1° QUADRIMESTRE 2003 redazione@bussolasalute.com

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Parliamo
 di incontinenza

SE NE PARLA ANCORA
TROPPO POCO E SI RINUNCIA
A TROVARE UNA SOLUZIONE.
UN ACCURATO COLLOQUIO CON IL
MEDICO DI FAMIGLIA E UNA VISITA MEDICA
SARANNO IN GRADO DI IMPOSTARE
CORRETTAMENTE IL PROBLEMA.

Si è incontinenti quando si
perde l’urina involontaria-mente
in tempi e luoghi inappro-priati.
In termini pratici significa
non essere in grado di farla al po-sto
e al momento giusto. Normal-mente
la persona affetta da que-sta
patologia riferisce di farsela
addosso, di bagnarsi senza voler-lo,
di avere la vescica debole, di
non raggiungere in tempo la toi-lette
e cosi via.
In definitiva essere incontinenti
significa l’aver perso, per vari mo-tivi,
la capacità di pianificare la
minzione in condizioni di conve-nienza
igienica e sociale.

UN PROBLEMA
SOMMERSO
Se ne parla ancora troppo poco e
si rinuncia a trovare una soluzione.
Si è fatto riferimento all’inconti-nenza
come ad una “congiura del
silenzio”.
È ancora oggi un disturbo sotto-diagnosticato
e sottocurato, per-ché
vissuto come qualcosa di trop-po
privato e chi ne soffre non ri-corre
al medico, non cerca un aiu-to
qualificato come farebbe per
qualsiasi altra malattia; eppure è
una patologia in grado di modifi-care
la qualità della vita con inso-spettabili
risvolti relazionali. L’esse-re
incontinenti ha come effetto
immediato il generarsi di senti-menti
di inferiorità di mancata
autosufficienza, si matura l’idea di
“sapere di urina”. Tale situazione si
estende inevitabilmente ad ogni
componente della personalità e
del comportamento.
Gran parte del “mondo inconti-nenza”
è misconosciuto, non solo
per i motivi sopra citati, ma anche
perché non esiste un’educazione
sanitaria specifica e la consapevo-lezza
a livello di popolazione ge-nerale è modesta.
Queste considerazioni
impongono, pertanto, un doveroso
impegno a creare una vera ed efficace
cultura dell’incontinenza urinaria 
mirata a definire
programmi di prevenzione, dia-gnosi e terapia.

ASPETTI
EPIDEMIOLOGICI
Uno dei risultati più evidenti delle
ricerche epidemiologiche a dispo-sizione
è che, nonostante il pro-blema
incontinenza urinaria sia
notevolmente diffuso nella popo-lazione
in percentuali sempre
maggiori con l’aumentare dell’età,
la rivelazione clinica del fenomeno
o le situazioni in cui chi ne è affet-to
cerca una soluzione nelle strut-ture
socio-sanitarie sono netta-mente
inferiori. Tutto ciò caratte-
rizza l’incontinenza urinaria
come un fenomeno più diffuso
di quanto comunemente si pensi.
La prevalenza (cioè la probabilità
di essere incontinente
nell’ambito di una po-polazione
definita) è del 2-3% nel sesso
maschile e del 10% nelesso
femminile al di sotto dei 65
anni, per passare al 15-16% in
entrambi i sessi oltre i 65 anni.
Queste percentuali, tradotte in
termini pratici, suggeriscono che
in Italia oltre 2 milioni di donne
soffrono di incontinenza determi-nando
così un problema socio-sanitario
esplosivo, per il quale
andranno trovate risposte soddi-sfacenti
in termini di efficacia e di
rapporto costo\beneficio.

UN DISTURBO
TUTTO FEMMINILE
Nel sesso maschile l’incontinenza
urinaria non esiste come patologia
primitiva, ma solo come patologia

secondaria, per lo più, a tratta-menti
sulla prostata. In età pedia-trica
prevale l’enuresi (quando il
bambino si bagna a letto) spesso
tale disturbo scompare nella mag-gior
parte dei casi con la crescita.
È invece caratteristica del sesso
femminile come patologia primiti-va,
spesso correlata ad un distur-bo
complessivo dell’anatomia del
pavimento pelvico come ad esem-pio
avviene nel prolasso dell’utero.
Inoltre, a differenza degli uomini,
le donne hanno l’uretra più corta
e una muscolatura pelvica che
facilmente può perdere tono: il
percorso, perciò, è più breve e
meno protetto.
Questo spiega perché su 5 perso-ne
che soffrono di incontinenza
quattro sono donne e uno è maschio.

