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La
PROSTATA:
ALCUNE
INFORMAZIONI UTILI
INTRODUZIONE
La ghiandola prostatica è una
struttura solamente maschile,
le cui funzioni a tutt’oggi non
sono completamente note, che si
ammala con notevole frequenza
soprattutto nell’età matura e
avanzata. Le statistiche epidemiologiche
evidenziano come le malattie
della prostata siano le più
frequenti patologie dell’anziano e
rappresentano un problema non
solo sanitario, ma economico e
sociale in ogni paese del mondo.
La reale presenza del problema
“prostata” mi ha spinto a scrivere
questo breve articolo che ha lo
scopo di portare alla conoscenza
dei non addetti ai lavori le problematiche
più frequenti della ghiandola
prostatica. L’obiettivo finale è
quello di far attecchire nell’uomo
il seme di una cultura di medicina
della prevenzione come peraltro è
già avvenuto nella donna per le
ben note patologie ginecologiche.
COS’È LA PROSTATA?
A COSA SERVE?
La prostata in realtà è un insieme
di ghiandole avvolte da una capsula
situate al di sotto della vescica
e attraversata dal primo tratto del
canale che porta all’esterno l’urina,
denominato uretra. La sua forma
è paragonata a quella di una
castagna e il suo peso, che aumenta
con l’età, è poco superiore
a 20 grammi all’età di 30 anni. È
evidente che tale sede giustifica la
comparsa di disturbi vescicali e
minzionali nelle circostanze in cui
la prostata si ammala. Le ghiandole
prostatiche producono la maggior
parte del liquido seminale
(sperma). La funzione di questo liquido
è quello di proteggere gli
spermatozoi, provenienti dal testicolo,
una volta che vengono
emessi all’esterno e nel contempo
fornire a loro sostanze nutritive.
Queste funzioni collocano la prostata
tra le ghiandole sessuali a cui
è attribuito un valore non del tutto
secondario nei problemi di sterilità.
Essendo pertanto una ghiandola
sessuale, il suo sviluppo e le
sue patologie sono spesso correlati
agli ormoni maschili (testosterone).
LE MALATTIE
DELLA PROSTATA
LE PROSTATITI
La prostata è a contatto con
l’esterno attraverso l’uretra e tale
condizione favorisce le infezioni
(prostatiti). Queste, talvolta, sono
la complicanza di altre malattie
come l’aumento patologico della
stessa ghiandola (ipertrofia benigna)
o le infezioni del canale uretrale.
Le infezioni sono provocate
da parassiti e da funghi microscopici,
talora trasmessi durante l’atto
sessuale, ma anche da batteri provenienti
dall’intestino.
Le prostatiti possono avere un andamento
acuto o cronico.
Nelle forme acute si determina
una congestione prostatica con
conseguente ostacolo alla minzione
e febbre. Le forme acute, se
non trattate adeguatamente, hanno
la tendenza a cronicizzarsi; tale
evoluzione impone un trattamento
precoce ed energico. La terapia
consiste nell’assunzione di antibiotici
mirati ad eliminare il germe responsabile
dell’infezione e all’assunzione
appropriata di antinfiammatori.
Nelle forme ormai cronicizzate
(esito di una forma acuta non
adeguatamente trattata) è difficile
trovare dei microrganismi e la terapia
risulta particolarmente indaginosa.
In quest’ultima circostanza
alcuni suggerimenti preventivi di
ordine generale (abitudini di vita,
abuso di alcolici e cibi piccanti, attività
sessuale sregolata, lunghi
viaggi in macchina, ecc.) possono
attenuare i disturbi.
IPERTROFIA PROSTATICA
BENIGNA
L’ipertrofia prostatica benigna è
una malattia sociale in piena regola
considerate la vasta diffusione,
la grande rilevanza sulla qualità di
vita e il notevole impatto socioeconomico.
L’ingrossamento della
prostata è molto comune dopo i
45 anni per raggiungere percentuali
superiori al 70% dopo i 60
anni. Tuttavia, non tutti i pazienti
con ipertrofia prostatica manifestano
una chiara sintomatologia
minzionale e pertanto non necessitano
di alcun trattamento.
L’aumento di volume della prostata
determina una compressione ed
uno stiramento del condotto uretrale
causando così una ostruzione
meccanica al passaggio dell’urina.
I fenomeni di congestione, che si
determinano in queste circostanze,
sono responsabili dell’incremento
del tono della muscolatura
liscia del collo vescicale e dell’uretra
prostatica.
