1° QUADRIMESTRE 2007 redazione@bussolasalute.com
ARCHIVIO
EDITORIALE
INSERTO SPECIALE
I nostri primi 6 anni
PIANETA RAGAZZI
7 regole d'oro per la salute dell'infanzia


Per orientarsi a scuola e non solo

AISMME

PIANETA ADULTI
Questione di..."etichetta"

L'ipertiroidismo

L'artrite psoriasica

Servizio trasfusionale nella Provincia di Padova

AIMA Euganea - Associazione a sostegno dei malati di Alzheimer

PIANETA ANZIANI
Le fratture di femore nell'anziano
BREVI
Notizie in breve
AVVERTENZE ALLA POPOLAZIONE
Viaggiare all'Estero ben assistiti

Evita le code usa il "Punto giallo"

ORGANIZZAZIONE
Il nuovo ospedale dell'ULSS 17
Chi scrive
Link
L'angolo della posta
La redazione


L'IPERTIROIDISMO
La ghiandola tiroidea è localizzata nel collo e produce due
ormoni, la triiodotironina (T3) e la tetraiodotironina (T4), che vengono riversati nel circolo sanguigno.
Questi raggiungono tutti i distretti corporei e regolano molte funzioni, tra cui le modalità con cui il corpo usa ed accumula energia, un processo a volte definito come “metabolismo”.
Gli organi principalmente sensibili agli effetti degli ormoni tiroidei sono il cuore, il cervello, il fegato, il tessuto osseo, l’apparato gastrointestinale ed il sistema riproduttivo.
La funzione tiroidea è controllata da una ghiandola posta
all’interno del cervello, nota come ipofisi, la quale produce l’ormone
TSH (thyroid-stimulating hormone) che ha appunto il compito di stimolare la tiroide a produrre T3 e T4.

COS’È L’IPERTIROIDISMO
Con il termine di ipertiroidismo s’intende un’eccessiva secrezione da
parte della ghiandola tiroidea dei suoi ormoni T3 e T4. In alcuni casi
questi non sono sintetizzati in maniera esagerata dalla tiroide ma
bensì liberati in eccesso perché questa subisce un processo distruttivo.
In altri casi ancora l’ipertiroidismo è dovuto all’assunzione incongrua
di ormoni tiroidei contenuti in alcuni farmaci o in cibi contaminati (ad esempio carni macinate contenenti tiroidi animali).
L’ipertiroidismo è una disfunzione meno comune rispetto all’ipotiroidismo (vedi Bussola Salute n.18) e la sua frequenza è maggiore tra le donne, potendo riscontrarsi fino all’1% della popolazione femminile.

SEGNI E SINTOMI
Un’iperattività della ghiandola tiroidea può provocare:
• irritabilità, nervosismo, insonnia, ansietà;
• debolezza muscolare, tremori fini alle mani;
• intolleranza al caldo;
• sudorazione eccessiva;
• accelerazione o irregolarità del battito cardiaco (cardiopalmo);
• crescita eccessiva della tiroide (gozzo);
• perdita di peso;
• irregolarità del ciclo mestruale, infertilità;
• aumentata frequenza dell’alvo e talora diarrea;
• problemi alla vista o irritazione agli occhi.
A volte i sintomi compaiono piuttosto rapidamente nell’arco di poche settimane, mentre in altri casi in modo molto più lento e subdolo, specie nei soggetti anziani dove la sintomatologia può essere molto vaga e aspecifica (confusione mentale, disturbi del sonno, palpitazioni, facile stancabilità, tremori, calo di peso). Qualora non riconosciuto o trattato, l’ipertiroidismo può causare
dei danni, specie sul versante cardiologico (fibrillazione atriale, scompenso cardiaco) e osseo (osteoporosi).
Le cause di iperattività della ghiandola tiroidea sono numerose, ma la forma più comune di tale disfunzione è la “malattia di Basedow-Grave” (o gozzo tossico diffuso).
Questa è una classica malattia autoimmune causata da anticorpi che il sistema immunitario produce erroneamente contro se stesso (autoanticorpi).
In particolare questi sono diretti contro la tiroide e ne stimolano
la funzione in modo esagerato.
La malattia di Basedow-Graves si riscontra soprattutto nelle donne
giovani, in particolare nella fascia di età che va dai 20 ai 40 anni. Queste sono colpite con una frequenza dieci volte maggiore rispetto agli uomini.
Tuttavia, anche individui di età avanzata possono risultarne affetti.
Esiste una certa predisposizione genetica per lo sviluppo delle malattie autoimmuni della tiroide, come dimostrato dalla loro frequente presenza in più membri della stessa famiglia.
È generalmente rilevabile un lieve aumento di volume dell’intera
ghiandola tiroidea e la presenza di alterazioni a carico degli occhi di varia entità: dalle irritazioni, al senso di secchezza, alla caratteristica sporgenza dei globi oculari (“esoftalmo”) che rende talvolta difficile la chiusura delle palpebre e, nelle fasi più avanzate, può causare visione doppia.
I disturbi oculari sono maggiormente diffusi nei fumatori e nei pazienti che hanno livelli elevati di autoanticorpi tireostimolanti.