QUANTI TIPI DI INCONTINENZA CI SONO?
Essenzialmente esistono tre tipi
principali di incontinenza urinaria:
• l’incontinenza urinaria da sforzo;
• l’incontinenza urinaria da ur-genza;
• l’incontinenza urinaria mista.
La prima è la perdita involontaria
di urina durante sforzi fisici.
A provocare la perdita di urina
basta talvolta un piccolo sforzo
“mi bagno quando tossisco, rido,
spingo, mi alzo in piedi, saltello,
sollevo dei pesi, faccio ginnastica,
corro…”.
In altri termini, tutto ciò che fa
aumentare la pressione addomina-le
che premendo sulla vescica e
trovando un’uretra incompetente
con i muscoli pelvici indeboliti si
manifesta con la fuga di urina.
Questa situazione è spesso favori-
ta da alcuni fattori di rischio: trau-mi
da parto, stipsi cronica, obesità
e carenza ormonale di estrogeni
conseguente alla menopausa.
L’incontinenza urinaria da urgenza
è la perdita involontaria di urina
preceduta da un desiderio insop-primibile
“me la faccio addosso
prima di arrivare al gabinetto”.
Questa situazione è determinata
da una iperattività non controllabi-le
della muscolatura vescicale. Le
cause di questa iperattività sono
spesso multifattoriali (invecchia-mento,
malattie croniche come il
diabete, lesioni neurologiche e
infiammazioni della mucosa vesci-cale).
Si parla di incontinenza mi-sta
allorquando i due eventi clinici
sopra descritti sono presenti simul-taneamente.

QUALI SONO GLI ACCERTAMENTI
CHE CI AIUTANO A FAR DIAGNOSI?
Spesso è semplice giungere ad
una diagnosi: basta constatare la
scarsa capacità a trattenere le uri-ne.
In verità questo percorso è
veramente semplicistico e convie-ne
come prima regola parlarne
con il proprio medico.
Un accurato colloquio con il Medi-co
di Famiglia e una visita medica
saranno in grado di impostare
correttamente il problema.
A sua volta il medico, se riterrà
opportuno, indirizzerà il proprio
assistito allo specialista competen-te
per avviare le procedure più
raffinate per diagnosticare e quan-tificare
strumentalmente il proble-ma.
Gli accertamenti che andranno via
via eseguiti sono i seguenti:
• esame urine con urinocoltura;
• ecografia renale e pelvica;
• cistografia (studio radiologico
della vescica);

• urodinamica - ESAME FONDA-MENTALE
- (studio funzionale
del comportamento vescicale
e di tutto il basso apparato
urinario).
Ulteriori accertamenti, che in que-sta
rassegna omettiamo, andran-no
eseguiti in casi particolari e rari
di incontinenza urinaria.
COME SI CURA
Sono diverse le strategie che si
possono mettere in atto e in ge-nerale
si dividono in 4 categorie:
• riabilitazione;
• farmaci;
• interventi endoscopici;
• interventi chirurgici.
Nelle forme iniziali d’incontinenza
da sforzo o nelle forme lievi di
instabilità vescicale, viene consi-gliata
la rieducazione della musco-latura
del bacino.
Si tratta di esercizi mirati che, anche
attraverso tecniche di elettro-
stimolazione, servono a ridare
tono ai muscoli pelvici che a loro
volta saranno in grado di opporsi
ad eventuali piccole fughe di urina.
Nell’incontinenza da urgenza, è
possibile utilizzare dei farmaci che
hanno lo scopo di diminuire la
contrattilità della vescica, riducen-do
al minimo o facendo cessare gli
impulsi spasmodici che caratterizzano
questa forma. Come per
tutti i trattamenti farmacologici,
anche in questo caso si dovrà soppesare
pro e contro, verificando se
gli effetti positivi prevalgono sugli
eventuali effetti collaterali (sec-chezza
della bocca, riduzione della
secrezione lacrimale…).
Gli interventi endoscopici mirano
alla riduzione del calibro dell’ure-tra
mediante l’iniezione di sostan-ze
biocompatibili all’interno del-l’uretra stessa.
Quando le fughe di urina
sono un disturbo co-stante
o quando le altre terapie non
hanno dato risultati positivi, lo speciali-sta
consiglia l’in-tervento chirurgico.
Gli interventi chirurgici proposti
per questa patologia sono nume-rosi,
tuttavia, si possono suddivi-dere
in tre grosse categorie: per
via addominale, per via vaginale, e
per via combinata.
I più noti sono le sospensioni vagi-nali
(colposospensione), le sling
(sono fionde di tessuto o di tessu-to
sintetico biocompatibile che
abbracciano l’uretra dall’esterno e
la comprimono ottenendo così
una netta riduzione di calibro).
Spesso l’asportazione dell’utero si
rende necessaria per eseguire cor-rettamente
l’intervento chirurgico.

SCHEDA RIASSUNTIVA
• L’incontinenza urinaria consiste
nella emissione involontaria di
urina in tempi e luoghi inap-propriati.
• In Italia sono stimabili almeno
2 milioni di incontinenti urinari.
• L’incontinenza urinaria peggio-ra
la qualità di vita coinvolgen-done
tutti i domini.
• Clinicamente la distinzione
fondamentale è tra incontinen-za
da sforzo, incontinenza da
urgenza e incontinenza mista.
• L’incontinenza urinaria interes-sa
prevalentemente il sesso
femminile con un rapporto di
uno su cinque.
• La metà dei pazienti affetti da
incontinenza urinaria non fa
ricorso al medico.
• Sono necessarie strategie effi-caci
per migliorare la cognizio-ne
pubblica e professionale
dell’incontinenza urinaria.
• Contrariamente all’opinione
comune, la maggior parte dei
casi di incontinenza urinaria è
candidata ad essere valutata ed
è meritevole di trattamento.
• Oggi sono previsti dei tratta-menti,
eseguibili anche in ane-stesia
locale, che risolvono il
problema nell’80% dei casi.

Antonino Calabrò
Responsabile
Unità Operativa Urologia
ULSS 17



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