3° QUADRIMESTRE 2003 redazione@bussolasalute.com

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CURARSI CON LE ERBE? SI', PERO'...
 

Il sorprendente aumento del ricorso alle erbe medicinali
come alternativa ai farmaci o come integratori dietetici ha spinto
molti operatori sanitari (medici, farmacisti, ecc.) a prestare maggiore
attenzione alle possibili conseguenze negative che potrebbero
derivare dall’uso non corretto o dall’abuso di tali rimedi. 
I prodotti erboristici non sono considerati medicine, tuttavia alcuni di essi
(che possiedono una evidente attività farmacologica, cioè pari a quella dei farmaci) possono essere venduti esclusivamente in farmacia, mentre altri possono essere venduti anche nelle erboristerie qualificate. Ognuno di noi, però, può constatare quotidianamente come alcuni prodotti di erboristeria siano disponibili a tutti, semplicemente facendo la spesa al supermercato. In questo articolo sono riportati alcuni esempi per far riflettere le persone che utilizzano prodotti derivanti da erbe medicinali e per sfatare il FALSO MITO che un prodotto che deriva dalle piante (e quindi “naturale”) sia del tutto privo di rischi. Basti pensare che in passato proprio dalle piante sono state estratte alcune sostanze medicinali tuttora in uso: per esempio l’acido acetilsalicilico, che non è altro che la famosissima Aspirina®, o sostanze derivate dall’oppio come la morfina, utilizzata nel trattamento
del dolore.
Tutte queste sostanze si possono definire “naturali”, eppure il buon
senso ci dice che non devono essere assunte con leggerezza.

TOSSICITÀ DA PRODOTTI
ERBORISTICI

Nei Paesi Occidentali è molto diffuso l’uso di importare erbe medicinali
cinesi per la preparazioni di infusi, decotti o tisane, utilizzati
ogni giorno anche senza un preciso scopo terapeutico.
Tali preparati sono costituiti da una miscela di molte piante medicinali diverse e a volte contengono anche parti animali.
È risultato che tali miscele possono essere contaminate accidentalmente
con metalli pesanti tossici per l’uomo (arsenico, mercurio,
piombo tanto per citarne alcuni), magari a causa dell’utilizzo di
utensili o contenitori non idonei, o per contaminazione del terreno di
coltura. Le piante medicinali, infatti, dovrebbero essere coltivate in
zone dove non sia possibile la contaminazione da parte di pesticidi,
erbicidi o altri tipi di inquinanti, mentre la conservazione e
la lavorazione dovrebbero impedire la contaminazione con escrementi,
funghi o batteri. Purtroppo non sempre è così.
Inoltre, va scelto con accuratezza il periodo ottimale per la raccolta,
perché la concentrazione delle sostanze attive contenute nelle pian-te può variare durante il ciclo di crescita, e durante la raccolta stessa
bisognerebbe evitare di raccogliere erbe, che magari crescono
spontanee nel terreno, e che potrebbero risultare tossiche.
Un ulteriore problema è la scarsa precisione dell’etichettatura
dei preparati: spesso, infatti, vengono tralasciate le indicazioni
sul dosaggio o le avvertenze, informazioni
importantissime per la persona che intende usare queste preparazioni.
Alcune preparazioni di erbe cinesi sono spesso utilizzate dalla popolazione
giovanile per perdere peso o come supplemento energetico durante le diete ipocaloriche.
Un esempio di questo tipo di preparazioni è il Ma Huang, che può
provocare aumento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco, vasocostrizione periferica e nel peggiore dei casi gravi danni al cuore e morte improvvisa.
Il Guaranà, una bevanda energetica ed eccitante, contiene una buona percentuale di caffeina che può provocare aritmia cardiaca.
È bene diffidare anche da preparati con nomi altisonanti come, per esempio, la “lozione indiana di Dio”, uno spray alle erbe molto diffuso a Hong Kong per aumentare le prestazioni sessuali, che
provoca dermatiti e irritazioni alle zone genitali.

INTERAZIONE CON I FARMACI
L’Iperico (o Erba di San Giovanni), utilizzato per curare forme lievi di
depressione, interferisce con i farmaci anticoagulanti come la warfarina (Coumadin®), può causare emorragia, crisi ipertensive, edemi,
diarrea, nausea e sudorazioni. Il Panax Ginseng, largamente usato
per migliorare le prestazioni fisiche e mentali, interferisce con l’alcool
e la warfarina; inoltre, non dovrebbe essere usato insieme con estrogeni e corticosteroidi, perché potrebbe aumentarne l’effetto.
La Valeriana non va assunta insieme ai barbiturici (es. Gardenale
®, Luminale®), perché potrebbe dare una sedazione eccessiva.

Queste sono solo alcune delle purtroppo numerosissime segnalazioni di interazioni tra i farmaci della cosiddetta medicina “tradizionale” e i prodotti naturali della medicina “alternativa”. Sarebbe buona norma da parte dei medici, al momento di prescrivere una terapia farmacologica di breve o di lunga durata, rivolgere al paziente alcune domande per assicurarsi che non stia già assumendo rimedi “naturali”, al fine di evitare episodi spiacevoli o addirittura fatali.
Altrettanto vale per i pazienti: è bene mettere SEMPRE al corrente
il medico se si sta facendo uso di un qualsiasi preparato derivante da erbe medicinali anche di uso comune. In conclusione, evitate la cura “fai da te”: rivolgetevi sempre al vostro medico o al farmacista, anche solo per chiedere un consiglio
sull’eventuale uso di preparati naturali, per non rischiare di assumere impropriamente sostanze che potrebbero riservare brutte sorprese.


Maria Gabriella Zogno
Elena Berti
Roberta Degan
Unità Operativa
Assistenza Farmaceutica Territoriale
ULSS 17



PER SAPERNE DI PIÙ

Per ulteriori approfondimenti, è
possibile consultare il sito:

www.farmacovigilanza.org

 

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