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LA MALATTIA MENTALE:
UN LUNGO CAMMINO

 

Nel nuovo millennio, quanti dei vecchi pregiudizi sul malato
mentale resistono ancora? Quanti pensano ancora che sia diverso, pericoloso e incurabile? Al giorno d’oggi la malattia mentale fa meno paura perché se ne parla di più. I mezzi di comunicazione (radio, televisione e giornali) contengono spesso rubriche dove vengono trattati i disturbi mentali
con i loro sintomi, i problemi che ne derivano anche sociali, i trattamenti sia farmacologici che psicoterapeutici. Le persone affette da malattie mentali vivono con noi, lavorano in mezzo a noi tutti.
Eppure i problemi relativi alla salute mentale rivestono, in tutti i Paesi industrializzati, un’importanza crescente, perché la loro prevalenza mostra un trend in aumento e perché ad essi si associa un elevato carico di disabilità e di costi economici e sociali, che pesa sui pazienti, sui loro familiari e sulla collettività. I dati della letteratura scientifica internazionale segnalano che nell’arco di un anno il 20% circa della popolazione adulta presenta uno o più dei disturbi
mentali elencati nella Classificazione Internazionale delle Malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Diventa pertanto fondamentale garantire la presenza sul territorio di tutti quei servizi e strutture che, dalla prevenzione,
alla cura fino alla riabilitazione, prendano in carico il paziente con disturbo mentale e lo portino al recupero clinico e sociale. Nei progetti sanitari nazionali e regionali 2002-2004, nell’ambito della Tutela della Salute Mentale,
uno degli obiettivi prioritari è la residenzialità, cioè la presenza sul territorio di strutture residenziali per le condizioni psichiatriche che prevedano una più elevata intensità e durata dell’intervento riabilitativo. La riabilitazione in campo psichiatrico è intesa come un processo per identificare e prevenire o ridurre le disabilità e nello stesso
tempo per aiutare l’individuo a sviluppare ed usare i propri dati e capacità acquisendo fiducia e stima di sé attraverso i successi conseguiti nei ruoli sociali. Attraverso questo processo la persona viene aiutata ad adattarsi alle limitazioni imposte dalle sua disabilità con lo scopo di riportarla al massimo livello possibile di autonomia.
La riabilitazione mira soprattutto a promuovere la salute,
pertanto l’aspetto distintivo e più importante delle formulazioni riabilitative è l’enfasi posta sulle capacità
positive.

PRINCIPI BASE DELLA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA
1. L’obiettivo primario della riabilitazione psichiatrica è
quello di migliorare il livello di competenza delle persone che
presentano delle disabilità psichiatriche. 

2. I benefici ottenuti dai clienti della riabilitazione sono rappresentati da miglioramenti comportamentali all’interno dei contesti ambientali ove l’utente vive o andrà a vivere. 

3. La riabilitazione psichiatrica tende ad utilizzare una varietà
di tecniche specifiche, che risultino appropriate per ogni singolo paziente.    

4. Un obiettivo centrale della riabilitazione psichiatrica è rappresentato dal miglioramento dell’esito lavorativo delle persone con disabilità psichiatriche. 

5. La speranza costituisce un ingrediente essenziale nel processo riabilitativo.
6. Un coinvolgimento attivo dei clienti nella pratica della riabilitazione è indispensabile: la riabilitazione è fatta con e non per l’utente.

7. I due fondamentali interventi operati dalla riabilitazione sonorappresentati dallo sviluppo delle abilità dell’utente e dallo sviluppo delle risorse dell’ambiente in una direzione che sia supportiva o facilitativa dell’intervento operato sull’individuo. 8. Il trattamento farmacologico a lungo termine rappresenta una componente spesso necessaria
ma raramente sufficiente di un intervento riabilitativo; inoltre un intervento riabilitativo efficace a lungo termine può condurre ad un significativo decremento o ad una sospensione del trattamento farmacologico. Lo sviluppo delle abilità sociali è divenuto uno degli obiettivi primari della pratica riabilitativa. Le persone affette da gravi disturbi mentali, come la schizofrenia, presentano una serie di deficit relativi alle abilità sociali, che comprendono un ampio repertorio di comportamenti, soprattutto quelli coinvolti nella creazione e nel mantenimento di interazioni sociali efficaci,
inclusi il linguaggio, la gestualità, la capacità di decodificare e valutare adeguatamente i messaggi provenienti dall’ambiente e di rispondervi adeguatamente.
Due sono le aree fondamentali di intervento riabilitativo: la prima volta a migliorare il livello di abilità strumentali, necessarie per una  soddisfacente vita di comunità (ad
esempio, cura della propria persona, gestione del denaro, uso dei mezzi di trasporto, organizzazione del tempo libero, inserimento lavorativo, ecc.); la seconda concerne invece l’area delle relazioni interpersonali e della assertività, rappresentata dalla capacità di esprimere i propri bisogni e le proprie aspettative in maniera adeguata. Elemento importante nella applicazione di un programma riabilitativo
è la presenza e la trasmissione da parte del setting riabilitativo di aspettative positive nei confronti del paziente: la riabilitazione è infatti orientata verso il presente ed
il futuro ed è diretta verso il raggiungimento di obiettivi.
Il livello di aspettative presenti nei pazienti, nello staff e nei familiari costituisce una delle variabili più importanti nel determinare l’esito del processo riabilitativo. Nel Dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 17 la riabilitazione inizia nel Reparto di Diagnosi e Cura, e via via si snoda attraverso le strutture Semiresidenziali: Centro Diurno (a Montagnana), Centro Terapeutico (a Monselice); e le strutture Residenziali: le Comunità Terapeutiche Residenziali Protette, CTRP (“La Casa” a Este, “La Rocca” a Monselice). Per ogni utente viene stilato dall’équipe un Progetto Individuale Riabilitativo dove, con l’aiuto dei familiari e dell’utente stesso, si identificano i bisogni, le abilità, le disabilità, le risorse; si formula un programma, le verifiche
e i tempi di attuazione. La CTRP “La Casa” festeggia quest’anno i dieci anni di apertura, ospita 10 ragazzi-ragazze e ha un posto per le emergenze sociali. Gli obiettivi che si propone sono quelli di favorire l’autonomia (dalla cura di sé e dell’ambiente, all’uso del denaro, dei mezzi pubblici e
del tempo libero, ecc), il mantenimento dei rapporti affettivi, l’inserimento lavorativo attraverso il Centro di Lavoro Guidato per i gravi e il Tirocinio Lavorativo presso Cooperative Sociali per i meno gravi. In questi 10 anni sono transitate 42 persone affette da gravi disturbi psichiatrici; molti di questi pazienti hanno completato il percorso
riabilitativo: alcuni sono tornati in famiglia recuperando relazioni interpersonali più soddisfacenti, altri hanno lasciato la Comunità per soluzioni abitative più autonome come le Case Alloggio, altri ancora mantengono regolarmente una attività lavorativa. Per ognuna di queste persone si è realizzato un cambiamento positivo complessivo: il miglioramento sociale, che per alcuni casi è stata guarigione sociale, ha sempre comportato anche un miglioramento clinico.

Valeria Renesto
Valeria Falsirolli
Giuseppe Manuli
Dipartimento
di Salute Mentale
ULSS 17


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