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LEUCEMIA
NELL'INFANZIA |
Scrivere su di un argomento così emotivamente coinvolgente come le malattie maligne in età pediatrica, in particolare le leucemie, su di un giornale divulgativo come Bussola Salute potrebbe essere considerato imbarazzante.
Ma i passi da gigante che ha fatto l’emato-oncologia pediatrica dagli anni ’60, epoca in cui sorsero gli embrioni di quelli che sarebbero poi divenuti i Centri di Riferimento Nazionale, danno la spinta e il desiderio di parlarne. In effetti, in circa quarant’anni, si è passati dal raccontare di lunghe sopravvivenze, come di un miracolo, al riportare
percentuali sempre più alte di guarigione. Ad esempio, globalmente, nel caso di leucemia linfatica
acuta, la più frequente nell’infanzia, circa l’80% guarisce; come pure per il tumore renale di Wilms ed ancor più per il linfoma di Hod-gkin; e guarire significa non avere più a che fare con la malattia.
Le leucemie costituiscono la malattia maligna più frequente dell’infanzia e sono circa un terzo di tutte le diagnosi oncologiche pediatriche.
Nel Veneto vi sono circa 40-50 nuovi casi di leucemia ogni anno su una popolazione da 0 a 15 anni di circa 700.000 persone. Può esserne colpito un bambino ad ogni età anche nei primi mesi di vita (ma allora si tratta più frequentemente
di leucemie non linfatiche).
Si parla di leucemie perché ve ne sono di vari tipi a seconda del globulo bianco che, nel midollo osseo,
si ammala; ma, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di linfoblasti (da cui il termine di leucemia linfoblastica acuta o LLA).
Quindi, le leucemie partono dal midollo osseo e la crescita incontrollata dei blasti porta ad invaderlo
più o meno rapidamente a scapito delle cellule normali che si riducono prima nel midollo e poi nel sangue periferico (all’esame dell’emocromo la riduzione: dei globuli rossi = anemia; delle piastrine = petecchie, ecchimosi, piccole emorragie cutanee e mucose; dei globuli bianchi = in particolare diminuzione dei neutrofili).
La terapia si basa su farmaci chemioterapici (o antiblastici), mentre la radioterapia si utilizza in rarissimi
casi, certamente molto meno di 20-30 anni fa. Con i primi protocolli di trattamento si arrivava ad assumere farmaci per moltissimi anni, sino a 10, mentre le attuali terapie convenzionali di una LLA durano 2 anni essendo più intensive
nei primi 6 mesi e ridotte essenzialmente a due farmaci nei successivi 18. Il trapianto di midollo viene utilizzato in prima battuta in rari casi selezionati, mentre è indicato in quei casi in cui, dopo una remissione completa, ovvero la scomparsa delle cellule maligne, vi è una ripresa della leucemia.
Poiché, teoricamente, le probabilità di avere un fratello compatibile per la donazione del midollo osseo è del 25% (sempre che vi siano fratelli) è sempre crescente il numero di malati, adulti o bambini, che ricevono
midollo osseo da un donatore compatibile, cioè HLA identico.
Il numero di persone disponibili a questa donazione cresce di anno in anno in tutto il mondo ed è arrivato
ad alcuni milioni di potenziali donatori. Nei bambini si può utilizzare anche il sangue del cordone ombelicale donato al momento
del parto e mantenuto a circa -200 °C, poiché tale sangue è ricco delle cellule madre (cellule
staminali) che sono in grado, una volta trasfuse, di andare ad abitare gli spazi midollari del malato opportunamente
preparato con farmaci antiblastici ad alte dosi, con o senza radioterapia su tutto il corpo, così come avviene anche per ogni trapianto di midollo.
L’Emato-Oncologia Pediatrica Italiana ha una organizzazione perfettamente strutturata. Sono stati identificati i Centri di Riferimento che condividono ed utilizzano gli stessi protocolli diagnostici e terapeutici e sono collegati con le altre organizzazioni europee ed internazionali.
Vi è uno stretto legame fra le strutture di ricerca che condividono gli obiettivi a livello nazionale ed internazionale. L’evoluzione dei protocolli terapeutici, in circa un quarto di secolo, ha permesso di guadagnare una crescente proporzione
di guarigioni ed una decrescente proporzione di effetti tossici e complicanze. Per quanto riguarda
la nostra Regione, il Centro di Riferimento è l’Emato-Oncologia Pediatrica di Padova, nota anche come “Città della Speranza”.
Flavio Rossetti
Direttore U.O. di Pediatria
Dipartimento Materno Infantile
Azienda ULSS 17
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