In questi pazienti possono associarsi anche malattie autoimmuni a carico di altre ghiandole.
Nelle persone più anziane, generalmente donne oltre i 50 anni, è invece più frequente il “gozzo tossico nodulare”. Questo è caratterizzato dalla presenza di molteplici formazioni nodulari benigne, alcune delle quale diventano iperfunzionanti nell’arco
di molti anni. Non è associato a disturbi oculari.
Un’altra causa non infrequente di ipertiroidismo è la “tiroidite subacuta”, nota anche come tiroidite di De Quervain. Questa è un’infiammazione della ghiandola tiroidea di probabile origine virale che provoca la liberazione in eccesso di ormoni tiroidei in circolo. Le manifestazioni cliniche sono di solito moderate e di breve durata. La tiroide è lievemente ingrandita ma soprattutto è molto dolente, specie alla palpazione, e la sintomatologia può simulare una faringite. Alla fase iniziale di ipertiroidismo spesso subentra una temporanea condizione di ipotiroidismo. Generalmente entro 6-12 mesi si ripristina una normale attività ghiandolare.
Vi è poi la “tiroidite silente post-partum”, che insorge per lo più entro un anno dal parto, che è caratterizzata da un transitorio ipertiroidismo ed ha una genesi autoimmunitaria.
In alcuni casi può essere confusa con la depressione post-partum.
Va infine ricordato che alcuni farmaci (ad esempio farmaci dimagranti) possono contenere degli ormoni tiroidei che sono in grado di dare ipertiroidismo (tireotossicosi fittizia).
Altri farmaci (ad esempio l’amiodarone) o prodotti di erboristeria (come alcune alghe) contengono invece elevate concentrazioni di iodio, che possono provocare nei soggetti predisposti un’iperfunzione della ghiandola, e quindi un’ipertiroidismo.
Altri farmaci ancora, come l’interferone, possono indurre o smascherare una tiroidite autoimmune.

COME IDENTIFICARE UN IPERTIROIDISMO
Il sospetto di ipertiroidismo è formulato sulla scorta dei dati clinici
e la diagnosi viene confermata dosando gli ormoni tiroidei nel sangue. Pertanto è sufficiente effettuare un prelievo di un piccolo campione di sangue che verrà poi analizzato in laboratorio. Un paziente risulta ipertiroideo se i livelli di T3 e T4 sono superiori al normale ed i livelli di TSH sono al di sotto della norma.
Per determinare il tipo di ipertiroidismo ci si avvale di ulteriori esami di laboratorio ed eventualmente di indagini strumentali (come l’ecografia o la scintigrafia tiroidea).
Un ulteriore prelievo di sangue può consentire la determinazione degli autoanticorpi antitiroide che ne stimolano in maniera sproporzionata la funzione, e quindi identificare facilmente
una malattia di Basedow-Graves. La ricerca di questi anticorpi
è considerata indispensabile nelle donne gravide affette da tale malattia in quanto essi possono attraversare la placenta e indurre un ipertiroidismo transitorio nel neonato.

TRATTAMENTO DELL’IPERTIROIDISMO
L’ipertiroidismo può essere in genere diagnosticato e curato in ambulatorio senza necessità di ricovero. La terapia può tuttavia risultare abbastanza complessa e presentare degli effetti collaterali. Una volta confermata la diagnosi, il trattamento ha l’obiettivo di ridurre o abolire del tutto la sintesi degli ormoni tiroidei prodotti dalla ghiandola.
Grazie a farmaci antitiroidei, all’eventuale intervento chirurgico o
allo iodio radioattivo. In alcuni casi particolari (adenoma tossico) si può lesionare il nodo tiroideo iperfunzionante mediante alcolizzazione o laser-terapia. Il medico di medicina generale e lo specialista endocrinologo prescriveranno la terapia più appropriata in base alla specifica malattia. 
Il trattamento chirurgico va riservato ai soggetti con gozzo voluminoso che talora comprime o deforma la trachea, quando la terapia farmacologica risulta inefficace o non tollerata per l’insorgenza di effetti collaterali. La tiroide viene in genere asportata del tutto (tiroidectomia totale) per evitare il pericolo di recidive di ipertiroidismo.
In alcuni casi l’asportazione della ghiandola può essere solo parziale
(tiroidectomia subtotale). Dopo l’intervento chirurgico compare necessariamente un ipotiroidismo che è, tuttavia, più agevole da curare. Sebbene sia ben sopportato e sicuro, l’impiego del radioiodio viene riservato ai pazienti che non tollerano o sono poco sensibili alla terapia medica e che, per l’età avanzata o per altre malattie concomitanti, presentano un elevato rischio operatorio.
È generalmente indicato nel gozzo tossico nodulare.
Il trattamento consiste nel bere una soluzione acquosa di iodio radioattivo e viene eseguito, per motivi di radioprotezione, presso centri specializzati.
L’ipotiroidismo è una conseguenza quasi inevitabile del trattamento.

Fabio Presotto
Direttore
UOC di Medicina Interna - Este
Azienda ULSS 17

ricerca nel sito
Territorio dell' ULSS 17
INFORMAZIONI ULSS 17


INFO FARMACI

CONCORSI E AVVISI

GARE E APPALTI


AREA RISERVATA AI DIPENDENTI

FARMACIA OSPEDALIERA

MEDICINA CONVENZIONATA

STATISTICA

News

regolamento di pubblica tutela ALLEGATO 1
Associazioni
Farmacie
Farmacie di turno
Numeri utili