Dal punto di vista clinico la sintomatologia
dell’ipertrofia prostatica
viene divisa in tre stadi:
• primo stadio: urgenza ad urinare
e aumento della frequenza
minzionale (anche di notte);
• secondo stadio: difficoltà ad urinare
con attesa dell’inizio della
minzione, riduzione del calibro
e della forza del getto urinario,
sensazione di incompleto svuotamento
vescicale con minzione
in più riprese e aumentato numero
delle minzioni notturne
(più di tre volte per notte);
• terzo stadio: caratterizzato da
una distensione vescicale con ritenzione
di urina e incontinenza
da rigurgito, spesso complicata
da infezioni e insufficienza renale.
Dal punto di vista diagnostico
l’esplorazione rettale è il primo e
essenziale approccio diagnostico.
L’ecografia valuterà le dimensioni
reali della prostata, eventuali patologie
associate e il ristagno di urina
in vescica. L’uroflussometria
permetterà di valutare il grado di
ostruzione al passaggio dell’urina.
Anche il semplice dosaggio del
PSA indicherà l’eventuale degenerazione
della ghiandola prostatica.
La terapia è subordinata al grado
di ipertrofia prostatica. Nel primo
stadio è indicata la terapia farmacologica.
Nel secondo e terzo stadio
la scelta è obbligatoriamente
chirurgica, che, sulla base del volume
prostatico potrà essere endoscopica
(resezione endoscopica)
oppure chirurgica tradizionale
(asportazione dell’adenoma prostatico attraverso un’incisione sull’addome).
Gli interventi chirurgici,
ormai ampiamente collaudati, risolvono
l’ostruzione ma determinano
la scomparsa del liquido seminale
che invece di essere emesso
all’esterno cade in vescica. Ne
consegue una sterilità che non incide
sulla potenza sessuale, che, in
genere, risulta incrementata per le
migliori condizioni di vita che si instaurano
dopo il trattamento disostruttivo.
IL TUMORE PROSTATICO
Pur essendo raro al di sotto dei 50
anni, rappresenta per incidenza la
prima neoplasia e la seconda causa
di morte neoplastica nell’uomo.
A differenza dell’ipertrofia prostatica,
che prende origine dalle parti
centrali della ghiandola, e quindi
determina ben presto disturbi minzionali, il cancro origina dalle
parti periferiche e quindi può dare
i primi sintomi, quando è già in
fase piuttosto avanzata. Talvolta
può manifestarsi con sintomi di prostatismo, sovrapponibili ad altre
affezioni della prostata, successivamente con i veri segni dell’infiltrazione
tumorale: sangue nelle
urine, insufficienza renale e purtroppo
non raramente con dolori
ossei secondari alla diffusione metastatica.
Questa premessa esalta il
ruolo della prevenzione. Come per
la maggior parte delle neoplasie la
diagnosi precoce equivale a guarigione!
Purtroppo ancora oggi nel
70% dei casi la malattia viene diagnosticata
in uno stadio avanzato.
Essendo l’età il fattore di rischio
più importante è indispensabile
suggerire, agli uomini di età superiore
ai 50 anni, una valutazione urologica. Una corretta esplorazione
rettale è alla base della diagnosi
del tumore prostatico. La determinazione
del PSA e l’esame ecografico
integrato, nel sospetto, da
una biopsia prostatica, costituiscono
le successive tappe dell’iter diagnostico.
Successivi esami quali la
TAC e la scintigrafia ossea risultano
indispensabili per un’accurata
stadiazione della malattia. La terapia,
nelle forme localizzate, è generalmente
chirurgica e prevede
l’asportazione in blocco della prostata
e delle vescichette seminali
ad essa adese (prostatectomia radicale).
Nei pazienti anziani in cui
la spettanza di vita è inferiore a 10
anni è suggerita la radioterapia e/
o la terapia ormonale.
Nei casi avanzati o con localizzazioni
in altri organi l’unica terapia
è quella ormonale che ha lo scopo
di bloccare la produzione del testosterone
indispensabile per la
crescita delle cellule tumorali. Il
trattamento chirurgico, come tutti
i tipi di trattamenti demolitivi, può
comportare degli inconvenienti
come l’incontinenza e l’impotenza
che oggi, grazie alle conoscenze
anatomiche e all’affinamento delle
tecniche, si sono ridotte a percentuali
bassissime.
A conclusione di quello che spero
sia stata una panoramica costruttiva
sulla ghiandola prostatica, mi
auguro di aver spinto il maggior
numero possibile di uomini ad un
atteggiamento di prevenzione ricordando
loro che alcuni problemi
di salute non riguardano solo “il
vicino di casa” ma possono interessare
prima o poi una parte di
noi.
Antonino Calabrò
Responsabile
Unità Operativa Urologia
ULSS 17
PER SAPERNE DI PIÙ
Il Responsabile dell’Unità
Operativa Urologia,
è disponibile
per eventuali chiarimenti
dalle ore 7.30 alle 8.00
al numero telefonico:
0429.618.56
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