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LO
SPORT VISTO
DAI RAGAZZI
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Il
giorno 4 marzo 2006 si è tenuto a Monselice presso l’Aula Magna
dell’Istituto J.F.Kennedy, il convegno dal titolo: “Le ragioni della
pratica e dell’abbandono dello sport nei giovani“ dove sono stati
presentati i risultati di una ricerca che ha coinvolto l’Azienda ULSS
17, alcune scuole del nostro territorio e
l’università. Il convegno era rivolto agli studenti delle scuole
secondarie di secondo grado, ai presidi, agli insegnanti di educazione
fisica, agli assessori allo sport dei comuni, agli allenatori e tecnici
sportivi, ai genitori. L’importanza dello sport nell’età dello
sviluppo è stata enfatizzata da anni e a tutti i livelli
(sociali, politici, sanitari). Da anni le strutture deputate alla
prevenzione nella popolazione di tutto il mondo industrializzato, so-no
coinvolte nelle attività di lotta alla sedentarietà. Secondo gli studi
epidemiologici più recenti sono proprio le fasce d’età giovanili
quelle nelle quali deve essere creato e mantenuto uno stile di vita sano e
corretto. Gli studi scientifici hanno chiaramente dimostrato come una
grande percentuale di malattie cardiovascolari, metaboliche e tumorali
risentano positivamente della pratica, seppur modesta, di attività
motoria. A fronte di tutto ciò, i dati statistici dimostrano invece che i
ragazzi abbandonano l’attività motoria/sportiva proprio nel periodo in
cui ne coglierebbero i maggiori benefici. Infatti se a 11-14 anni il 60%
dei ragazzi pratica attività sportiva, a 18-19 anni tale numero si
dimezza e un quarto degli adolescenti di tale età risulta del tutto
inattivo. La ricerca - condotta con la collaborazione del Dipartimento di
Psicologia Generale dell’Università di Padova - coinvolgendo oltre
1.500 studenti delle scuole superiori, ha voluto indagare se nella nostra
realtà locale fossero confermati i dati di letteratura, quali fossero le
motivazioni che spingono i nostri ragazzi alla pratica e all’abbandono
dell’attività sportiva e quali fossero gli atteggiamenti dei giovani e
delle loro famiglie nei confronti dello sport. L’adesione convinta delle
scuole coinvolte nella ricerca, ha permesso di veder confermato
l’impegno che da anni le istituzioni scolastiche di questo territorio
dimostrano nei confronti della promozione della salute dei ragazzi.
Hanno risposto al nostro questionario 1.628 giovani: 56,3% femmine, 43,7%
maschi. Sono stati coinvolti: l’Istituto J.F.Kennedy di Monselice, l’I.T.C.S.G.
Atestino di Este, l’Istituto E.Mattei di Conselve, l’Educandato
Statale San Benedetto di Montagnana. Tra gli studenti intervistati, 456
frequentavano la classe prima, 387 la seconda, 263 la terza, 300 la quarta
e 222 la quinta. L’88% era residente nel territorio dell’Azienda ULSS
17.
I RISULTATI DELLA RICERCA
Lo sport rappresenta per la maggior parte degli intervistati, in primis,
un’attività di divertimento (79,7%) e utile alla salute (70,6%). Esso
è considerato inoltre un’opportunità di stare in gruppo (47,2%) e di
svago (39,9%). Allo stesso tempo però, il fare attività fisica viene
visto anche come un impegno (42,7%).
Un’importanza minore, invece, assumono le voci che definiscono lo sport
come “competizione” (28,4%), “passatempo” (18,3%) e
“fatica/stanchezza” (12,8%).
Poco più della metà dei soggetti che frequentano le scuole, afferma di
praticare attualmente un’attività motoria/sportiva. Questo dato è
preoccupante perché significa che quasi la metà dei nostri ragazzi
risulta condurre una vita pressoché sedentaria. La maggioranza degli
studenti che praticano sport si rivolgono alle federazioni sportive
riconosciute dal CONI o ad Enti di promozione sportiva e associazioni
private. Le strutture parrocchiali si confermano come luoghi dove i
ragazzi hanno l’opportunità di svolgere attività sportive. Esiste poi
una percentuale pari al 14% del campione, che sceglie di fare attività
fisica in modo del tutto “indipendente”.
