|
torna
indietro
|
EPATITE
C:
UN NEMICO INFIDO

L'epatite C costituisce un problema non trascurabile di
salute pubblica. Si stima che il 3% della popolazione mondiale sia
stata infetta dal virus dell’epatite C (HCV): ne deriva che esistono al
mondo oltre 170 milioni di persone con presenza cronica del virus.
In Italia si stima che le persone infette siano circa due milioni.
L’infezione cronica da virus dell’epatite C costituisce oggi la causa
principale di malattie epatiche che necessitano di trapianto di fegato.
Ci possiamo aspettare, per il prossimo decennio, il raddoppio
dei casi di cirrosi, un aumento del 126% dei casi di insufficienza
epatica e del 102% di tumori epatici. Si ritiene che nello stesso periodo
il numero di morti per cause epatiche aumenterà del 126%.
CHE COS’È?
È un’infezione causata da un virus (HCV) che si stabilisce nelle cellule
del fegato. Può rimanere per anni in forma silente o manifestarsi con
forme cliniche rilevanti.
La forma acuta (Epatite C acuta) ha un periodo di incubazione di
5-12 settimane; i sintomi sono del tutto vaghi: malessere generale,
sonnolenza, nausea, dolore addominale. L’ittero (colorito “giallo”
della cute) compare raramente (25% dei casi). La forma fulminante
è rara e per lo più si manifesta quando il soggetto è già affetto
da un’altra epatite cronica.
La guarigione avviene in circa il 20% dei casi: gli esami del sangue
(transaminasi) si normalizzano e la ricerca dell’HCV nel siero e nel tessuto
epatico diventa negativa.
Gli anticorpi contro il virus possono persistere a lungo, segno dell’avvenuta
infezione.
Circa il 75% dei soggetti che hanno contratto un’infezione da HCVsviluppano una malattia cronica(Epatite C cronica).
Le forme croniche hanno un quadro clinico estremamente modesto:
oscillazione dei valori delle transaminasi e di altri parametri
ematici, a volte lieve ingrossamento
della milza. La progressione del processo infiammatorio determina
nel fegato la comparsa di noduli di rigenerazione e l’evoluzione verso
la cirrosi epatica.
COME SI TRASMETTE?
Il virus si trasmette prevalentemente con il sangue.
Post-Trafusionale
L’HCV è risultato essere il principale responsabile delle epatiti post-trasfusionali, molto
frequenti prima della sua scoperta; dopo il 1985 l’incidenza delle
epatiti C post-trasfusionali si era praticamente dimezzata per l’esclusione
dalla donazione di sangue delle persone positive per il virus dell’AIDS,
molte delle quali erano poi risultate coinfettate anche dall’HCV.
Dopo il 1989 l’introduzione dello screening dei donatori per la ricerca dell’HCV ha ulteriormente
ridotto i casi di infezione fino allo 0,02% per unità di sangue trasfusa.
Dal 1993 la disponibilità di esami più sensibili e specifici ha
portato questa percentuale allo 0,001%. Pertanto il rischio di contagio
trasfusionale attualmente può essere stimato in 1 caso ogni
100.000 unità di sangue trasfuso.
Tossicodipendenza
Il virus HCV è molto diffuso in questa popolazione
di pazienti, nei quali è anche molto frequente la coinfezione con l’HIV (il virus
dell’AIDS).
La tossicodipendenza è il fattore di rischio prevalente per la trasmissione dell’HCV, sia in Europache negli Stati Uniti.
Esposizione professionale
L’HCV rappresenta un rischio anche
per gli operatori sanitari; dopo una contaminazione accidentale con materiale
infetto vari studi hanno riportato il 5-10% di possibilità di
contrarre l’infezione: un rischio inferiore a quello per l’epatite B ma
superiore a quello per l’HIV.
Trasmissione sessuale
È possibile ma risulta molto meno frequente rispetto all’HBV
(virus dell’epatite B) e non sembra proprio che questa via di trasmissione
sia rilevante per la diffusione del virus.
Trasmissione da madre a figlio
Mediamente la percentuale di neonati da madri HCV positive che hanno contratto l’infezione è
di circa il 3-5%. Contrariamente a quanto osservato per la trasmissione dell’HIV nel
caso dell’HCV l’esecuzione del parto con taglio cesareo non si è dimostrata utile
nel ridurre il rischio di infezione neonatale, così come non
è stata dimostrata la trasmissione dell’infezione mediante l’allattamento,
che pertanto non è controindicato.
Altre modalità di trasmissione
Infine in molti casi non è possibile risalire alla fonte di contagio (la cosidetta Trasmissione Parenteralein Apparente). Questa si evidenzia
dalla diffusione dell’infezione anche in persone che non hanno avuto alcun tipo di esposizione
nota al virus.
A CHI RIVOLGERSI
Il medico di famiglia esaminerà il paziente e in base al sospetto diagnostico
prescriverà gli esami necessari. Come prevenire l’infezione da Epatite C (HCV)
Un vaccino efficace nei confronti dell’infezione da HCV non è disponibile
e non si prevede un suo utilizzo a breve. Pertanto, le uniche
forme di prevenzione possibile sono quelle di tipo comportamentale
e di igiene sanitaria, in particolare:
• evitare l’uso in comune di strumenti
taglienti o abrasivi (aghi, siringhe, rasoi, spazzolini, forbicine, ecc.);
• evitare pratiche quali tatuaggi e
body piercing se effettuate da
personale non preparato;
• sterilizzare adeguatamente i
presidi medico-chirurgici;
• effettuare un adeguato controllo
dei donatori di sangue;
• evitare comportamenti a rischio
di infezioni (tossicodipendenza,
promiscuità sessuale, ecc.).
Antonio Ferro
Responsabile
Servizio Igiene e Sanità Pubblica
ULSS 17
Per ulteriori approfondimenti, è
possibile consultare i siti:
www.epac.it
www.ricerca.unimi.it
www.epicentro.iss.it
www.uniroma1.it
www.fadoi.org
www.irccsdebellis.it
www.laboratoriogenoma.it
www.csermeg.it/docum/cchcv.htm
www.ilmedicodifamiglia.it
www.malattie-vaccinichiron.it
|
|