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L'IPOTIROIDISMO
A COSA SERVE LA TIROIDE?
La ghiandola tiroidea svolge un ruolo cruciale nel controllo di
tutti i processi metabolici dell’organismo. Essa influenza
soprattutto il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso centrale,
l’apparato neuromuscolare, la crescita corporea, le
caratteristiche della pelle e dell’apparato pilifero, il ciclo
mestruale, il livello del colesterolo. Malgrado sia oramai
riconosciuta l’influenza della tiroide su numerosissime attività
dell’organismo, non esiste ancora una diffusa consapevolezza
dell’importanza che può avere una sua disfunzione. Dal punto di
vista anatomico la tiroide è posta immediatamente al di sotto della
cartilagine tiroidea (il cosiddetto “pomo di
Adamo”), attorno alla parete anteriore della trachea, ed ha
classicamente una forma ad ali di farfalla. La ghiandola tiroidea fa
parte di un complesso sistema ormonale che coinvolge anche strutture
situate a livello cerebrale, in particolare l’ipotalamo e
l’ipofisi. L’ipotalamo inizialmente invia un segnale
all’ipofisi
mediante un ormone chiamato tirotropina ipofisaria. Nel momento in
cui l’ipofisi riceve il segnale, questa rilascia a sua volta
l’ormone TSH (“thyroid stimulating hormone”, cioè ormone che
stimola la tiroide) verso la ghiandola tiroidea. Non appena riceve
il segnale del TSH, la tiroide risponde rilasciando i propri ormoni,
T4 e T3, che entrano nel sangue ed in tal modo esercitano i loro
effetti sul metabolismo e sulle attività di molti organi (cuore,
cervello, fegato, apparato riproduttivo).
COS’È L’IPOTIROIDISMO
L’ipotiroidismo è la disfunzione tiroidea più diffusa ed
insorge quando la ghiandola non è in grado di produrre una quantità
sufficiente di ormoni tiroidei (T4 e T3).
L’ipotiroidismo può essere congenito o acquisito. La totale
assenza del-la tiroide (agenesia) o il suo ridotto volume
(ipoplasia), a volte con sede diversa da quella consueta,
costituiscono le cause più frequenti di ipotiroidismo congenito. In
alcuni neonati l’ipotiroidismo non è dovuto ad una anomalia
anatomica ma a un difetto nella produzione stessa degli ormoni
tiroidei. La forma di ipotiroidismo congenito da mancanza
nutrizionale di iodio (elemento necessario per la formazione degli
ormoni tiroidei), che un tempo determinava gravi forme di
ipotiroidismo già nella vita fetale (cretinismo endemico), è oggi
scomparsa grazie alla supplementazione di iodio, generalmente con il
sale, nelle zone di carenza endemica. Malgrado la ridotta funzione
della tiroide fetale, il neonato con ipotiroidismo congenito (non
secondario a carenza iodica) non ne presenta nei primi giorni di
vita i sintomi in quanto la madre, durante la gravidanza, fornisce
una quantità adeguata di ormoni tiroidei attraverso la placenta.
Dopo alcune settimane dalla nascita compaiono invece i primi
sintomi, anche se la diagnosi clinica nel primo mese di vita può
essere notevolmente difficile. Poiché la forma congenita è
piuttosto diffusa (circa 1 neonato ogni 3.500) e le sue conseguenze
sono molto gravi (cretinismo), l’applicazione estesa dello
screening neonatale ha permesso di debellare questa malattia che nel
passato è stata causa frequente di ritardo mentale. Nell’adulto
l’ipotiroidismo “subclinico” o “lieve” è molto più
comune rispetto a quello conclamato, essendo oltre tre volte più
frequente. Colpisce circa lo 0,2-5% della popolazione generale, in
particolar modo le donne (con un rapporto femmine/maschi di 5 a 1)
ed i soggetti con età superiore ai 60 anni. Si calcola, infatti,
che la prevalenza della malattia (incluse le forme lievi) risulti
del 5-10% nella popolazione di sesso femminile, raggiungendo
percentuali del 15-20% oltre i 60 anni di età. La forma più comune
di ipotiroidismo acquisito è quella di natura autoimmunitaria.
Nelle malattie autoimmuni della tiroide si verifica una lenta e
progressiva “autodistruzione” della ghiandola in quanto il
sistema immunitario non riconosce più come proprie alcune delle sue
componenti antigeniche. La forma più nota di malattia tiroidea
autoimmune è la tiroidite di Hashimoto, caratterizzata da alti
livelli di autoanticorpi antitiroide circolanti. La ghiandola
tiroidea, così danneggiata dall’infiammazione, rilascia una
quantità ridotta di ormoni, costringendo l’ipofisi a produrre
maggiori quantità dell’ormone TSH che ha lo scopo di stimolare la
tiroide a lavorare meglio. Tale richiesta di lavoro supplementare può
indurre un aumento del volume della ghiandola tiroidea, producendo
quello che viene comunemente definito gozzo o struma. L’aumento
della frequenza dell’ipotiroidismo con l’età è correlato con
l’incremento delle malattie autoimmuni che si osservano con
l’avanzare degli anni, ed è direttamente proporzionale
all’aumento della frequenza degli anticorpi antitiroide. Le altre
cause di ipotiroidismo acquisito sono legate: ad un’insufficiente
apporto
di iodio con l’alimentazione, all’assunzione di alcuni farmaci
che interferiscono sulla formazione o sulla liberazione degli ormoni
tiroidei, o alla terapia radiante.
