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UNA FARMACIA...IN CASA



Tabella1


Riguardo l’acquisto dei farmaci, è sicuramente un dato di fatto che il cittadino medio tenda ad immedesimarsi più volentieri nel ruolo
della formica piuttosto che in quello della cicala, nella nota fiaba di Esopo. Altrettanto evidente è quell’irrefrenabile istinto ll’accumulo, che si impossessa dei frequentatori di farmacie e parafarmacie, quasi fosse imminente lo scoppio della terza guerra mondiale! Ma se tali atteggiamenti fanno parte del vivere comune, non così conosciuti sono invece i pericoli che tali comportamenti possono nascondere. Dall’istante in cui acquistiamo un farmaco impersoniamo il ruolo di “farmacisti di noi stessi” nella gestione della nostra piccola, ma indispensabile, “farmacia casalinga”.
Ruolo che ci investe di non poche e importanti responsabilità. Ecco alcuni piccoli suggerimenti che ci aiuteranno a poter gestire l’utilizzo dei medicinali in misura ottimale, riducendo al minimo il pericolo che da essi possono derivare. 

Tabella 2


L’UTILIZZO
La scelta di associare l’assunzione di un farmaco ad un sintomo, deve sempre rappresentare una scelta consapevole, frutto di una valutazione ponderata e non un atto automatico. Proviamo ad abituare le persone che vivono con noi, specie se adolescenti, a questo tipo di impostazione e di atteggiamento nei confronti dei medicinali. Comunichiamo sempre al nostro medico e/o al nostro farmacista di fiducia tutti i farmaci che stiamo assumendo, non dimenticando di menzionare i farmaci da banco (senza obbligo di ricetta medica) ed eventuali prodotti di origine naturale. Rivolgiamoci a loro anche in caso di dubbi o incertezze riguardo alle indicazioni o modalità ed orari alle quali assumere le nostre medicine e nel caso di comparsa di effetti indesiderati. 
Cerchiamo di non consigliare mai farmaci a conoscenti, parenti o amici, soprattutto se acquistati con la ricetta medica.
Quello che può essere di beneficio per una persona, non sempre sortisce gli stessi effetti in un’altra. Inoltre, non conoscendo i farmaci eventualmente assunti, rischieremmo di andare incontro ad interazioni anche gravi per la salute.
Uno studio condotto nel 1997 ha valutato qual è la probabilità di andare incontro a reazioni avverse dovute ad interazioni fra farmaci, all’aumentare del numero di farmaci assunti contemporaneamente. In pratica si passa da un 4% di probabilità, se si assumono fino a 5 farmaci, arrivando a un 54% di probabilità nel caso i farmaci assunti in contemporanea siano da 16 a 20 (vedi tabella 1).
Con questo non si vuole dire di ridurre il numero di farmaci ma ribadire la necessaria supervisione di un professionista (medico e/o farmacista), ogni qualvolta avvenga anche la più piccola modifica alla terapia di base. Questo ha ancor più importanza se si pensa all’esistenza di pazienti che assumono un numero a volte elevato di medicinali diversi al giorno. In una recente indagine operata all’interno dell’ULSS 17, per i farmaci a carico del Sistema Sanitario Nazionale, si calcola che, in base ai dati delle ricette farmaceutiche, ben un otto per cento dei pazienti assumerebbe più di cinque principi attivi diversi al giorno, arrivando, in alcuni casi, anche a più di venti (vedi tabella 2).

L’APPROVVIGIONAMENTO
È molto importante che l’acquisto di un medicinale sia valutato in tutti i suoi aspetti e che possibilmente non sia dettato dall’impulso o da condizionamenti esterni. C’è oggi la tendenza sui mass-media ad enfatizzare un certo tipo di malattie e disturbi, indicando nel farmaco la migliore soluzione. Ma, è tutto oro colato quello che si legge o si sente, oppure qualche volta vengono gonfiate alcune malattie (talvolta creandone di nuove!) con i relativi rimedi?
Un esempio per tutti: la menopausa. Non è una patologia, ma uno stato fisiologico che accompagna il corso della vita della donna.
Ad eccezione che questo stato non abbia particolari ripercussione sulla paziente o su patologie concomitanti, è corretto “curarla”?
Certo è che la spinta commerciale al “consumo” di farmaci è molto forte: si va sempre più diffondendo la percezione del bene farmaco come “bene di consumo” e non come strumento di salute da riservare a casi in cui è veramente utile.
Usare farmaci quando non servono può causare gravi danni alla salute.
Il farmaco non deve mai sostituire sane abitudini di vita e deve essere assunto solo in caso di effettiva necessità.



