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TUMORE ALLA MAMMELLA

 

COSA DICE IL MEDICO DI FAMIGLIA
Diversi gli obiettivi dell’iniziativa già operativa: tempi di intervento certi e più brevi, un supporto multidisciplinare più completo ed
efficace e un maggiore coordinamento tra medici di famiglia e strutture ospedaliere. el mese di giugno 2007 è stato avviato, con la presentazione ai medici di famiglia dell’ULSS 17, il nuovo percorso integrato di diagnosi e terapia per le donne affette da carcinoma della mammella, che ogni anno colpisce oltre 200 donne nel territorio di riferimento dell’Azienda ULSS 17.
Il progetto, destinato a tutte le pazienti affette da carcinoma della mammella che per questo motivo si trovano a vivere un momento difficile e delicato della loro esistenza, coinvolge gli ospedali di Monselice e di Este e i medici di medicina generale dell’azienda ULSS 17. Dal percorso, elaborato da un gruppo di lavoro costituito dai professionisti coinvolti nella gestione e cura del carcinoma mammario, si attendono molti benefici, soprattutto in termini di maggiore trasparenza nei confronti delle pazienti, con l’esplicitazione di impegni precisi da parte della struttura sanitaria sui tempi e le modalità di intervento, e un’informazione più chiara e completa
sulle diverse tappe che compongono il processo di diagnosi, terapia e riabilitazione.
Sono previsti infatti tempi di diagnosi e terapia certi e più brevi: la visita specialistica sarà svolta entro 10 giorni dalla formulazione dell’ipotesi di diagnosi mentre, dalla conferma della diagnosi all’intervento chirurgico (quando necessario), non passeranno più di lteriori 10 giorni, contro i 30 previsti dalle più recenti normative nazionali.
Il nuovo iter garantisce inoltre un approccio realmente multidisciplinare: le pazienti potranno contare sull’intervento coordinato di un’équipe composta dal proprio medico di famiglia, dai radiologi, dagli anatomo-patologi, da oncologi, chirurghi, chirurghi plastici, riabilitatori. In questo modo la struttura ospedaliera locale potrà farsi realmente carico delle pazienti, offrendo loro le migliori garanzie di assistenza, superando, così, un problema molto sentito dalle donne affette da questa malattia, cioè la frammentarietà delle cure.
In passato il percorso di diagnosi e terapia che si trovavano ad affrontare non sempre era definito fin dall’inizio con chiarezza e in tutte le sue fasi e tempistiche. Ciò generava un fenomeno abbastanza frequente di spostamento verso altre strutture delle pazienti, sia per quanto riguarda la chirurgia della mammella che la successiva chemioterapia, creando ulteriori motivi di disagio.
Il progetto, per la sua attuazione, necessita di una stretta collaborazione tra la struttura ospedaliera e i medici di famiglia che avranno anche il compito di presentare alle pazienti il nuovo percorso terapeutico, fornendo le prime fondamentali informazioni.
Inoltre è previsto l’impegno, da parte dell’Azienda ULSS 17, per una valutazione costante dell’attività svolta e dei risultati raggiunti, attraverso la raccolta e l’analisi di molteplici dati, tra i quali: l’andamento dei ricoveri, il rispetto dei tempi d’attesa, la registrazione in cartella clinica degli avvenuti contatti con le pazienti e l’esito di tali incontri.
Il percorso è strettamente connesso con il programma di screening del tumore della mammella, già in atto presso questa Azienda e si avvarrà del prezioso contributo delle Associazioni di Volontariato che operano in questo campo.

Aldo Mariotto
Direttore UOC Cure Primarie
Giovanni Guastella
Medico di Medicina Generale
Azienda ULSS 17



COSA DICE IL CHIRURGO
l cancro della mammella è il più frequente tumore nel sesso femminile, rappresentando circa il 30% di tutti i cancri nelle donne. Esso colpisce in Italia circa 60 donne su 100.000 per anno.
Non essendoci dei fattori di rischio strettamente correlati al carcinoma mammario, come ad esempio avviene con il fumo per il cancro del polmone o l’amianto per il mesotelioma pleurico, la prevenzione mira a scoprire il tumore in fase precoce: tanto più il tumore è piccolo quando identificato, tanto meno ha avuto possibilità di diffondersi e tanto più alta è la probabilità di guarigione.
Infatti, il 95-99% delle donne con tumore localizzato è viva a 5 anni dall’intervento, mentre questa percentuale scende al 20-30% se il tumore è già diffuso.
La strategia attuale mira quindi a scoprire il tumore quanto prima, possibilmente anche prima che esso si manifesti clinicamente. In questo, ci aiuta il fatto che la mammella è un organo facilmente esplorabile, a differenza della maggior parte degli altri organi, dove la neoplasia viene spesso scoperta quando sanguina (polmoni, apparati digerente e urinario) o provoca disfunzioni (ad esempio occlude le vie biliari o il colon), a volte troppo tardi per una cura tempestiva.
Teniamo conto che la maggior parte dei tumori non ossei, e la mammella non fa eccezione, non provoca dolore e si sviluppa in aniera subdola. La mammella è facilmente esaminabile sia clinicamente con la palpazione che strumentalmente con la mammografia, cografia, e oggi anche con la risonanza magnetica.
Combinando queste tecniche con il prelievo bioptico, mediante ago sottile, siamo in grado di raggiungere una sensibilità nella diagnosi vicina al 100%. Nonostante i grandi progressi di radio e chemioterapia negli ultimi anni, il trattamento più efficace resta l’asportazione chirurgica.
La statistica ha mostrato che, grazie ad una diagnosi più precoce, dall’inizio degli anni ’90 la mortalità nei Paesi sviluppati è in calo, pur se il numero di nuovi casi rimane sostanzialmente stabile.
Ciò ha anche un’altra favorevole conseguenza: rilevando tumori sempre più piccoli, sono state messe a punto tecniche di chirurgia conservativa che consentono di avere le medesime probabilità di guarigione senza dover ricorrere ad interventi di asportazione ampia o totale. Nei nostri reparti chirurgici di Este e Monselice ben l’80% degli interventi per questa malattia è stato, negli anni 2001-2004, di tipo conservativo (tumorectomia o quadrantectomia).
Inoltre, dato che nelle masserelle al di sotto del centimetro la probabilità di metastasi ai linfonodi ascellari è molto bassa (inferiore al 2%), se il “linfonodo sentinella”, cioè il primo linfonodo che potrebbe ricevere cellule malate dal tumore, risulta sano, possiamo evitare l’asportazione degli altri linfonodi.
Nei casi in cui purtroppo è necessario ricorrere alla mastectomia, cioé alla asportazione di tutta la mammella, possiamo fornire alla paziente che lo desideri la possibilità di una ricostruzione immediata mediante protesi, grazie alla presenza nelle nostre équipe del chirurgo plastico.
Nella nostra ULSS è da anni attivo un programma di screening mammario mediante mammografia, rivolto a tutte le residenti in età “a rischio”. Il tasso di adesione è il più alto del Veneto e fra i maggiori in Italia e questo grazie alla sensibilità delle donne stesse ed alla attività dei medici di medicina generale, delle amministrazioni comunali, dei servizi ospedalieri e delle associazioni di volontariato che hanno propagandato ed illustrato questa iniziativa.
I risultati sono evidenti: se nel 2000 i tumori di dimensioni maggiori di 2 cm rilevati allo screening erano il 30% del totale, due anni dopo tutte le masserelle neoplastiche erano sotto i 2 cm. E se nel 2000 per gli stessi casi i linfonodi ascellari erano metastatizzati nel 40% dei casi, nel 2004 la percentuale è scesa al 13%.