SEGNI E SINTOMI
In caso d’insorgenza di una disfunzione tiroidea lieve, i pazienti
spesso non mostrano sintomi di rilievo e, di conseguenza, non sono
consapevoli delle proprie condizioni di malattia. Per quanto si
tratti di una disfunzione lieve, se non curato l’ipotiroidismo
sublinico può progredire e mostrare sintomi più evidenti.
L’ipotiroidismo conclamato è contraddistinto dai seguenti segni e
sintomi tipici:
• stanchezza e crampi muscolari, formicolii;
• pelle secca;
• fragilità e perdita di peli e capelli;
• raucedine;
• intolleranza al freddo e diminuita sudorazione;
• sonnolenza e rallentamento psico-motorio fino alla letargia;
• disturbi mestruali;
• stitichezza;
• riduzione della frequenza cardiaca;
• gonfiore (edema) del volto, specie alle palpebre.
INDIVIDUAZIONE E DIAGNOSI DI IPOTIROIDISMO
Il riconoscimento dei casi di ipotiroidismo può risultare
abbastanza difficile, in quanto i sintomi, di per sé piuttosto
vaghi e aspecifici, vengono spesso confusi con altre condizioni,
quali il naturale processo di invecchiamento, la menopausa o lo
stress. Proprio per questo motivo molti pazienti giungono
tardivamente
alla diagnosi e, quindi, anche alla cura. Fortunatamente, anche le
forme più lievi di ipotiroidismo possono essere individuate
mediante la determinazione del TSH che permette di diagnosticare le
disfunzioni tiroidee ad uno stadio iniziale della patologia, in modo
più preciso rispetto ad altri esami. Il dosaggio del TSH si
effettua mediante il prelievo di un piccolo campione di sangue che
viene poi esaminato in laboratorio. Sulla base di una scala di
valori normali, si determina se tale livello rientra nella norma (eutiroidismo),
oppure è inferiore (ipertiroidismo) o superiore (ipotiroidismo). Il
dosaggio del TSH non permette soltanto di effettuare una diagnosi
accurata, ma ricopre un ruolo di primo piano nella valutazione della
terapia. Un’altra indagine importante nello studio delle malattie
tiroidee risulta l’ecografia che permette di ottenere
un’immagine della ghiandola tiroidea in maniera indolore, sicura e
non invasiva, senza dover pertanto utilizzare radiografie o
iniezioni di iodio radiomarcato. L’ecografo è un congegno simile
ad un microfono che trasmette e riceve onde sonore e che viene
collocato sul collo al di sopra della ghiandola tiroidea.
L’immagine della ghiandola viene in questo modo trasmessa al
computer, analizzata e salvata come immagine grafica. L’ecografia
consente di misurare le dimensioni o il volume della tiroide e
valutare la presenza di aree di infiammazione, oltre ad identificare
eventuali noduli o ingrossamento delle catene linfonodali a livello
del collo. Rappresenta inoltre una guida fondamentale per praticare
una biopsia con ago sottile, nel momento in cui lo specialista
dovesse approfondire lo studio di uno o più noduli tiroidei.
TERAPIA E CURA L’obiettivo della cura dell’ipotiroidismo è
quello di ristabilire il normale livello di ormone tiroideo
circolante, somministrandone la quantità mancante. Una delle
terapie più comuni consiste nell’integrare la produzione
dell’ormone in questione con farmaci contenenti un ormone
sintetico. Una volta definita la terapia, vengono prescritti dei
periodici dosaggi del TSH che riflettono fedelmente i livelli degli
ormoni tiroidei. È importante che il medico controlli con una certa
regolarità se il trattamento del paziente risulti ottimale, in
quanto la dose dell’ormone tiroideo somministrata può variare in
funzione di vari fattori, quali l’età, il peso corporeo, le
condizioni cardiovascolari, la concomitanza di altre patologie o
terapie, oppure l’inizio di una gravidanza. Il monitoraggio
dell’esatta dose permette di prevenire la ricorrenza dei sintomi
dell’ipotiroidismo e di evitare un eccessivo dosaggio, che a sua
volta potrebbe essere causa di ipertiroidismo. Nell’ipotiroidismo
grave la terapia sostitutiva va continuata per sempre e consente di
svolgere una vita del tutto normale.
Fabio Presotto
Direttore UOC di Medicina Interna - Este
Azienda ULSS 17
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