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LE FRATTURE 
DI FEMORE 
NELL'ANZIANO



L'invecchiamento porta ad una riduzione della massa ossea e al deterioramento della microarchitettura ossea.
Tale condizione è chiamata osteoporosi e negli anziani (sopra i 65 anni), è un fattore favorente nel 75% delle fratture causate da cadute banali. Le fratture che si verificano a causa dell’osteoporosi interessano generalmente la parte spugnosa dell’asse.
Maggiormente colpite sono le donne dopo la menopausa, ciò per la carenza ormonale che influisce negativamente sul metabolismo del calcio. La sede di frattura più frequente negli anziani è il femore,
seguita dal polso e dall’omero. È necessario eseguire nel più breve tempo possibile l’intervento di riduzione e garantire una osteosintesi solida per una rapida mobilizzazione dal letto ed una precoce
rieducazione funzionale, evitando una prolungata permanenza a letto che espone al rischio tromboembolico, alle complicanze polmonari, alle ulcere da decubito ed al deterioramento muscolo-scheletrico, da cui è improbabile guarire completamente.
L’obiettivo di una terapia valida e risolutiva nei pazienti anziani è il recupero precoce della funzione.
Il trattamento chirurgico deve essere tempestivo. In generale si cerca sempre di ridurre al minimo i tempi tra ricovero e ripresa della deambulazione.
Solitamente questi pazienti sono nella migliore condizione per affrontare l’intervento chirurgico entro le prime 24-48 ore dalla lesione. Tuttavia la presenza contemporanea di patologie in atto richiede una valutazione attenta e completa prima dell’intervento, in collaborazione con altri specialisti come il cardiologo, il geriatra, il neurologo e l’anestesista-rianimatore.
La preparazione pre-operatoria è volta ad ottimizzare le condizioni del paziente e correggere qualunque scompenso derivante dalla lesione.
Infatti, si adottano vari presidi utili ad evitare la comparsa di complicanze:
materassi antidecubito, letti con schienale regolabile adatti anche all’applicazione di trazioni cutanee o transcheletriche; profilassi antitromboembolica ed antibiotica.
L’intervento potrebbe non essere effettuato in pazienti con poca o nessuna prospettiva di ritorno alla deambulazione o con gravi patologie in atto che comportino un elevato rischio operatorio.
La frattura più frequente nel femore dell’anziano è quella che interessa l’estremità più vicina all’anca.
Le cause sono le frequenti cadute con movimento di torsione del bacino e piedi fissi a terra che sollecitano una zona scheletrica, quale appunto quella dell’anca, dove l’osteoporosi senile ha notevolmente impoverito la struttura ossea.
Si distinguono le fratture del femore in pertrocanteriche e del collo.
A causa di una diversa vascolarizzazione delle due regioni, la possibilità di guarigione e, quindi, anche il trattamento chirurgico, saranno diversi.

LA FRATTURA PERTROCANTERICA
Prima di eseguire l’intervento chirurgico appropriato nelle fratture da osteoporosi, bisogna comprendere l’effetto della malattia sulle caratteristiche strutturali dell’osso e sul processo di guarigione.
Le minori probabilità di guarigione da una frattura sono correlate all’età del paziente.
In base alle condizioni generali del paziente, al tipo di frattura ed alla gravità dell’osteoporosi, dopo un’accurata riduzione incruenta sotto controllo radiologico, si effettua l’intervento di osteosintesi che prevede l’utilizzo di placche e/o viti e/o chiodi.
L’osteosintesi solida permette così al paziente di stare al più presto in posizione seduta e quindi di abbandonare il letto già dopo due-tre giorni dall’intervento; ciò è indispensabile per evitare le temibili complicanze, come piaghe da decubito o broncopolmoniti, che possono portare a decadimento generale; permette inoltre la riparazione biologica graduale della frattura, che avviene nel giro di qualche mese, in base alla capacità intrinseca individuale, diversa per ogni persona.
L’osteosintesi stabile rende possibile anche iniziare un graduale e personalizzato schema di riabilitazione.
Le tecniche tradizionali di osteosintesi, infatti, tengono in considerazione il tipo di paziente, il tipo di osso, il grado di osteoporosi, l’età, se prima della frattura il paziente camminava o se era allettato, le capacità iologiche di recupero ed anche la possibilità di eseguire un intervento il meno possibile traumatizzante per il paziente.

LA FRATTURA DEL COLLO FEMORALE
In questo tipo di frattura invece non cerchiamo di ottenere una guarigione dell’osso ma sostituiamo la testa femorale con una protesi metallica. Ciò offre la possibilità di mobilizzare il paziente immediatamente e, se è possibile, di iniziare subito il recupero della stazione eretta e del carico sull’arto operato già entro pochi giorni.
L’obiettivo primario è il ritorno quanto più veloce possibile alle condizioni di vita precedenti la frattura e per questo sono richiesti dei livelli assistenziali adeguati;
questi devono prevedere:
• trattamenti chirurgici adeguati;
• trattamenti riabilitativi adeguati;
• adeguata protezione sociale a domicilio.
Il programma post-dimissione viene previsto, in collaborazione con il geriatra e il fisiatra, durante il ricovero, valutando il paziente, il tipo di frattura e di intervento effettuato e l’andamento del recupero post-operatorio.
Vi potrà essere un ritorno a domicilio con o senza il supporto dell’Assistenza Domiciliare Integrata;
potrà essere fornita l’assistenza fisioterapica a domicilio oppure potrà essere deciso l’invio nell’immediato post-operatorio o in un tempo successivo (circa dopo trenta giorni dall’intervento, tempo minimo perché inizi la formazione di callo osseo riparativo della frattura) in un servizio di riabilitazione per iniziare la rieducazione
funzionale attiva e passiva ed il carico progressivo con tutori.

Maurizio Coppo
Francesco Melan
Ortopedia Monselice
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