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CIRCONCISIONE
NEI BAMBINI
QUANDO SERVE?
Tra le domande più frequenti che una mamma si pone nei primi mesi e anni di vita del proprio bambino vi è “non riesco a scoprire il pisellino, e se non ci riesco non posso pulirlo, cosa devo fare? Sto forse sbagliando qualcosa?”.
Spesso l’ansia di pulizia viene accentuata perché nell’ambito familiare o delle amicizie c’è sempre qualcuno che ne sa di più e che insiste “devi aprirlo altrimenti resterà chiuso per sempre e dovrai farlo operare”. .La mamma quindi spesso è la vera vittima della situazione! Tutti i maschietti neonati hanno un prepuzio lungo e chiuso. Si vede solamente un piccolo buco che permette la fuoriuscita di urina. .Probabilmente uno dei motivi per cui “madre natura” ci ha fatto così è per impedire il contatto del glande
con feci e urina che i bambini piccoli non riescono a depositare “altrove”. .Gli adulti presentano invece un prepuzio più corto e largo tale da permettere al glande di fuoriuscire e di avere così normali rapporti sessuali. Premesso questo è forse utile chiarire alcuni punti.
• La lunghezza del prepuzio è una caratteristica individuale, per cui è normale che due fratelli presentino un aspetto diverso.
Cade così la preoccupazione più comune “ma l’altro figlio ce l’ha diverso!”.
• È fisiologico, ossia normale, che alla nascita la pelle sia unita e che il prepuzio sia attaccato al glande. Non esiste quindi nessuno
spazio tra il glande ed il prepuzio. Cade così anche la seconda grande preoccupazione, ovvero, “se non c’è spazio non c’è nulla da pulire!”
• Sempre in termini di igiene, accade spesso che la presenza di piccole cisti giallastre, simili a lenticchie di “pus”, creino preoccupazione. In realtà queste non sono altro che accumulo di smegma, un secreto che avrebbe anche attività antibatterica.
La loro indolore e spontanea rottura consentirà lo scollamento del prepuzio dal glande.
• In epoca puberale, il prepuzio si allargherà e, nel corso degli anni successivi, diverrà più plastico, consentendo così la sua retrazione ed al glande di scoprirsi. Questo processo, chiaramente individuale, può iniziare dai sei/ /sette anni.
• Altra fonte di ansie sono le aderenze balano-prepuziali, ossia quando la pelle del prepuzio non si è del tutto staccata dal glande. In questo caso, queste aderenze presentano solo un “problema estetico”. È superfluo dire che non necessitano di alcun trattamento.
• Altro mito da sfatare è che la fimosi sia responsabile di infezioni urinarie. Ciò accade davvero eccezionalmente.
COSA NON FARE
Non eseguire manovre violente di scollamento. Queste oltre ad essere molto dolorose, ragion per cui il bambino che è spesso più saggio dell’adulto non si farà più toccare, possono determinare sanguinamenti del prepuzio con la formazione di piccole cicatrici. Queste nel tempo si retraggono determinando la fimosi vera, quella cicatriziale che per essere risolta necessita solo dell’intervento di circoncisione.
COSA FARE
Oggi si consiglia la “ginnastica prepuziale”, ossia cercare dolcemente di scoprire il glande fino a dove questo si
fa scoprire, senza quindi manovre forzate. Dall’età di tre/quattro anni, maspesso se ne consiglia l’uso in età più avanzata,
può essere d’aiuto l’applicazione locale di una pomata cortisonica che, con indicazione del proprio medico,
avrà lo scopo di ammorbidire la pelle e consentire così al prepuzio di staccarsi gradualmente. Questa pomata ha efficacia solo se associata alla ginnastica prepuziale e, comunque, non fa altro che anticipare quello che la “natura” farà attraverso gli ormoni prodotti in epoca puberale. Abbiamo quindi visto che la fimosi tende a risolversi nel tempo in modo spontaneo, raramente è causa
di infezioni urinarie, può essere trattata con terapia locale con successo soprattutto se viene praticata una corretta e dolce ginnastica
prepuziale. Se è vero che l’intervento chirurgico di circoncisione è uno dei più eseguiti in ambito pediatrico, molti pediatri e chirurghi pediatri ritengono attualmente che questo sia un eccesso
. L’attesa unita alla ginnastica prepuziale ed eventualmente all’uso della terapia locale è in grado di “risolvere” il problema, lasciando solo ai casi selezionati la terapia
chirurgica.
Luca Antoniello
UOC di Chirurgia
Azienda ULSS 17
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