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 L'ARTROSI: COME AFFRONTARLA



L’osteoartrosi, od artrosi, è una malattia cronica delle
articolazioni di quasi tutto l’apparato scheletrico, anche se colpisce più frequentemente il ginocchio, l’anca, i segmenti cervicale e lombare della colonna vertebrale e le mani. Questa malattia rappresenta senza dubbio l’artropatia più frequente nella popolazione. In Italia ne sarebbero affette 3.500.000 persone. Sono molto frequentemente colpiti
soggetti anziani e il ruolo dell’invecchiamento emerge dalla
constatazione dell’aumento di frequenza della malattia con l’avanzare dell’età.
Esiste un’artrosi primaria, nella quale la causa non è conosciuta, e forme secondarie per le quali, conoscendo i fattori causali, si può spesso fare un’opera di prevenzione.
Ricordo tra le varie forme di artrosi secondaria, l’artrosi della colonna vertebrale in soggetti affetti da scoliosi, o l’artrosi dell’anca secondaria alla lussazione congenita
dell’anca o, ancora, l’artrosi che insorge in articolazioni colpite da artriti. Una importante distinzione riguarda l’artrosi e l’artrite. Mentre l’artrosi è una malattia articare
degenerativa, dove è principalmente colpita la cartilagine,
l’artrite è una malattia infiammatoria dove il bersaglio è la membrana sinoviale che avvolge le articolazioni.
Conseguentemente un’articolazione artrosica causa dolore e a volte può essere ingrossata, mentre un’articolazione artritica si presenta, oltre che dolente, anche gonfia, con liquido al suo interno, calda e con la cute un po’ arrossata.
In entrambe il paziente lamenta difficoltà nei movimenti.
Questa distinzione è importante e deve essere ben conosciuta da chi adotterà i provvedimenti diagnostici
e terapeutici del caso: in sostanza, mentre l’artrosi è una malattia a lenta evoluzione nella quale i farmaci sono di secondaria importanza, di fronte ad una artrite (come ad esempio l’artrite reumatoide o l’artrite in corso di psoriasi),
dopo l’esecuzione di alcune indagini, primi fra tutte l’esame del liquido sinoviale (prelevato dalle articolazioni infiammate), si dovrannoimpiegare particolari farmaci
per periodi prolungati e quindi con frequenti controlli.
La distinzione fra artrosi e artrite dovrebbe essere posta, innanzitutto, dal Medico di Medicina Generale che per primo visita il malato artrosico e potrà eseguire alcuni esami per confermare la diagnosi e per valutarne la gravità.
Nell’artrosi gli esami del sangue (VES e fattore reumatoide) sono normali e le radiografie dimostrano lesioni in genere inconfondibili. Particolari indagini, come la TAC, la risonanza magnetica e l’elettromiografia possono essere richiesti dal Medico di Medicina Generale, anche se sarebbe forse più opportuno venissero programmate dallo specialista per meglio definire la malattia o per documentare le varie complicanze come ad esempio la compressione delle radici della colonna cervicale (cervico-brachialgia) o di quella lombare (lombosciatalgia, o sciatica). Spesso l’osteoartrosi primaria delle mani, così definita in quanto non sembra dipendere da alcuna causa evidente, può essere confusa con l’artrite reumatoide. A differenza dell’artrite reumatoide
nell’artrosi delle mani l’aspetto più classico è rappresentato dalla formazione di tumefazioni dure sulla superficie dorsale delle articolazioni interfalangee distali e di quelle prossimali (vedi figura 1).
Si tratta di alterazioni estremamente frequenti nella popolazione, con particolare preferenza per il sesso femminile e l’età avanzata. Nell’artrite reumatoide l’aspetto
delle mani è molto diverso. Qualora il Medico di Medicina Generale abbia diagnosticato una malattia artrosica non complicata, è consentito un ciclo di una o due settimane con farmaci analgesici e/o anti-infiammatori non steroidei
(cioè senza cortisone), associati al riposo. Se tuttavia i sintomi persistono è consigliabile ricorrere allo specialista
che potrà meglio precisare la diagnosi e adottare, insieme all’Ortopedico e al Fisiatra, strategie terapeutiche più complesse come l’uso di condroprotettori somministrati
per via orale o iniettati dentro l’articolazione (infiltrazioni),
potrà programmare terapie fisiche (ultrasuoni, laserterapia, correnti analgesiche ed altre) e cinesiche (cioè di movimento) o in casi particolari, come ad esempio una articolazione gravemente danneggiata, o in caso di compressione dell’osso o del disco invertebrale (“ernia
del disco”) sulle radici nervose, richiederà la consulenza ortopedica in quanto potrà rendersi necessario l’intervento chirurgico; la sostituzione di una articolazione severamente
e irrimediabilmente danneggiata si definisce intervento
di artoprotesi. L’artrosi è dunque una malattia cronica nella
quale l’intervento terapeutico, anche se spesso non risolutivo, è multidisciplinare. Particolare attenzione dovrà essere riposta alla eliminazione di quelle cause che predispongono all’artrosi (prevenzione) ad esempio il
controllo del peso corporeo nell’artrosi all’anca o del ginocchio secondarie all’obesità, o la diagnosi precoce di malattie che frequentemente sono causa di artrosi,
come le scoliosi o la lussazione congenita dell’anca.
Dal punto di vista reumatologico particolare attenzione va riservata al riconoscimento e alla tempestiva terapia delle artriti in quanto causa, come sopra descritto, di artrosi
secondaria.
Va ribadito che particolari condizioni meteorologiche, come il freddo e l’umidità, non sono causa di artrosi, anche se a volte possono peggiorare il dolore e la rigidità. Dal punto di vista terapeutico, infine, ricordo che gli anti-infiammatori
non steroidei vanno impiegati con cautela.
Il loro uso va riservato alle fasi acute, la durata del trattamento deve essere limitata a una o due settimane,
si deve ricorrere a farmaci poco lesivi sull’apparato gastro-intestinale e particolari accorgimenti devono essere presi se il soggetto è anziano o se ci sono particolari
malattie concomitanti, prime fra tutte la gastrite o l’ulcera, o alterazioni della funzione renale. Per quanto riguarda le terapie fisiche (ultrasuoni, laserterapia, ionoforesi, correnti analgesiche ed altre), queste dovranno essere limitate
a casi particolari, possibilmente associate alla chinesiterapia, ed essere programmate nell’ambito di
un piano terapeutico formulato dal Fisiatra. Ricordo, infine, l’importanza delle cure termali (fangoterapia), e da questo punto di vista siamo favoriti in quanto la nostra zona si trova nel Bacino Termale Euganeo ricco della preziosa acqua salso-bromojodica. Purtroppo in non pochi casi la malattia evolve fino a severi gradi di invalidità, con pesanti ripercussione sul piano umano ed economico.
Per questo motivo, come in tutte le malattie reumatiche, sono importanti la diagnosi precoce e terapie tempestive e adeguate.

Paolo Lazzarin
Reumatologo
ULSS 17

 

 
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