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Come
nascono
i
bambini
Una volta gli adulti alla fatidica
domanda “Come nascono i
bambini?” rispondevano in modo
sbrigativo: “lo capirai quando sarai
grande”, oppure attingendo al
loro repertorio fantastico fatto di
cavoli e cicogne per riuscire a nascondere
il loro imbarazzo.
I bambini dei giorni nostri a senti-re
quelle storie ridono di gusto e
probabilmente anche i bambini di
allora non rimanevano soddisfatti
da questo tipo di risposta. Oggi gli
stessi genitori si rendono conto di
quanto sia necessario occuparsi
anche di questo aspetto nell’educazione
dei propri figli, ma spesso
si sentono impreparati a farlo e
sono consapevoli che nemmeno i
“cavoli” e le “cicogne” possono
più aiutarli a gestire questa difficoltà.
Troppo spesso i genitori si
trovano da soli a risolvere i loro
dubbi rispetto all’educazione sessuale
dei figli e questo li blocca e
impedisce loro di mettersi effettivamente
a disposizione dei bambini
per aiutarli a trovare le risposte
più adeguate ai tanti perché.
Ecco allora che queste difficoltà
fanno riemergere le domande di
fondo con cui probabilmente ogni
educatore si trova a doversi confrontare:
“Perché fare educazione
alla sessualità?”. “Perché non scegliere
il silenzio su questo tema,
come magari spesso hanno fatto i
nostri genitori?”.
Ci si chiede insomma per quale
motivo si debba fare la fatica di
affrontare dentro il percorso edu-
cativo dei nostri figli questo argomento
così ricco di significati e di
risvolti educativi che non sempre
risultano così immediati nemmeno
per noi. Molti autori, che si occupano
di educazione sessuale, hanno
sottolineato puntualmente
come il “non dire” possa esporre i
bambini a paura, ansia, sensi di
colpa, fantasie e a volte comporta-menti
inadeguati.
A questo si aggiunge prepotente-mente
il fatto che il silenzio degli
educatori oggi lascia sempre più
spazio a tutte quelle fonti che
continuamente bombardano i
nostri bambini con messaggi sulla
sessualità, che evidentemente non
hanno nessuna finalità educativa.
Messaggi che presentano la sessualità
umana o come strumento
di puro profitto (es. pubblicità,
pornografia, ecc.) o come argo-mento
che desta curiosità spesso
morbose per le sue possibili sfac-cettature
patologiche (es. la pedo-filia).
I genitori aiutati a prendere
consapevolezza di questi aspetti
comprendono sicuramente quanto
sia importante accettare di met-tersi
in gioco come educatori e
quanto sia altrettanto importante,
per fare questo, trovare spazi e
momenti di confronto tra adulti
che hanno come compito quello
di accompagnare i bambini nel
loro percorso di crescita.
Quando questo confronto è possibile
emergono, con forza, anche
altre domande: “Cosa dire ai bambini
rispetto alla sessualità? Ai
bambini si deve dire TUTTO, ovviamente
nel rispetto degli interessi
della specifica età?”
Quando si affronta un argomento
non ci devono essere parti nasco-ste,
discorsi che si possono fare e
altri no. I bambini comprendono
chiaramente quando si racconta-no
le cose a metà e in questo mo-do
ricevono un messaggio molto
preciso che alcune domande sono
lecite e che altre è meglio non
porle. Il rischio evidente è che tut-to
ciò compromette la possibilità
del bambino di dialogare su questi
temi con i propri genitori e lo porti
così a cercare altre fonti di infor-mazione
e di rassicurazione.
QUANDO È
IL MOMENTO GIUSTO
PER FARE UNA
CORRETTA EDUCAZIONE
SESSUALE?
Questa è una domanda che fa un
pò sorridere, perché sottende la
convinzione che si faccia solo deci-dendo
di dire o meno alcune cose
sulla sessualità. Sappiamo bene
invece che esiste una forma di
educazione sessuale molto incisiva
proprio perché fatto di vissuti, di
emozioni, di affetti, di comporta-menti
che ciascun essere umano
sperimenta continuamente nel
proprio ambito familiare. È quel
tipo di educazione sessuale che si
riceve fin dalla nascita e che nel
quotidiano dà ai bambini messaggio
sul loro essere maschi o fem-mine,
propone modelli di identifi-cazione
maschili o femminili, mo-stra
un modo possibile di essere
coppia, ecc. Accanto dunque a
questa spontanea e “inevitabile”
educazione alla sessualità ne esiste
un’altra fatta di azioni educative
consapevoli, di occasioni di dialogo
“colte al volo” quando si pre-sentano
o create appositamente
quando non si presentano, certi
che il silenzio dei bambini, il loro
non porre domande non corri-sponde
ad un mancato interesse
sull’argomento, e che spesso que-sto
interesse viene dimostrato
usando il comportamento invece
della parola (vedi il gioco del dot-tore,
la masturbazione, ecc.).
