1° QUADRIMESTRE 2003 redazione@bussolasalute.com

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L'ultima prova della vita

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L'ultima prova
 della vita

La morte è un’evento naturale
anche se desiderio di tutti
è certamente quello di ritardare il
più possibile la sua venuta.
Eppure per la maggior parte degli
anziani il pensiero dominante non
è tanto la durata della vita ancora
possibile quanto la possibilità di
dover affrontare situazioni particolarmente
penose nei momenti di
invalidità determinati dalla malattia
e dalla vicinanza della morte.
Troppe volte, nella mia lunga
carriera di medico, mi son sentito
chiedere dai miei pazienti di non
ricorrere al ricovero ospedaliero
quando avessi pensato che oramai
non c’erano speranze di guarigione.
Spesso però, tale richiesta non
viene accettata dai parenti del
malato che vedono nell’ambiente
ospedaliero il posto più idoneo
per ogni evenienza, ignorando un
elemento fondamentale: la paura.
La persona in fin di vita, attraversa
momenti di torpore alternati a
momenti di lucidità nei quali trova
intorno a sé un ambiente estraneo
del quale prova paura perché non
gli viene quel senso di protezione
e di sicurezza che gli comunicano
muri e suppellettili di casa sua e
che conosce da sempre.
Intorno a lui ci sono le badanti, il
personale dell’ospedale, i volonta-ri,
tutti gentilissimi ma tutti estra-nei,
a parte un eventuale persona
di famiglia che si turna nell’assi-stenza.
Al dolore della malattia si aggiun-ge
poi il disagio di aghi impiantati
per le fleboclisi che rientrano nei
protocolli di cura, e tutto questo
disorienta e impaurisce il malato
rendendo ancor più tristi i suoi
ultimi giorni.
La malattia può essere affrontata
con serenità quando si è circonda-ti
da persone di famiglia, ascoltan-do
i rumori noti delle attività della
casa, sentendo la voce dei vicini,
guardando quelle piccole cose che
parlano di momenti gioiosi come
può fare un quadro appeso al
muro tanti anni prima, una foto
dei figli o dei nipoti, il letto scelto
con la propria compagna...
E se a tutto questo si aggiunge un
sereno esame di coscienza dal
quale si può concludere di aver
trascorso un’esistenza adeguata
agli ideali che ci eravamo preposti
fin dalla gioventù, allora la morte
può anche essere affrontata con
fierezza, come una delle tante
prove della vita dalle quali si può
uscire vittoriosi anche quando si
deve soggiacere ad una forza
maggiore.
Ben venga dunque l’impegno con
cui nella ULSS 17 tutti si sono
attivati per realizzare strutture e
servizi che tendono a realizzare in
qualsiasi casa l’ambiente più adat-to
per vivere con dignità e tran-quillità
ogni evenienza di malattia,
anche l’inevitabile morte.

Alberto Cossu
Medico
di Medicina Generale
ULSS 17

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