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IL NODO
TIROIDEO |
Il nodulo tiroideo rappresenta la patologia più comune nell’ambito delle malattie tiroidee, sia come incidenza che come causa di consultazione dello specialista endocrinologo.
La presenza di noduli tiroidei nella popolazione generale è piuttosto elevata, variando dal 3 al 7% quando ci si basa sulla palpazione
della ghiandola. Tuttavia questa frequenza raggiunge il 50% della popolazione se la ricerca viene effettuata con un’ecografia del collo. Secondo alcuni stiamo assistendo ad una vera e propria “epidemia” di noduli tiroidei che risultano più frequenti nelle zone a carenza iodica, tra le quali viene compresa anche l’area geografica dell’ULSS 17, nelle donne, nelle persone anziane e in pazienti con
pregressa esposizione a radiazioni ionizzanti. In merito a quest’ultimo fattore, è nota l’elevata frequenza di tumori della tiroide nei bambini bielorussi esposti alle radiazioni dopo l’incidente nucleare di Chernobyl.
Considerando che l’incidenza annuale dei noduli tiroidei è pari a 1 caso su 1.000, si può facilmente calcolare che in una popolazione di
circa 180.000 abitanti, quali sono quelli della nostra ULSS, vengano identificati ogni anno circa 180 nuovi pazienti con noduli tiroidei, per i quali bisogna escludere che si tratti di un tumore maligno.
Fortunatamente i tumori della tiroide sono prevalentemente benigni poiché su 100 noduli osservati solo 5 risultano di natura maligna.
Anche se si tratta per lo più di patologia benigna, si rende necessario realizzare un percorso diagnostico che identifichi precocemente i noduli di natura maligna.
DIAGNOSI CLINICA
Generalmente il paziente non accusa alcun disturbo, ma scopre casualmente la presenza di una tumefazione del collo, a volte nel corso di altri accertamenti, ad esempio un’ecografia per i vasi del collo. La storia clinica o anamnesi rappresenta il primo approccio al problema. Infatti, il periodo di tempo trascorso dalla comparsa del nodulo, la presenza o meno di dolore locale, la stabilità delle dimensioni o la rapida crescita possono orientare il medico verso un certo tipo di patologia. Il dato di un’esposizione a radiazioni ionizzanti al capo e/o al collo (procedura frequentemente utilizzata nel passato per la terapia di tonsilliti, acne, angiomi, iperplasia
timica, ecc.) può indirizzare verso il sospetto di una patologia maligna. L’età e il sesso del paziente costituiscono importanti elementi di valutazione.
Nei bambini il riscontro di un nodulo tiroideo è estremamente raro e sovente sospetto.
Negli adulti di sesso maschile il nodulo tiroideo è meno consueto rispetto al sesso femminile e deve sempre essere giudicato con maggior cautela.
Nella donna la patologia nodulare tiroidea è molto più frequente e generalmente di natura benigna.
Anche nell’anziano la comparsa di un nodulo tiroideo deve sempre essere valutato con attenzione. La zona di provenienza del paziente è altrettanto importante. In particolare, se questo è nato e cresciuto in una zona dove c’è scarsità di iodio nell’ambiente, la tiroide andrà incontro ad uno stimolo proliferativo e questo rappresenta un fattore predisponente allo sviluppo dei nodi. Anche la familiarità per malattie tiroidee rappresenta un altro fattore importante riscontrandosi una maggiore incidenza di tireopatie nodulari rispetto alle famiglie senza malattie tiroidee. L’esame obiettivo del collo riveste la massima importanza nella valutazione diagnostica. Infatti, l’osservazione della regione del collo durante la deglutizione e la palpazione accurata della ghiandola tiroidea permettono di accertare il carattere unico o multiplo, le dimensioni, la consistenza e la fissità del nodulo, la dolorabilità e l’eventuale presenza di
linfonodi latero-cervicali satelliti.
DIAGNOSI DI LABORATORIO E STRUMENTALE
Inizialmente vengono effettuate delle indagini di laboratorio. Per prime quelle che consentono di valutare la funzione tiroidea: dosaggio del TSH (un ormone ipofisario che controlla la tiroide) e degli ormoni tiroidei (FT3, FT4). Tra le indagini strumentali
l’ecografia tiroidea ha un ruolo molto importante. L’ecografia tiroidea con ecocolordoppler analizza le caratteristiche dei tessuti utilizzando gli ultrasuoni e ne esamina la vascolarizzazione. La sensibilità dell’ecografia è molto elevata in quanto consente di identificare anche noduli con un diametro di pochi millimetri. Può inoltre descrivere la presenza di linfoadenomegalie locoregionali
(cioè di un ingrandimento dei linfonodi vicini).
