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RIABILITAZIONE CARDIOLOGICA

ATTIVITA' FISICA...
ma non solo!


Si parla molto, oggi, di riabilitazione con giusta ragione. Essa rappresenta una tappa molto importante nel cammino terapeutico
che devono percorrere i pazienti colpiti da alcuni tipi di malattie: neurologiche, ortopediche, reumatologiche, traumatologiche, chirurgiche, tumorali. Superata la fase acuta, a volte critica, della malattia, è necessario che il paziente sia ricondotto quanto prima e il più vicino possibile alle condizioni precedenti. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari (del cuore e delle arterie) la riabilitazione cardiologica assume un rilievo particolare dato che queste malattie sono quelle che ci fanno ammalare e morire di più.
È una caratteristica questa del nostro mondo, cosiddetto dello sviluppo e dell’abbondanza. Le cause sono molte, alcune note, altre sfuggenti. L’età sempre più avanzata rappresenta indubbiamente un motivo determinante. Rispetto ad alcuni decenni fa la vita
media è aumentata ma ci si ammala di più, come per un immutabile destino che lega la vita alla malattia. Soggetti affetti da infarto cardiaco, da angina di petto, da scompenso di cuore, portatori di bypass aorto-coronarico, di protesi valvolari, di malattie delle arterie degli arti, sono senza dubbio i pazienti più numerosi e che maggiormente impegnano la nostra società dal lato assistenziale ed economico. Molto è stato fatto ed è dedicato, in termini di risorse, nell’affrontare la fase acuta di queste patologie, che è quella più critica, nella quale il paziente rischia di più. Superato questo momento difficile, resta da affrontare il futuro del paziente, con molte domande: qual è la gravità della malattia che lo ha colpito? Se e quando potrà riprendere l’attività lavorativa e che tipo di attività? Potrà avere un’attività sessuale normale? Quale dovrà essere la sua alimentazione? Potrà guidare? Cosa potrà o non potrà fare? Dovrà assumere i farmaci per tutto il resto della vita? Ogni quanto e che tipo di controlli dovrà fare? Ed altre domande ancora.
La riabilitazione cardiologica si propone appunto di prendersi carico di questi importanti aspetti. Usando la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “è quell’insieme degli interventi richiesti per garantire le migliori condizioni fisiche psicologiche e sociali in modo che i pazienti affetti da cardiopatia (malattia di cuore) cronica o post-acuta possano riprendere e conservare il proprio ruolo nella società riconquistando lo stato di salute migliore possibile”. Essa è indicata nella persona colpita da infarto miocardio, ma anche in soggetti che hanno subito un intervento cardiaco (angioplastica, bypass aorto-coronarico, sostituzione valvolare, trapianto cardiaco).
L’esercizio fisico è il fulcro della riabilitazione cardiologica. Numerosi studi scientifici ne hanno dimostrato gli effetti favorevoli: riduce
la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia, migliora la capacità lavorativa ed il benessere soggettivo, in una parola migliora la qualità della vita; probabilmente riduce anche la mortalità del cardiopatico.
Ma che tipo di esercizio fisico va consigliato? Un esercizio personalizzato, tagliato su misura del singolo paziente con un programma di allenamento che ne rispetti le condizioni fisiche e psichiche. Inizialmente dovrà essere controllato, monitorato, graduale, basato su esercizi a corpo libero, su tappeto, su cyclette fino a raggiungere dove possibile, e dopo adeguato allenamento, anche sforzi di un certo impegno con pesistica leggera.
Possiamo in definitiva dire che l’attività fisica, così controllata, è come un farmaco, con i suoi dosaggi, indicazioni e controindicazioni.
Ma pensare che la riabilitazione cardiologica sia solo attività fisica e ginnastica sarebbe impoverirla del suo significato. Sovente, anche se non sempre, l’infarto cardiaco è l’esito di uno stile di vita non corretto, fatto di abitudine al fumo, vita sedentaria, eccesso di peso, dieta non bilanciata, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, situazioni di stress, atteggiamenti psicologici negativi. Spesso l’infarto cardiaco si trova in fondo a questa strada sassosa, piena di “fattori di rischio”. La riabilitazione
cardiologica cerca di correggere proprio quei comportamenti che sono stati responsabili di quel danno cardiaco. Non si tratta di semplici e frettolose raccomandazioni ma di informazione, educazione, interventi mirati (con colloqui, conferenze, video, campagne di prevenzione).
Si propone uno stile di vita più sano: un evento cardiaco inizialmente drammatico potrebbe paradossalmente diventare un‘opportunità
per rinascere. Dove si svolge la riablitazione? Esistono diversi modi o “regimi”:in ricovero per i pazienti più complessi, per lo più operati di cuore; in regime ambulatoriale per pazienti meno impegnativi e in regime domiciliare per soggetti che hanno già seguito un ciclo riabilitativo in ricovero o in ambulatorio, stabili, aderenti alle istruzioni. Quest’ultimo tipo di riabilitazione, in un futuro non più fantascientifico, potrebbe giovarsi degli apporti della telemedicina (istruzioni e controlli a distanza per via tele-video).
La durata di un ciclo di riabilitazione cardiologica è variabile: da 2 a 4 settimane con frequenza di 3-5 giorni alla settimana a seconda delle caratteristiche del paziente con possibilità di “richiami“ annuali.

Alessandro Gabellini
Responsabile
UOS Riabilitazione Cardiologia
Azienda ULSS 17



 

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