1° QUADRIMESTRE 2003 redazione@bussolasalute.com

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 ...E i bambini
stanno a guardare 

   
È definibile come cattiva abi-tudine
il tenere la TV accesa
in un ambiente dove si trova un
bambino piccolo di età inferiore ai
3 anni, anche se in presenza di un
genitore. L’eccesso di suoni e/o
rumori emessi dall’apparecchio
nonché la sovrastimolazione conti-nua
della vista può comportare
una alterazione nei ritmi della cre-scita
con la comparsa di irritabilità,
alterazioni del ritmo sonno-veglia,
disturbi del sonno.
Non va dimenticato che a partire
dal 2° mese di vita il bambino è in
grado di focalizzare la vista sulle
immagini rimandate dallo scher-mo.
Ciò tuttavia rappresenta uno
stimolo incongruo in quanto per
poter apprendere a conoscere il
mondo circostante nei primi mesi
di vita è necessaria l’esplorazione
orale degli oggetti, vale a dire la
possibilità di manipolare gli ogget-ti
portandoseli alla bocca permet-tendo
così una adeguata integra-zione
percettiva.
A volte i genitori rimangono al-quanto
perplessi di fronte ad un
bambino che usa poco il linguag-gio
per comunicare i suoi bisogni
e invece ripropone in modo ripeti-tivo
quasi automatico uno slogan
pubblicitario. Questi bambini in
realtà usano il linguaggio ma non
si può dire che sanno parlare.
Si riscontrano ancora altri disturbi
causati direttamente dal mezzo
televisivo, ad esempio per quei
bambini che presentano crisi epi-lettiche
fotosensibili. In questo
caso lo stimolo e la frequenza del-le
immagini, ma pure dei video-giochi,
possono scatenare delle
vere e proprie crisi epilettiche.
Si è pure osservato da parte di al-cuni
bambini il tentativo di ricerca
delle stesse (autoinduzione delle
crisi) in quanto queste possono
essere associate a sensazioni pia-cevoli.
Da un altro punto di vista
possiamo cercare di analizzare
quanto la televisione influisca sulla
normale evoluzione psicologica
del bambino. Bisogno fondamen-tale
di ogni bambino, aggiungerei
 di ogni persona è di vivere in rela-zione
con qualcuno, con una per-sona
significativa dal punto di vi-sta
affettivo. Così per il bambino
questo bisogno si esprime con la
dipendenza affettiva da una ma-dre
e da un padre. Il mezzo televi-sivo
si costituisce quindi come un
“terzo oggetto” che certamente
non può essere investito di per sè‚
di valenze affettive; se ciò accade
ci troviamo purtroppo nell’ambito
dei disturbi psicopatologici anche
gravi. Osserviamo quindi dei feno-meni
alquanto preoccupanti lad-dove
la televi-sione si sosti-tuisce
ai rap-porti inter-personali,
fondamentali per il
bambino, diventando
essa un surrogato e
quindi veicolo di moti affettivi artificiosi,
innaturali. Il bambino, nella
sua evoluzione psico-affettiva ne-cessita
di transitare da un funzio-namento
in cui prevale il princi-pio
di piacere, verso un altro in
cui deve prendere posto il princi-pio
di realtà.
Ciò che distingue il principio di
piacere e lo dice la parola stessa è:
• il soddisfacimento pulsionale, la
gratificazione immediata;
• l’intolleranza verso la frustrazio-ne;
• l’impossibilità a procastinare nel
tempo la soddisfazione dei
bisogni;
• la dipendenza rispetto all’auto-nomia.
Il principio di realtà invece si sosti-tuisce
mano a mano che il bambi-no
apprende che:
• non è possibile ottenere tutto e
subito;
• che esistono delle norme, delle
regole educative;
• che le gratificazioni possono
anche non essere immediate;
• che qualche bisogno può anche
non essere soddisfatto, senza
per questo doversi disperare.
l passaggio dalla dipendenza al-l’autonomia
è pur sempre doloro-so
ma necessario, per continuare a
crescere. La televisione come vei-colo
di messaggi e modelli psico-logici
tende tuttavia a riproporre,
a richiamare in maniera più o
meno forte un modello fortemen-te
improntato al principio del pia-cere.
Su cosa si basano in fondo
gli slogan pubblicitari? Soprattutto
quelli che hanno per oggetto e
per protagonista il bambino?
Ciò che appare ancor più rischioso
dal punto di vista psicologico è la
dipendenza dalla televisione.
Il concetto di dipendenza appare
centrale nel predeterminare quelli
che potremmo chiamare i “fattori