I RAGAZZI CHE PRATICANO ATTIVITÀ SPORTIVE
L’attività sportiva più praticata dai ragazzi risulta essere il
calcio; seguono la ginnastica/attrezzistica/danza, la pallavolo e infine
il nuoto. Gli studenti dichiarano di praticare attività sportiva
soprattutto per fare movimento e migliorare l’aspetto fisico, per stare
con gli amici e divertirsi. Solo il 14,7% degli
intervistati pratica uno sport per motivi di competizione o per avere
successo (10,2%) o per far piacere ai genitori (3,4%). Dall’indagine
risulta evidente il ruolo positivo degli amici e dei genitori
nell’indirizzare i ragazzi verso
l’attività motoria e conferma la rilevanza degli adulti significativi e
dei pari nell’indurre comportamenti favorevoli alla salute. A tal
proposito, anche le domande relative alla percezione nei figli del valore
attribuito dai propri genitori allo sport dimostrano quanto questo sia
ritenuto importante dagli stessi
genitori. Solo alcuni ritengono che i propri genitori “sperano che il
loro figlio diventi un campione” (61 su 1628). In relazione alle
emozioni provate praticando lo sport, gli intervistati affermano
soprattutto di divertirsi, di sperimentare un benessere psicofisico, di
sentirsi sicuri di se stessi. Solo il 13% dichiara di provare anche fatica
e stanchezza. L’ora di educazione fisica a scuola, viene vissuta da
questi ragazzi “attivi” come un momento di rilassamento e di svago,
un’occasione per fare attività motoria, per socializzare. Solamente 47
soggetti considerano l’educazione fisica a scuola solo una materia in più
e la vivono come una perdita di tempo. Gli studenti che praticano attività
sportiva, per l’educazione fisica a scuola vorrebbero, in ordine di
priorità: ore aggiuntive a disposizione, maggiori strutture abbinate alla
scuola, insegnanti con maggiori mezzi a disposizione, la presenza di un
esperto per ogni tipologia di sport. Una percentuale assolutamente
trascurabile vorrebbe un insegnante più motivato.

I RAGAZZI CHE NON PRATICANO ATTIVITÀ SPORTIVE
I dati della ricerca dimostrano che il 90% di chi, tra gli intervistati,
è attualmente inattivo in passato ha svolto qualche attività sportiva
che poi ha progressivamente lasciato. Più nello specifico, le discipline
abbandonate dai ragazzi sono risultate nell’ordine: il nuoto seguito
dalla pallavolo, poi la ginnastica/attrezzistica/danza e per ultimo il
calcio che si conferma non solo lo sport più praticato ma anche quello
con meno abbandoni. Le principali motivazioni che hanno spinto in passato
questi ragazzi a praticare uno sport risultano essere le stesse dei
ragazzi attualmente attivi e cioè lo sport è stato un modo per ”stare
con amici e divertirmi“, “fare movimento e migliorare l’aspetto
fisico”.
Questi ragazzi inoltre dichiarano di aver provato nello sport soprattutto
divertimento e benessere psicofisico. In questo gruppo è più alta però
la percentuale di chi ha provato fatica e stanchezza (19,6%) nel fare
attività fisica.
Questi ragazzi hanno individuato come principale motivo che li ha portati
ad abbandonare l’attività sportiva il “troppo tempo sottratto allo
studio”. Di seguito vengono: la nascita di nuovi interessi, gli orari
degli impianti troppo scomodi, il non provare più divertimento, gli
impianti sportivi difficili da raggiungere, l’aver subito infortuni
durante l’attività sportiva. I motivi di studio, altri interessi, orari
scomodi, impianti troppo lontani, nessun amico con cui frequentare la
palestra, rappresentano inoltre le principali cause per cui gli studenti
attualmente non praticano alcuna attività sportiva. I ragazzi che non
praticano sport percepiscono che per i loro genitori sarebbe importante
che loro svolgessero attività motoria. Alla domanda “come vivi l’ora
di educazione fisica a scuola?” la maggior parte di questi studenti
ritengono sia un momento di rilassamento e di svago, un momento per fare
attività, per socializzare; 79 ragazzi invece considerano la materia
inutile e 61 la vivono come una perdita di tempo.

CONCLUSIONI
Da questa ricerca emerge un dato molto importante: la stragrande
maggioranza dei giovani intervistati ritiene l’attività fisica un
divertimento utile alla salute e questo è molto confortante in quanto,
evidentemente, lo sport risponde ancora
a un bisogno proprio dell’età adolescenziale. Dispiace invece
apprendere che solo il 54% degli intervistati pratica attualmente una
qualsiasi attività motoria o sportiva. D’altra parte conosciamo
l’effetto positivo e trainante delle medaglie conquistate nelle gare di
grande risonanza mediatica; noi adulti dobbiamo essere in grado di
sfruttare questi momenti - olimpiadi, campionati, mondiali, ecc. - per
permettere ai volonterosi di affacciarsi allo sport perché diventi valore
positivo nella vita dei ragazzi. Altro dato interessante è la conferma
che l’abbandono dello sport è spesso legato alla necessità di dedicare
maggior tempo allo studio e che a distrarre i nostri giovani dai campi di
gara sia spesso il sopraggiungere di nuovi interessi e il calo del fattore
divertimento. È però importante constatare che anche la maggior parte di
coloro che non praticano più uno sport in maniera attiva, sentano
comunque il bisogno di incrementare le ore di educazione fisica a scuola.
La salvaguardia della salute di una popolazione deve passare attraverso un
insieme di stili di vita che comprendano l’attività fisica/sportiva
come momento imprescindibile, come primo motore per arrivare a costruire
adulti sani ed anziani autosufficienti in grado di sviluppare al meglio le
proprie potenzialità.
Raffaella Camillotto
Responsabile Servizio Educazione e Promozione della Salute
Daniele Zotti
Responsabile Servizio Tutela Attività Sportive
Azienda ULSS 17
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