliore per limitare il rischio di assumere medicinali nelle prime settimane di gravidanza, quando questo stato non è ancora noto e il rischio per il feto è maggiore.
Questo suggerimento vale sia per la donna che programma la maternità sia per coloro che non escludono
questa possibilità.
Eva Draghi
U.O. Assistenza Farmaceutica
Territoriale
Azienda ULSS 17
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