EVITARE L’ACQUISTO IN INTERNET
È sempre sconsigliabile poi, l’acquisto di farmaci attraverso Internet.
Saltando il filtro del farmacista e/o del medico, rischiamo di acquistare farmaci non sempre adatti al nostro stato di salute. In questa nuova forma di commercio si insinuano grossi rischi per la nostra salute. I medicinali proposti in rete non sempre sono rispondenti alle loro reali caratteristiche, possono contenere principi attivi e/o dosaggi diversi da quelli indicati in etichetta, non contenerne affatto o essere scaduti come pure, mal conservati o deteriorati. E... chi più ne ha più ne metta!
Sembra che il fenomeno della contraffazione, cui la rete telematica è solo in parte implicata, abbia un incidenza del 10% dell’intero mercato mondiale e che movimenti circa 35 miliardi di dollari l’anno.
La tabella 3 riporta alcuni casi, tra i più eclatanti di questo fenomeno tristemente in ascesa.

LO SMALTIMENTO
Smaltiamo i farmaci scaduti o non più utilizzabili negli appositi contenitori dislocati nei comuni e/o in prossimità delle farmacie.
Attenzione che alcuni medicamenti, quali i cerotti per la terapia del dolore, una volta rimossi, potrebbero contenere nel loro “serbatoio” ancora residui di farmaco. Per evitarne un uso improprio e/o la potenziale pericolosità, per esempio il contatto accidentale con donne in stato di gravidanza, è necessario smaltirli negli appositi contenitori e non nella normale spazzatura.
Se da un lato risulta evidente il rischio ambientale legato allo smaltimento dei farmaci scaduti, dall’altro risulta meno lampante l’inquinamento ambientale dovuto ai metaboliti (sostanze derivate dalla trasformazione dei farmaci nel nostro organismo) presenti nelle urine e nelle feci e liberati poi nell’ambiente. Il problema ha raggiunto vaste proporzioni. A supporto di ciò basti pensare che
ogni anno nel mondo vengono usate circa 100.000 tonnellate di antibiotici con il rischio di aggravare tra l’altro il problema delle “resistenze batteriche”.
Non solo, nel Tamigi è stata ritrovata la fluoxetina (un antidepressivo), nel fiume Po la cocaina, mentre antidepressivi, farmaci per il colesterolo e per l’epilessia nei laghi Ontario ed Erie.
Con lo scopo di studiare questi, ed altri fenomeni di dimensioni più ridotte,come l’influenza sul ciclo riproduttivo di alcuni pesci dovuta a piccole quantità di estrogeni liberate nell’acqua, è nata recentemente una nuova disciplina: la Ecofarmacovigilanza.
Questa si occupa non solo di un attento e razionale uso dei farmaci, per limitarne l’accumulo, ma anche dello studio di nuovi
farmaci biodegradabili, in grado di essere recepiti e smaltiti dall’ambiente, mantenendo inalterato l’ecosistema.
In attesa, comunque, che i farmaci “verdi” facciano capolino sul nostro mercato, un uso più responsabile di quelli attualmente in commercio contribuirebbe a ridurre sicuramente in modo decisivo il recente fenomeno dell’inquinamento da medicinali, oltre che essere di sicuro vantaggio per la nostra salute.

Carlo Tiengo
UOC Assistenza
Farmaceutica Territoriale
Azienda ULSS 17



POCHE REGOLE DA NON DIMENTICARE
• Conserviamo sempre i farmaci in apposite cassette/armadietti, appropriatamente contraddistinti esternamente: meglio se chiusi a chiave e fuori dalla portata di bambini e/o animali domestici.
• Tali contenitori dovrebbero essere collocati in locali in cui non vi siano sbalzi di temperatura e/o umidità: il bagno o la cucina mal si prestano a questo scopo.
• I blister dei medicinali dovrebbero essere sempre contenuti nelle loro confezioni originali, accompagnati dal loro foglietto illustrativo. Compresse, capsule e supposte sparse alla rinfusa, possono indurre ad assumere il medicamento sbagliato, essendo gli unici elementi discriminanti la forma e il colore.
• Leggiamo attentamente il nome riportato sulla confezione. Molte delle confezioni in commercio si assomigliano e potrebbero essere facilmente scambiate ad un’analisi poco attenta della scatola.
• Abituiamoci a controllare periodicamente la scadenza riportata sulle confezioni e ad eliminare i farmaci non più utilizzabili. Al momento dell’utilizzo, solitamente in caso di urgenza, difficilmente si presta attenzione a questi dettagli.

 

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