La scintigrafia tiroidea permette di distinguere, attraverso lo studio della captazione di un composto radioattivo, i noduli autonomamente funzionanti (noduli caldi) da quelli non funzionanti (noduli freddi). Questo esame viene richiesto solo in
casi particolari ed è assolutamente controindicato in gravidanza. L’agoaspirato tiroideo consentirà poi di individuare quelli realmente
pericolosi (fortunatamente una ristretta minoranza). Questa procedura rappresenta una preziosissima indagine nella diagnosi differenziale tra noduli tiroidei benigni e maligni. Con un ago sottile e sotto controllo ecografico si procede all’aspirazione del nodulo e le cellule così asportate vengono strisciate su di un vetrino, colorate ed esaminate al microscopio dallo specialista anatomo-patologo
(esame citologico). In genere tutti i noduli palpabili di dimensioni superiori ad 1 cm e con caratteri clinico-strumentali sospetti
dovrebbero essere sottoposti a tale accertamento.
La tomografia computerizzata del collo-mediastino consente infine di valutare i rapporti anatomici con le strutture principali del collo
(in particolare trachea ed esofago) e quindi di escludere eventuali compressioni o deviazioni degli organi vicini.
SCELTA DELLA TERAPIA
Dopo un’attenta valutazione diagnostica va stabilito se effettuare una terapia e se questa debba essere medica o chirurgica.
Lo scopo della terapia è quello di mettere a riposo la ghiandola (bloccando il TSH) e quindi fermare la crescita del nodulo tiroideo o consentirne la regressione di volume.
La terapia ormonale con l-tiroxina deve essere monitorata periodicamente dosando gli ormoni tiroidei liberi (FT4 e FT3) e il TSH. In caso di insuccesso (crescita del nodulo) la terapia ormonale non viene solitamente protratta per più di un anno.
La scelta di non praticare alcuna terapia medica viene consigliata in caso di nodi inferiori al centimetro oppure nei pazienti in cui sia controindicata la somministrazione di ormoni tiroidei (età avanzata, malattie cardiache, osteoporosi post-menopausale).
In questi casi, in genere, è sufficiente osservare nel tempo l’andamento della lesione nodulare mediante un’ecografia tiroidea di controllo (di solito una volta all’anno). La scelta chirurgica avviene in caso di nodulo tiroideo citologicamente sospetto o maligno, nei noduli tiroidei con dimensioni particolarmente grandi e/o con fenomeni compressivi sulle strutture del collo.
UNITÀ TIROIDEA
Nella nostra Azienda ULSS è stata recentemente costituita una Unità Tiroidea (Thyroid Unit).
Questa fornisce un servizio ambulatoriale integrato di secondo livello dove i pazienti che presentano dei noduli tiroidei “sospetti”, una volta valutati dall’internista o dallo specialista endocrinologo, vengono sottoposti ad una serie di accertamenti finalizzati ad ottenere una diagnosi precisa sulla loro natura.
Tali accertamenti prevedono l’esecuzione di un’ulteriore visita specialistica, di specifici esami bioumorali, di un’ecografia tiroidea e di un’eventuale agoaspirato ecoguidato dei nodi. In questa “Thyroid Unit” la diagnostica ambulatoriale viene effettuata in un unico accesso (con le modalità del Day Service Ambulatoriale) e consentirà una presa in carico globale del paziente affetto da nodo tiroideo.
Qualora il nodulo risulti di natura benigna all’esame citologico il paziente rientrerà nella consueta valutazione dell’ambulatorio di endocrinologia generale. Qualora, invece, il nodulo risulti di natura maligna (o sospetta) verrà informato il medico di medicina generale ed il paziente sarà rapidamente inviato allo specialista chirurgo che provvederà a programmare l’intervento di tiroidectomia.
Fabio Presotto
Direttore
UOC Medicina - Este
Mauro Schiesaro
Michele D’Ambrosio
UOC Medicina - Este
Francesco Lunghi
Direttore
UOC di ORL
Azienda ULSS 17
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