Paolo Trevisan
Direttore UOC di Chirurgia
Stefano Lazzaro
Ambulatorio Senologico di Este
Azienda ULSS 17

RIPROGETTIAMO LA VITA

L’Associazione è sorta ad Este alla fine del 1999 per assistere le donne operate di tumore al seno. Lo scopo non è solo quello di offrire alla donna un aiuto per i problemi pratici che si presentano dopo l’intervento, ma anche e soprattutto, per starle accanto in questo momento così delicato della vita. Queste sono le finalità che l’associazione si propone di raggiungere.
1. Pur riconoscendo che la famiglia svolge un ruolo indispensabile, si creano, talvolta, momenti in cui la donna non si sente compresa dalle persone che la amano. Diventa allora necessario confrontarsi con altre persone che hanno vissuto le stesse emozioni, per non farsi sopraffare dal senso di impotenza di fronte a tale malattia, soprattutto sul piano psicologico.
2. Infatti, proprio in questa prospettiva, il compito primario dell’associazione è quello di dare un supporto psicologico alle donne operate, attraverso la collaborazione con uno Psicologo. Gli incontri avverranno indicativamente una volta alla settimana come psicoterapia di gruppo ma anche singolarmente, allorché la donna operata ne sentisse la necessità. Una parte dell’attività dello Psicologo dovrà essere rivolta anche alle famiglie delle donne stesse, spesso impreparate e incapaci di reagire senza traumi in questi frangenti. 
3. Un’altra forma di aiuto che l’associazione si propone di effettuare consiste, nel rispetto della persona e nella attenuazione dell’impatto negativo che la donna può avere sulla propria integrità fisica e sul proprio aspetto esteriore, in un servizio di prova protesi al seno e parrucche, dopo eventuali cicli di chemioterapia.
4. Il sostegno psicologico, pratico e sociale, che ha lo scopo di aiutare queste donne a migliorare la qualità della vita e a facilitare il loro inserimento nella famiglia e nella società, verrà agevolato, negli intenti dell’associazione, anche attraverso un’attività di riabilitazione, in collaborazione con il Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’ULSS 17.
5. La nostra associazione vuole essere un punto di riferimento per donne e uomini che nel corso della loro vita si trovano ad ffrontare una patologia tumorale.
6. Siamo tutti consapevoli, inoltre, dell’enorme importanza che riveste la prevenzione e la diagnosi precoce. L’associazione vorrebbe diventare anche promotrice di iniziative rivolte alla sensibilizzazione, attuando campagne di informazione in collaborazione con le
strutture che hanno avviato o proseguito, ottenendo grande risposta, lo screening mammografico, del collo dell’utero e del colon retto nel territorio dell’ULSS 17.
Confortante è stata l’adesione della popolazione agli incontri organizzati dall’associazione a dimostrazione evidente della sensibilità e del desiderio di voler conoscere e combattere questa battaglia. Ci aiuta e ci dà sostegno anche la collaborazione offerta dai medici dell’azienda sanitaria dove prestiamo la nostra attività. A tutti rivolgiamo una richiesta: avete tempo libero? Vi aspettiamo! La nostra Associazione può fare molto di più, ma abbiamo bisogno di aiuto.

Maria Licia Ferrarato
Presidente
Associazione Riprogettare la Vita

PER SAPERNE DI PIÙ
Per ulteriori informazioni:
Riprogettare la Vita
Associazione di volontariato per la prevenzione e riabilitazione
psico-fisica donne operate al seno
Via San Fermo, 10 - c/o Ospedale - 35042 Este (PD)
Telefono 0429.618.13
Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 15.30 alle
17.00. Martedì e Giovedì dalle ore 9.30 alle 11.00.
Venerdì dalle ore 14.00 alle 18.00.

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