CHI DEVE FARE
EDUCAZIONE SESSUALE?
CHIUNQUE abbia un rapporto di
tipo educativo con i bambini, si
prepari per farlo (perché
parlare di sessualità non è facile
come parlare di altri argomenti),
sia disponibile ad integrarsi con
altre figure educative. Si capisce
allora che non ha molto senso
chiedersi se sia meglio la famiglia,
la scuola, l’esperto, l’educatore
parrocchiale o chissà chi. Tutte le
persone che stanno attorno ai
bambini con obiettivi educativi,
ossia occupandosi della loro crescita
e del loro benessere dovrebbero
sentirsi coinvolti in questo
aspetto dell’educazione. Certamente
ognuno di loro farà emer-gere
elementi diversi e specifici
coerenti al proprio ruolo e alle
proprie competenze, ma quello
che importa, alla fine è non lasciare
soli i bambini ad affrontare tut-te
le tappe del loro percorso di
crescita, che in quanto tale è ca-ratterizzato
da momenti gioiosi,
ma anche a volte da momenti dif-ficili.
Come ultima riflessione vor-rei
dire agli adulti di non aver pau-ra
delle emozioni che possono
emergere quando si tocca un ar-gomento
così coinvolgente, né di
quelle dei loro bambini.
È assolutamente normale provare
disagio di fronte ad alcune do-mande
o ancor di più ad alcuni
comportamenti dei propri figli:
nessuno di noi può essere neutro.
Se è vero che ogni essere umano
ha il suo bagaglio personale ri-
spetto alla sessualità fatto di idee,
di conoscenze più o meno approfondite,
di una certa educazione
ricevuta, di valori, di scelte di vita,
di esperienze a volte positive ma a
volte anche dolorose, allora è
chiaro che quando ci si pone di
fronte ad un bambino come educatori
tutto questo viene messo in
gioco e provoca in noi reazioni più
o meno forti, più o meno serene.
Accettiamo questo fatto e non
pretendiamo di riuscire sempre a
rispondere ad ogni domanda e ad
ogni comportamento bene e subito.
Prendiamoci se necessario del
tempo per affrontare ciò che il
bambino chiede o fa, miglioriamo
le nostre conoscenze leggendo
qualche libro sull’argomento, magari
insieme ai nostri figli, con-frontiamoci
con altri educatori,
chiediamo anche l’aiuto dell’esperto
se siamo particolarmente preoc-cupati,
ma soprattutto “sopportiamo”
di non essere genitori perfet-ti.
E sarà proprio in questo modo,
permettendovi di avere dei limiti e
di poterli mostrare ai vostri figli,
che offrirete loro uno spazio di
autentico incontro, una possibilità
attraverso il contatto ed il dialogo
con voi di poter conoscere la sessualità
insieme per i suoi aspetti
gioiosi e sereni, per la sua poten-zialità
di valorizzare le differenze
tra gli esseri umani e per lo strumento
eccezionale di comunicazione
e relazione che essa rappresenta.
Maria Serena Businarolo
Servizio Educazione
e Promozione della Salute
ULSS 17
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L’ULSS 17 organizza Corsi di For-mazione
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Quest’anno i Corsi sono rivolti alle
Scuole Elementari.
Per ulteriori informazioni sui Cor-si
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049.959.87.53 oppure
0429.618.333.
LETTURE CONSIGLIATE
GIOMMI R., PERROTTA M.
“Programma
di Educazione Sessuale”
(fascia 3-6 anni e 7-10 anni)
Mondadori Editore (MI)
FACCHINI V.
“Piselli e Farfalline...”
Patatrac (FI), 1999
VIDEOCASSETTA
“Da dove vengo”
Videobox (MI)
GIOCO DA TAVOLA
“Come nascono i bambini”
Clementoni Educational
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