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Un’esperienza
di integrazione ed interazione tra chi vive il disagio psichico e la
scuola.
Chi osserva queste
foto può chiedersi se tali opere siano da considerarsi arte contemporanea
o bozzetti di preparazione per allestire un atelier. Indipendentemente dal
fatto che siano già complete o in fase di realizzazione, è interessante
domandarsi quali emozioni e sensazioni generino o quali immagini e ricordi
evochino. In realtà sono state create da più mani e da persone di varie
età (da adolescenti a persone mature) che provengono da realtà diverse.
Un gruppo era formato da studenti di scuola superiore, l’altro da
persone che frequentavano il Centro Terapeutico di Monselice. Questa
interazione è potuta avvenire grazie ad un innovativo progetto nato
dall’Istituto d’Arte “Corradini” di Este che ha coinvolto il
Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda ULSS 17. L’idea nasce
dalla scuola, all’interno di un progetto formativo più ampio: “Scuola
amica: emozioni a colloquio con l’arte”. Tale lavoro era indirizzato
sia a studenti che a persone con disagi psichici. La scuola è vista come
spazio amico, aperto, luogo di accoglienza in una ricerca di rapporti
interistituzionali. Per realizzare il progetto si sono attivati: la
maestra d’arte e un’insegnante di filosofia e pedagogista clinica
dell’Istituto d’Arte “Corradini” di Este; due educatori
professionali ed una psicologa psicoterapeuta del Dipartimento di Salute
Mentale dell’Azienda ULSS 17. Hanno partecipato inoltre una decina di
studenti del triennio del-la Scuola d’Arte Corradini di Este (alcuni
fissi, altri a rotazione) con il ruolo di “tutor” e una decina di
utenti del Centro Terapeutico del Dipartimento Salute Mentale di Monselice.
Il progetto, dopo un periodo di preparazione di circa sei mesi, iniziato
nel gennaio 2006, si è articolato in dieci incontri con cadenza
settimanale e si è concluso nell’aprile dello stesso anno. Si è
attivato un corso chiamato “espressione plastica” perché in una prima
fase si è ritenuto utile conoscere materiali diversi modellabili secondo
la propria creatività. L’opportunità legata all’azione e alla
dimensione senso-percettiva, che è fare, ma anche progettare, inventare,
mettersi in gioco emotivamente, può contribuire a far emergere
potenzialità inespresse e favorire occasioni socializzanti. L’atmosfera
collaborativa che il soggetto vive nel gruppo porta ad ascoltare e ad
ascoltarsi, mettendosi in relazione con gli altri o in colloquio con se
stessi. Si tratta di valorizzare le esperienze, il senso di sé, il tempo
di chi soffre investendolo di significato, collocandolo all’interno di
una relazione umana, affettiva ed educativa. In un laboratorio ciò può
avvenire in modo privilegiato, creando esso stesso le condizioni per un
equilibrio psico-fisico legato alla manualità, alle sensazioni e alle
emozioni. L’obiettivo rimane quello di fornire occasioni di aggregazione
e di conoscenza di sé, stimolando sentimenti di autostima, di espansione
e di proposta personale attraverso l’espressione creativa. I
partecipanti si sono resi conto che l’artista può usare qualsiasi
materiale per esprimere le proprie fantasie e le emozioni che prova; nelle
discussioni hanno evidenziato che era “bello vedere le cose che si
trasformavano mentre si costruivano”. È stato interessante lavorare sia
individualmente che in gruppo, sviluppando insieme idee originali e
aiutandosi nei momenti di difficoltà. Si sono conosciute diverse persone;
nel creare si è instaurato una comunicazione con l’altro. Ognuno ha
partecipato secondo i propri tempi e le proprie forze, senza costrizioni.

Nel gruppo si è capito che ”progetto” significa proiettare in avanti,
investendo con fiducia nel futuro, consapevoli che all’interno di ognuno
di noi c’è qualcosa di unico da valorizzare. Abbiamo dato al progetto
il nome del pittore Goya perché questo pittore è riuscito a passare
dalla depressione (buio) alla serenità (luce). La natura umana è un
alternarsi di oscurità e gioia. Anche noi attraverso l’arte riscopriamo
la nostra parte più serena: l’importante è guardare avanti. Gli
studenti hanno riportato in classe i momenti vissuti con per-sone che
presentano un disagio interiore e che li ha arricchiti e avvicinati ad
alcuni autori che si so-no occupati nelle loro opere di tali
problematiche. Il progetto potrebbe essere riproposto in altre scuole
superiori. Gli operatori, i docenti e i dirigenti scolastici hanno potuto
condividere tale esperienza in un Convegno della Regione del Veneto dal
titolo: “A scuola di Guggenheim”, svoltosi a Venezia il 3 ottobre
2006, che ha presentato alcuni progetti didattici qualitativamente
innovativi con forte attenzione all’interdisciplinarietà. Questa
opportunità è stata vissuta dagli utenti del Centro Terapeutico e dai
loro familiari come altamente significativa sia perché ha favorito
un’apertura all’esterno e un confronto con studenti in un particolare
momento della loro crescita, sia perché ha permesso di esprimere la loro
interiorità attraverso l’espressione creativa.
Annamaria Borgato
Psicoterapeuta referente del Progetto
Dipartimento Salute Mentale
Azienda ULSS 17
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