di rischio per il bambino nella so-vraesposizione
televisiva”.
In realtà la sovraesposizione è di
fatto la premessa alla dipendenza.
La televisione ha certamente con-
tribuito a determinare non soltan-to
per i bambini ma purtroppo
anche per gli adulti ulteriori dipen-denze.
Cosa può succedere allor-quando
ai bambini vengono pro-poste
immagini che ripropongono
scene di sconfinato amore o al
contrario di crudeltà e di odio?
Cosa può accadere se l’eroe robo-tico
si getta sul robot nemico con
enfasi aggressiva e distruttiva?
Cosa può succedere ancora se si
mostra esattamente il luogo e il
modo con cui è stato lanciato dal
ponte dell’autostrada il mortale
sasso? La risposta la conosciamo o
meglio è la stessa televisione che
ce l’ha fornita tante volte, ossia
che qualche bambino o qualche
adolescente avrà tentato di far
provare la stessa cosa magari al
miglior compagno di giochi, o in
un gruppo di amici con
“annoiati a morte” ci si
contagia i sentimenti morti-feri,
e si passa all’atto.
Agire, piuttosto che pensare ri-sulta
essere purtroppo estrema-mente
facile, soprattutto se ri-proposto
dalla “cattiva maestra
televisione”. Pensare, risulta
essere invece alquanto
faticoso e ciò ce l’hanno
sempre dimostrato i
“buoni maestri”. Esisto-no
per il bambino, fruitore
eccessivo della televisione,
una serie di rischi non
meno gravi per il suo fragi-le
equilibrio psicologico.
L’esito di ciò lo si può riscontrare
nei diversi modi in cui si può espri-mere
il disagio del bambino:
• l’aumento dei comportamenti
aggressivi e imitativi;
• l’aumento dei disturbi del com-portamento
(ipereccitabilità);
• l’aumento dei disturbi del son-no:
incubi, pavor nocturnus;
• l’aumento dei disturbi alimenta-ri
(iperfagia da assunzione ec-cessiva
di prodotti superflui,
obesità).
Ciò appare essere tanto più evi-dente
quanto più gli adulti lascia-no
il bambino da solo, in loro as-senza,
di fronte alla televisione,
soprattutto allorquando questa ha
spiazzato la relazione tra bambino
e padre e tra bambino e madre.
Quando lo spegnersi delle fonda-mentali
relazioni è già avvenuto
molto prima che qualcuno, (come
spesso si osserva nelle consultazio-ni),
abbia la forza di spegnere il
televisore.
Capita sempre più spesso infatti di
sentire madri o padri che non rie-scono
a spegnere la televisione, a
dire basta, a limitare e in qualche
modo proteggere il bambino di
fronte agli eccessi televisivi.
Si ha l’impressione che queste ma-dri,
questi padri vivano l’angoscia
di rimanere da “soli” con il proprio
figlio, piuttosto che esprimere il
piacere per poterlo fare. D’altron-de
non si vede oramai quasi più
nessun bambino in consultazione
per qualche problema psicologico
e/o psicopatologico in cui non si
associ pure un uso quanto meno
incongruo della televisione.
Accanto a ciò si osserva una man-canza
di relazioni significative con
gli adulti di riferimento.
Questi ultimi appaiono troppo
spesso presi essi stessi dal mecca-nismo
della dipendenza da non
essere più in grado di esercitare il
loro ruolo genitoriale.
La famiglia sembra essere sempre
più proiettata a raggiungere mi-gliori
standard materiali di vita,
mentre al suo interno domina l’in-differenza,
il disinteresse e l’inca-pacità
di dialogo.
Se il bambino cerca di richiamare
l’attenzione dell’adulto, ad esem-pio
quando i genitori guardano la
televisione alla sera, oppure quan-do
il bambino si ostina a non
mangiare, può avvenire che i geni-tori
reagiscano anche violente-mente,
incapaci di fronteggiare
situazioni troppo impegnative o
che li coinvolgono emotivamente.
All’interno delle famiglie non si
osserva la disponibilità ad acco-gliere
le esigenze di crescita del
bambino, ad assecondare il suo
bisogno di effettuare le necessarie
esperienze, a sostenere i suoi mo-menti
conflittuali; al contrario, e
ciò appare preoccupante, sono gli
adulti che sempre più spesso
esprimono il bisogno di avere un
bambino “regolare” nel sonno,
nella assunzione di cibo, pulito
e presto autonomo, proprio
come quel bambino che viene
mostrato in televisione.

Francesco Viero
Responsabile
Unità Operativa Maternità Infanzia
Età Evolutiva Famiglia
Conselve Monselice
ULSS 17



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